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Traduzione e poesia: “falsche freunde”

falsche freunde · GedichteUna lettura breve ma ricca di spunti: The Architecture of Translation, in cui la scrittrice e traduttrice Susan Bernofsky riflette sulla traduzione dal tedesco all’inglese di un libro di poesie molto particolare, falsche freunde · Gedichte di Uljana Wolf, una raccolta abbecedaria in cui ogni componimento include versi e frammenti in inglese e trae spunto da falsi amici o parole affini con significati completamente diversi nelle due lingue. Il libro tradotto si intitolerà False Friends: A DICHTionary of false friends, true cognates and other cousins.

Davvero interessanti gli esempi della traduttrice, che ha lavorato a stretto contatto con l’autrice, e soprattutto le considerazioni sul processo creativo e collaborativo di questo particolare tipo di traduzione.

letteraria

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2 commenti a “Traduzione e poesia: “falsche freunde””

  1. 30 gennaio 2011 21:39

    peter patti:

    Uhm… Obbligatoriamente, penso a certe traduzioni di opere come l’Ulisse di Joyce o – peggio! – al Finnigans Wake… In particolare, alla traduzione di quest’ultimo “romanzo” in lingua tedesca. No, NON PUO’ funzionare. Il traduttore si è dannato e ha impiegato non so più quanti anni; ma che gioia può ricavare il lettore da un volume cartaceo che già nel titolo recita: “Finnegans Wehg” e che come sottotitolo reca la dicitura/l’avvertimento: “Kainnäh ÜbelSätzZung des Wehrkess fun Schämes Scheuss” ?!?!? Questi sono libri che devono leggersi nell’originale (semmai). Io non posso stravolgere il mio proprio idioma perché l’autore straniero ha stravolto il suo! Ciò può andare bene se voglio rendere una sola frase, un solo paragrafo o – al limite – una paginetta. Io godo dei libri (satirici, gustosi, divertentemente suicidali) di B.S. Johnson solo in inglese; se li leggessi in italiano (ma per fortuna da noi questo autore è un Signor Nessuno), oppure nell’idioma di Goethe, credo che mi ammalerei di depressione.
    Per quanto riguarda la Poesia, dico solo che è già abbastanza arduo tradurre una lirica “normale” (vedi Peter Ettl), figuriamoci dunque una che pulluli di giochi di parole come fossero montagne russe!
    Ma, per fortuna, io non mi devo guadagnare la vita come traduttore. E dunque: mi appoggio allo schienale e leggo (anche il tuo bel blog) semplicemente gustando.

  2. 31 gennaio 2011 12:53

    Licia:

    @ peter patti: anch’io di solito preferisco i testi originali se conosco la lingua, in questo caso però sarei curiosa di leggere sia l’originale che la traduzione, proprio perché scrittrice e traduttrice hanno lavorato assieme; immagino ne sia risultato un lavoro del tutto nuovo ma nello stesso spirito dell’originale e soprattutto molto creativo.

    Qui tempo fa avevo accennato al romanzo Ella Minnow Pea: il traduttore italiano aveva fatto un ottimo lavoro, pur nei limiti di una traduzione (e dell’originale, non certo un capolavoro ma con un’idea di fondo divertente).

    PS Direi “per fortuna” che non tutti i testi sono come Finnegans Wake! 😉