Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

A lesson on typography

In tema con gli ultimi post, ringrazio Marco che mi ha segnalato un video in cui vengono “illustrati letteralmente” (!) alcuni termini inglesi usati nella composizione tipografica:

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Nel lessico comune italiano tipografia descrive 1) un procedimento di stampa e 2) lo stabilimento in cui si stampa e solo raramente indica 3) l’insieme delle arti grafiche relative alla composizione del testo. In inglese, invece, typography ha il significato 1) e soprattutto 3).

Al di fuori di ambiti tecnici, è per questo che non mi convince del tutto il calco tipografia cinetica, modellato sull’inglese kinetic typography* per descrivere la tecnica di animazione che usa il testo per comunicare, come in questi video. I risultati però mi piacciono molto!

* in inglese questa tecnica di animazione è conosciuta anche con altri nomi, come moving text, typo(graphy) animation, typography (in) motion e motion typography.

Vedi anche: Caratteri maschili e femminili.

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3 commenti a “A lesson on typography”

  1. 26 ottobre 2010 14:13

    Licia:

    Via The Guardian, un altro esempio di tipografia cinetica con testo da Don’t Mind Your Language di Stephen Fry che si esprime molto eloquentemente sugli equivalenti anglosassoni dei nostri neo-crusc, gli Integralisti della lingua noti anche come Language Nazi.

    Stephen Fry Kinetic Typography – Language di Matthew Rogers.

  2. 22 ottobre 2011 12:32

    Silvia Pareschi:

    Ecco, a parte la Kinetic Typography (che trovo sia un modo elegante per illustrare concetti astratti), mi è piaciuto molto il testo, perché riprende un’eterna discussione fra me e mio marito. Lui la pensa esattamente come Fry, e tutte le volte che ne parliamo, io (anche se non sono così integralista da scrivere ai giornali) mi irrito moltissimo. Soprattutto perché non riesco a trovare un argomento del tutto valido da contrapporgli, ma anche perché secondo me questo modo di pensare, portato alle estreme conseguenze, finisce per abolire il concetto di errore, e di conseguenza per togliermi il lavoro! Credo che, se non ti dispiace, utilizzerò anche questo video nel mio blog, come base per illustrare i miei dubbi.

  3. 22 ottobre 2011 13:35

    Licia:

    @Silvia, io sono del tutto integralista per gli errori di ortografia e grammatica nei mass media perché trovo inaccettabile che chi di professione fa il giornalista non sappia come si scrivono sa, fa, sta e forme verbali simili o che i prestiti rimangono invariati al plurale (al punto di arrivare a obbrobri come *i softwares, nel senso di due o più singoli programmi, mentre in inglese software con questa accezione è uncountable). Il mio pet hate è sicuramente * e qui confesso pubblicamente di avere scritto alle redazioni online dei principali quotidiani per lamentarmi della frequenza incredibile con cui appare negli articoli (ovviamente senza ricevere risposta!).

    Invece sono decisamente più flessibile sulle scelte lessicali, come dicevo in infografica: plurale “infografiche” o difettivo?, e sui regionalismi.  Ad esempio, un cartello come quello qui sotto (Castello Eurialo, Siracusa) sarebbe inammissibile in molte parti d’Italia ma in un contesto come la Sicilia lo trovo in un certo senso accettabile perché in alcune varietà meridionali dell’italiano alcuni verbi intransitivi molto comuni (entrare, uscire, salire, scendere ecc.) sono usati transitivamente, quindi questa è una forma che in loco è condivisa da un grande numero di parlanti (come l’ho rimasto romagnolo al quale però non sono mai riuscita ad abituarmi!).

    cartello Castello Eurialo

    (VIETATO ENTRARE ANIMALI, DI OGNI SPECIE: il messaggio è sicuramente rivolto ai locali perché non sono molti i turisti che girano con animali appresso)

    PS Nel mio commento qui sopra ho aggiunto il link a Integralisti della lingua inglese.