Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post di settembre 2010

Traduzione di nomi propri: Maxwell House

Gli attronimi sono comuni nella letteratura di lingua inglese, come sottolinea Macmilllan Dictionary. Nella traduzione letteraria i nomi propri di persona di solito rimangono invariati ma potrebbe essere necessario intervenire se hanno particolari connotazioni e una funzione specifica nel testo, ad es. se sono stati scelti per conferire un effetto comico.

È il caso dei primi diari di Adrian Mole* di Sue Townsend, best seller umoristici inglesi degli anni ‘80  caratterizzati da un’ambientazione tipicamente inglese e numerosi riferimenti culturali. I nomi scelti dall’autrice per i vari personaggi non sono casuali: il direttore di banca che non concede prestiti, ad esempio, si chiama Mr Niggard, un cane particolarmente feroce è Sabre e il proprietario di una squallida pensione Bernard Porke.  

Come già accennato, in genere la traduzione di libri umoristici non ammette interventi espliciti del traduttore (ad es. note) ma consente comunque diverse tecniche di adattamento dei nomi propri, in particolare degli attronimi. Si può:

Mantenere il nome originale se risulta sufficientemente trasparente anche nella lingua di arrivo: è il caso di nomi che appartengono al lessico dell’inglese di base, come Mr Lemon, Mrs Apple, ecc.
Sostituire il nome con uno più trasparente che abbia connotazioni simili, riconoscibili dai lettori della lingua di arrivo, ad es. il cane Sabre potrebbe diventare Killer o un altro prestito inglese che possa richiamare ferocia.
Tradurre il nome e poi “naturalizzarlo”, rendendolo conforme alle convenzioni della lingua di partenza, ad es. Mr Niggard potrebbe essere reso con Mr Spilorch: l’aggettivo spilorcio è riconoscibile anche se inglesizzato, ha connotazioni simili a niggard e richiama un noto personaggio disneyano, sottolineando così la colorazione ironica.

immagine dal sito ufficiale Maxwell House ("be good to the last drop")Un esempio dei diari di Adrian Mole che avevo trovato divertente era il nome di un bambino, Maxwell House, che voleva evocare una certa classe (Maxwell veniva percepito come nome tradizionale e prestigioso) ma che suonava del tutto ridicolo perché coincideva con una delle più diffuse marche di caffè istantaneo.

Come comunicare questa assurdità al lettore italiano? Sarebbe difficile trovare un’altra marca di caffè inglese più identificabile di Maxwell House e che consenta di riprodurre un meccanismo umoristico simile, mentre un’eventuale marca italiana non avrebbe i due requisiti fondamentali di “suonare” sufficientemente inglese e di includere un vero nome di persona. A suo tempo, avevo suggerito di sostituire il riferimento al caffè con quello a un’altra bevanda percepita come tipicamente inglese, il tè, associandolo a una marca molto nota anche in Italia, e di rinominare così il malcapitato bambino Teo Lipton.

Nel libro Translating Cultures, David Katan analizza la mia soluzione riassumendola con questo diagramma: The term ‘chunking’ […] basically means to change the size of a unit. A unit can be made bigger (chunking up) which means that as more comes into view so we move from the specific to the general, or from the part to the whole. Moving in the other direction, we chunk down from the general to the specific or from the whole to the parts. Translating Cultures, p. 199

Nota: le pagine in cui appare il diagramma si possono leggere qui. Katan usa il termine chunking, rielaborando concetti di PNL, per delineare metodologie di analisi del testo e di mediazione tra la cultura della lingua di partenza e quella della lingua di arrivo (altri dettagli posizionando il puntatore del mouse sul diagramma). 
 

* Per altri esempi di adattamento dai diari di Adrian Mole, vedi anche: Narcisi, cultura inglese e traduzione e Traduzione enogastronomica.
Sull’adattamento dei nomi di personaggi di fantasia, Il tenente Colombo, Dart Fener e l’orso Yoghi.

Aggiornamenti – Stefano Bartezzaghi ha giocato sulla traduzione di nomi di persone italiane esistite o esistenti in Naming: tradurre nomi. In a culture of language and thought si possono leggere due discussioni interessanti sulla traduzioni di nomi propri: It’s all in a name e A name is a name. Right?.

Alitalia, politici ed eleggibilità

Alitalia sembra rivolgersi a una categoria di passeggeri ben precisa: i politici. In calce all’email che conferma l’acquisto di biglietti aerei elettronici si può infatti leggere

Alitalia si riserva il diritto di verificare la prova dell’ eleggibilità e il completo e sequenziale utilizzo dei tagliandi di volo in ogni momento del viaggio così come specificato nella regola tariffaria

Vuol dire che hanno diritto al viaggio solo gli aspiranti a cariche politiche o amministrative la cui candidatura è formalmente valida?

Banale ironia a parte, fa un brutto effetto notare che la compagnia di bandiera non scrive direttamente in italiano ma traduce dall’inglese, in questo caso senza rendersi conto che la parola inglese eligibility è un falso amico: non ha nulla a che fare con potenziali elezioni, come eleggibilità in italiano, ma indica invece idoneità, il possesso di requisiti necessari o il diritto a qualcosa.

 immagine dal sito Alitalia

E chi ha comprato biglietti di Alitalia o ha visitato il sito avrà sicuramente notato altri errori e incongruenze, ad es. l’uso degli accenti al posto degli apostrofi in parecchie parole o la terminologia non sempre coerente: peccato non aver prestato un minimo di attenzione in più alla lingua italiana in un sito che dovrebbe rappresentarci nel mondo.


Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Crocchette <> croquettes, per altri esempi di traduzioni poco riuscite in siti italiani “istituzionali”.

Giornata europea delle lingue 2010

Il 26 settembre è la Giornata europea delle lingue, organizzata dal Consiglio d’Europa e dall’Unione Europea per promuovere l’importanza dell’apprendimento delle lingue, del plurilinguismo e della diversità culturale e linguistica.

sito ufficiale European Day of Languages, 26 September 2010

Sono finalità condivisibili, per quanto astratte e generiche, ma lascia perplessi che il sito istituzionale sia consultabile solo in due lingue, inglese e in francese. La spiegazione ufficiale è che la diversità linguistica è rappresentata nel materiale promozionale (poster, adesivi e nastri porta badge con espressioni in 41 lingue) mentre nel sito vengono usate solo le due lingue ufficiali del Consiglio d’Europa (però il dominio è austriaco!). Di eventi organizzati in Italia ce ne sono ben pochi (ad es. una giornata di studio a Pisa e Lucca), forse è una ricorrenza di cui si parla più che altro nelle scuole?

Più interessante il sito della Commissione europea sul Multilinguismo, anche se non aggiornatissimo.

Vedi anche: Giornate mondiali e internazionali

Manganelli e att(r)onimi

manganelli_2 Nelle notizie della settimana scorsa è stato spesso citato il capo della polizia italiana, Antonio Manganelli, personaggio con un nome che rimane decisamente impresso, visto il ruolo ricoperto. Allo stesso modo si fanno notare padre Cantalamessa (predicatore) e monsignor Crociata (segretario della CEI).

I nomi di questo tipo sono detti attronimi o attonimi:

Attronimo o attonimo è la traduzione proposta dal linguista Tullio De Mauro per la parola inglese aptronym, che indica un nome di persona che si trova in relazione con il lavoro svolto dalla persona stessa. Un esempio può essere un meteorologo il cui cognome è Tempesta; fra gli attronimi di persone famose c’è il disegnatore ed animatore Bruno Bozzetto. La parola inglese è un neologismo che viene dall’aggettivo apt (adatto) e dal suffisso "-onym" che corrisponde all’italiano "-onimico" ossia "relativo al nome".
[Wikipedia]

Esempi di attronimi italiani qui e inglesi qui e qui. L’Encyclopædia Britannica suggerisce che la parola inglese aptronym sia stata coniata dal giornalista americano F.P. Adams anagrammando patronym (patronimico) in modo da evidenziare l’aggettivo apt.

Un sinonimo inglese di aptronym è euonym  e un altro termine correlato è nominative determinism, reso in italiano con il calco determinismo nominativo, usato per descrivere l’influenza del cognome, ma anche del nome, nelle proprie scelte di vita (idea non recente, basti pensare a nomen omen!). Ne parla Dimmi come ti chiami … e ti dirò chi sei! riprendendo un articolo di The Telegraph.

Tornerò sull’argomento con qualche esempio di attronimi e traduzione [link aggiunto].


Vedi anche: post che parlano di retronimi, eponimi, toponimi, marchionimi e acronimi.

Manuali di stile e funzione del testo

Come nasce un manuale di stile (Lavori in corso) riassume in modo efficace alcune considerazioni essenziali per la preparazione di note redazionali, tra cui questo punto:

Come costruire un testo adattato al lettore. Sfortunatamente, infatti, tutti noi che scriviamo (anche come traduttori) a volte dimentichiamo che il testo non è nostro né per noi

È importante sottolinearlo perché le guide di stile forniscono indicazioni generali ma è poi compito di chi scrive o traduce metterle in pratica, operando scelte specifiche che tengano conto delle aspettative e delle esigenze del lettore (o utente tipico) di quel testo. È un’operazione non sempre ovvia, soprattutto quando si traduce materiale in apparenza standard, simile a testi già visti, e si lavora con strumenti di automazione.

La funzione del testo viene espressa in modalità anche molto diverse da lingua a lingua. In inglese, un testo con funzione didattica (ad es. un manuale di istruzioni) e un testo con funzione informativa e/o “esortativa” (ad es. materiale marketing che descrive un prodotto) possono essere resi con le stesse strategie linguistiche e stilistiche (ad es. rivolgendosi direttamente all’utente con l’imperativo), mentre in un’altra lingua potrebbe essere necessario differenziare le funzioni (ad es. usando forme impersonali per un tipo di testo e più dirette e informali per l’altro, diversificando registro e lessico generico, ecc).

Il mancato riconoscimento della funzione del testo è un problema che ho notato più volte e che può avere un impatto negativo sull’esperienza dell’utente, come nelle descrizioni di prodotti che dovrebbero essere accattivanti e invogliare all’acquisto e invece contengono espressioni formalmente corrette e accettabili in altri contesti (ad es. allo scopo di, pertanto, è possibile effettuare…)  ma fuori luogo in un messaggio pubblicitario.

La capacità di identificare correttamente il tipo di testo e di lettore/utente a cui è destinato e la consapevolezza delle strategie usate dalle lingue di partenza e di arrivo sono quindi essenziali per dare il “senso di identità a ciò che si scrive” descritto da Come nasce un manuale di stile.


Vedi anche: post con tag Guida di stile, in particolare Guide di stile: giornali inglesi e localizzazione, e con tag utente tipico.

Il pile, un falso amico potenzialmente imbarazzante

Irish Shamrock Fleece Jacket Memorabile la scenetta in un negozio di Dublino, dove un ignaro turista italiano aveva chiesto Do you have piles? a un imbarazzato commesso che certo non si aspettava una domanda così esplicita sulle proprie eventuali emorroidi…

Ho sempre trovato strano che in italiano si usi la parola inglese pile per descrivere il tessuto sintetico e gli indumenti confezionati con tale materiale, visto che in inglese il nome è ben diverso, fleece (forma abbreviata di polar fleece, in origine un marchio registrato, Polarfleece).

In inglese la parola pile può avere vari significati; se usata in ambito tessile non ammette la forma plurale ed equivale all’italiano pelo, una caratteristica conferita da varie tecniche di tessitura a materiali come ad es. velluto, felpa, alcuni tipi di spugna, tappeti e quello che in italiano chiamiamo pile.

Il termine italiano presumibilmente deriva dall’inglese pile fabric, il cui processo di lavorazione sarebbe però diverso da quello usato per il fleece (dettagli qui). A questo punto mi piacerebbe sapere come mai in italiano è stato adottato il prestito pile anziché fleece, visto che sono entrambe parole corte, facili da pronunciare e distintive. Forse un caso un po’ particolare di determinologizzazione e metaforizzazione di gergo tessile? 

Curiosità etimologica: la parola velluto, altro tessuto caratterizzato da un fitto pelo, ha la stessa etimologia di vello, che in inglese è il significato primario di fleece.

Vedi anche: altri post con il tag falsi amici, in particolare Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento).

Facebook, face, book e marchi registrati

Notizie recenti che hanno a che fare con due marchi molto noti globalmente:

McDonald’s ha diffidato un imprenditore sardo che aveva chiamato i suoi negozi McPuddu’s e McFruttus, con la motivazione che l’uso del suffisso Mc nelle insegne rischia di creare ”confusione”.
Facebook ha fatto causa al social network Teachbook per l’uso del suffisso book in qualità di "parte distintiva del marchio di Facebook".
Facebook ha fatto richiesta per registrare come marchio la parola face.   

Il suffisso patronimico Mc e i nomi book e face sono parole estremamente comuni in inglese e queste notizie possono lasciare perplessi, ma appropriarsi di parole generiche a uso commerciale è prassi comune, soprattutto negli Stati Uniti.

Facebook says, "All your face are belong to us" (Dennis Baron in The Web of Language) ne parla ironicamente con molti esempi, evidenziando la tendenza abbastanza recente di cercare di ottenere la registrazione del marchio* anche per l’uso non limitato a un ambito specifico: è il caso di book e face e dei tentativi di Apple di registrare non solo pod in tutti i suoi usi ma, si vocifera, anche il prefisso i (se approvato, in teoria potrebbe avere effetti sulla grafia del pronome personale inglese I).

È una questione controversa: i produttori mirano ovviamente a diffusione e riconoscibilità del marchio ma allo stesso tempo devono cercare di evitare che l’efficacia di riconoscimento causi fenomeni di volgarizzazione che lo declasserebbe a nome comune (come è stato per linoleum, zipper, aspirin, thermos, xerox, Webster’s, polar fleece in inglese), un processo a volte molto rapido, come nell’esempio di Email (coniato negli anni ‘80 da CompuServe che però aveva ben presto dovuto rinunciare a renderlo marchio registrato) e come probabilmente accadrà al verbo google usato come sinonimo di “cercare su Internet”. The Web of Language conclude con malcelata soddisfazione che in tutti questi casi la protezione giuridica non può molto sull’evoluzione della lingua.

* Negli Stati Uniti, la differenza principale tra trademark (marchio), rappresentato dal simbolo ,  e registered trademark (marchio registrato), rappresentato da ®, è che solo il secondo ha ottenuto la registrazione presso l’United States Patent and Trademark Office (USPTO) che conferisce diritti esclusivi al suo proprietario


Vedi anche: Marchionimi e terminologia, sulla distinzione linguistica tra marchi forti e deboli, Facebook e il Facebook, sull’uso dell’articolo determinativo davanti al nome proprio del più famoso social network e [aggiornamento] Tecnologia, frutta e marchi registrati, sulla capacità distintiva dei marchionimi.


PS Molti avranno notato che il titolo Facebook says, "All your face are belong to us",  riprende la famigerata traduzione dal giapponese All your base are belong to us, ormai considerata un meme.


Aggiornamento – L’articolo di Dennis Baron è stato ripubblicato da Visual Thesaurus con alcuni commenti e link interessanti, ad es. Grand Theft Motto, un articolo che fa riferimento alla robustezza nominale dei marchi negli Stati Uniti in base a cinque categorie (generic, descriptive, suggestive, arbitrary e fanciful), Trademarks, un elenco di marchi registrati ormai diventati parole di uso comune in inglese americano, e Googling vs. Bing-ing, sulla volgarizzazione dei nomi dei principali motori di ricerca (aggiungo Generification: When "Google" Becomes "google"). 

Odore di “freschìn”, una questione di DNA?!?

image Ne parlavo recentemente con amici veneti: chi ha vissuto nel nord-est sa che il freschìn (italianizzato in freschino) è quell’odore molto sgradevole che rimane, ad esempio, sulle stoviglie che sono venute a contatto con uova crude e che poi sono state lavate con acqua calda (si elimina con limone o aceto in acqua fredda).

È un odore molto tipico, eppure non esiste un termine equivalente a freschin nell’italiano standard ma solo in dialetti e varianti regionali: Vera Gheno (Accademia della Crusca) dà alcuni riferimenti etimologici e nota che freschetto e frescume sono attestati a Roma e renfrescümme in alcune zone della Liguria (anche frescümassu dalle parti di Imperia).

Carlo Caverni nel portale Treccani spiega così l’assenza di un equivalente italiano:

[…] . Ogni lingua (e il dialetto, dal punto di vista funzionale, per molti aspetti è una lingua a sé), in realtà, rappresenta un’autonoma e originale organizzazione concettuale del mondo, condizionata da fattori extra-linguistici (sociali e culturali, sedimentati nel tempo), che interpreta i dati della realtà in un certo modo, non per forza condiviso da altre lingue. […] Il freschino veneto si caratterizza per esprimere un certo modo di interpretare una certa porzione di realtà (costruita attraverso l’incontro di varie tipologie, unificate dall’elemento "odore di un certo tipo") con un dato segno linguistico; mentre altri italiani regionali e l’italiano standard stesso non hanno fatto da veicolo a una percezione culturale specifica di quella porzione di mondo, non hanno dunque ritagliato in forma linguistica quella determinata porzione di mondo selezionata in base all’indicatore "odore di un certo tipo".

Anche in molte altre lingue non esiste un termine specifico, come avevo scoperto tempo fa chiedendo a colleghi di vari paesi europei ed asiatici. La cosa che più mi aveva colpita era che solo le persone che parlavano una lingua in cui c’era una parola equivalente a freschin (nel mio campione, una cinese e una libanese) avevano capito immediatamente cosa intendessi, mentre le altre sembrava ignorassero del tutto che uova e pesce possono lasciare un odore sgradevole sulle stoviglie.

Scherzando, io e una collega argentina (che parlava dialetto veneto!) avevamo concluso che magari poteva esserci una spiegazione biologica: se c’è un gene che determina la percezione dell’amaro della feniltiocarbammide, potrebbe essercene uno per sentire l’odore di freschin e quindi solo le popolazioni geneticamente predisposte avrebbero sviluppato questo concetto e coniato un termine per descriverlo.

Ipotesi strampalata, ma forse non così totalmente assurda se si pensa alle ricerche che fanno risalire la diversità linguistica non solo a fattori storici, sociali e culturali ma anche a fattori ambientali e naturali

PS  Sia l’articolo dell’Accademia della Crusca che quello del Portale Treccani fanno riferimento agli innumerevoli nomi che gli esquimesi darebbero alla neve, ma si tratta di una nota bufala, smascherata ormai una ventina di anni fa dal linguista Geoffrey K. Pullum in The great Eskimo vocabulary hoax.

PPS Spero che mi ha letto fino a qui e conosce altre varianti regionali le possa aggiungere nei commenti (con l’avvertenza che sono moderati e probabilmente non verranno pubblicati subito perché in questo periodo sono online solo sporadicamente).

Dizionari di inglese online

Ancora a proposito di dizionari di inglese, The Guardian qualche giorno fa ha pubblicato un breve articolo sui dizionari di inglese consultabili online gratuitamente. Le statistiche del blog indicano che la ricerca di dizionari inglesi è piuttosto frequente e quindi ho pensato di riproporre l’elenco:

Collins, consultabile la versione con definizioni molto sintetiche (quella completa è scaricabile a pagamento).
Chambers, anche questo è in versione ridotta ma include esempi e indicazioni etimologiche. Nella stessa pagina si può consultare anche il thesaurus e la versione del 1997 di un dizionario biografico. 
Macmillan, definizioni sintetiche, accesso al thesaurus e particolare attenzione alle differenze tra inglese britannico e inglese americano (tutte le definizioni sono consultabili in ciascuna delle due varianti).
OneLook è una pagina di ricerca che include i tre dizionari di cui sopra e molti altri (ad es. thesaurus e dizionari bilingui). Si possono personalizzare le modalità di ricerca e usare caratteri jolly per ricerche specifiche; si può risalire alle parole partendo dalle definizioni (reverse dictionary) o conoscendo solo alcune lettere di una parola, ad es. h?m??g??s permette di trovare humongous, utile per i cruciverba.

Per chi preferisce l’inglese americano, ovviamente all’elenco va aggiunto

Merriam-Webster, con esempi d’uso, etimologia e parole che fanno rima con la voce consultata; [aggiornamento] molto efficace il dizionario visuale correlato, Visual Dictionary Online, per risalire a terminologia anche molto specifica da immagini tematiche.

Per chi non è di madrelingua inglese sono sicuramente molto utili i già citati

The Longman Dictionary of Contemporary English (LDOCE), con esempi, collocazioni, tabelle esplicative, riferimenti incrociati, informazioni sulla frequenza nella lingua scritta e/o parlata per le 3000 parole più comuni. Sono proposte inoltre alcune categorie di lemmi raggruppati per argomento, ad es. il cricket). 
Oxford Advanced Learner’s Dictionary (OALD), con molti esempi; per ogni lemma è ascoltabile sia la pronuncia britannica che quella americana ed è indicata la trascrizione fonetica.

Aggiornamento aprile 2011 – Memidex [via Ilaria Dal Brun] è un’altra pagina di ricerca che categorizza ogni parola indicandone definizione, classe e informazioni grammaticali, sinonimi e/o altri dati in base al tipo di parola cercata; include anche tre sezioni con ulteriori definizioni dai principali dizionari e da Wikipedia, etimologia da varie fonti (se disponibile) e audio di pronunce britanniche e americane. Interessante l’inclusione della categoria Type of, che per sostantivi e verbi sfrutta le relazioni semantiche di WordNet ed elenca gli iperonimi, ad es. per hypernymy si ottengono queste informazioni:
Type of: semantic relation » linguistic relation » relation » abstraction


Vedi anche: Dizionari inversi per l’inglese e Dizionari delle collocazioni dell’inglese

Dizionari delle collocazioni dell’inglese

descrizione del Macmillan Collocations DictionaryMi è piaciuto il Macmillan Collocations Dictionary, un dizionario delle principali collocazioni della lingua inglese, le combinazioni di parole che tendono ad apparire assieme (ad es. il malcontento in italiano serpeggia). 

Il dizionario è uscito da un paio di mesi ed è stato sviluppato in particolare per chi studia o parla inglese come seconda lingua. Si possono consultare alcune pagine di esempio, precedute da un’introduzione.

L’avevo ordinato dopo aver letto Macmillan Collocations Dictionary: from start to finish, un articolo in cui il lessicografo Michael Rundell spiega come è stata creata l’opera e accenna a metodi e risorse usati, con alcuni dettagli sul software di analisi del corpus e sui criteri di scelta dei lemmi. Vengono inoltre illustrate la struttura delle voci e il tipo di informazioni incluse nelle note d’uso, come le indicazioni sulla colligation (la tendenza di alcune parole ad apparire solo in certe forme, quali il passivo per certi verbi o il plurale per alcuni sostantivi).

Una risorsa simile è l’Oxford Collocations Dictionary, al momento consultabile online qui.


Per alcuni esempi di collocazioni in inglese e in italiano: X probabilità su Y e Binomi lessicali italiani e inglesi.