Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post di agosto 2010

Aggettivi indefiniti subdoli

Sono capitata nella pagina italiana di un sito dove si avverte che la spedizione di certi prodotti potrebbe subire un ritardo di parecchi giorni, un’informazione davvero poco incoraggiante dal punto di vista di un potenziale acquirente.

Ho cercato il testo originale: come immaginavo, la pagina inglese dice che la spedizione “may be delayed by several days, un’attesa tutto sommato accettabile.

voce Several nell'Oxford Advanced Learner's Dictionary: more than two but not very many

Ce lo ripetevano in continuazione il primo anno di università: in inglese several indica una quantità imprecisata ma limitata, in genere meno di dieci, quindi tradurre con parecchio o aggettivi che indicano un numero rilevante è quasi sempre un errore; in base al contesto, andrebbero preferite alternative quali qualche, alcuno, più (di uno), ecc.

Ho avuto modo di notare che è un tipo di errore che può sfuggire ai revisori, soprattutto se il resto del testo rispetta le indicazioni della guida di stile, è scorrevole e la terminologia è corretta. L’esempio di parecchi giorni credo dimostri che invece si dovrebbe fare attenzione a queste sviste: anche un aggettivo indefinito, per quanto apparentemente banale, può influenzare negativamente la percezione di un prodotto o di un servizio.

voce Parecchio nel Vocabolario Zingarelli online: che è in quantità, misura o numero notevole, rilevante

“portmantologist” e parole da salvare

Sono andata a curiosare su Save the Words, un’iniziativa degli editori dell’Oxford English Dictionary per “salvare” parole insolite che stanno cadendo nel dimenticatoio (a quanto pare, in inglese il 90% delle comunicazioni avviene con non più di 7000 parole). Per fare una pausa può essere divertente dare un’occhiata a qualche definizione o leggere i suggerimenti di spread the word (attenzione all’audio!).

portmantologist: one who studies or coins portmanteau words

Quando ho fatto clic, del tutto a caso, tra le centinaia di caselle colorate, ho trovato buffo che la prima parola apparsa fosse portmantologist, ovvero chi studia o crea parole formate dalla fusione di due parole, come ad esempio malware, malicious+software.

In inglese si parla di portmanteau word, un termine coniato da Lewis Carrol per descrivere le parole inventate per il poemetto Jabberwocky e che Humpty Dumpty spiega ad Alice con la metafora del “baule armadio”, caratterizzato da due parti unite da una cerniera: 

`Well, "slithy" means "lithe and slimy". "Lithe" is the same as "active". You see it’s like a portmanteau — there are two meanings packed up into one word.’  […] …"mimsy" is "flimsy and miserable" (there’s another portmanteau for you).
(Through the Looking Glass

Il termine linguistico inglese è blend, quello più scherzoso frankenword. In francese c’è il calco mot-valise e in tedesco Kofferwort, e anche in italiano c’è chi dice parola valigia. Io preferisco parola macedonia, non mi dispiace tamponamento (di parole) mentre trovo orrendo composto aplologico.

Una caratteristica delle parole macedonia inglesi nate in ambito tecnico e informatico è che di solito vengono adottate in italiano come prestiti. Qualche esempio: modem (modulator+demodulator), transistor (transfer+resistor), transceiver (transmitter+receiver), transponder (transmitter+responder), codec (coder+decoder), bit (binary+digit), pixel (picture+element), widget (windows+gadget), camcorder (camera+recorder), blog (web+log), vlog (video+blog), netiquette (Internet+etiquette), emoticon (emotion+icon), podcast (iPod+broadcast), webinar (web+seminar), spim (spam+IM), termbase (terminology+database). Altri esempi nei post con tag parole macedonia.

Tornando invece a Save the Words e a iniziative simili per l’italiano, nell’ultima edizione del Vocabolario Zingarelli sono segnalate oltre 2900 “parole da salvare” e da qualche anno la Zanichelli indice il concorso Salva Parola, a cui sono associate le riflessioni di Osservatorio della lingua italiana: esempi qui, qui e (aggiornamento 2011) qui

A me piace il Dizionario delle parole perdute: non tutte le parole sono dimenticate od obsolete ma è divertente curiosare tra le varie voci perché tutte includono un ricordo di chi le ha proposte, ad es. una parola che io non sentivo più dai tempi della scuola è cimosa.

Anche il blog Kielipiha ha iniziato un “viaggio alla ricerca delle parole italiane obsolete”.


Aggiornamento ottobre 2011 – La Società Dante Alighieri, in collaborazione con i quattro principali dizionari italiani, ha lanciato l’iniziativa Adotta una parola “allo scopo di sensibilizzare il pubblico ad un uso corretto e consapevole delle parole, favorire una conoscenza più ampia del lessico, monitorare l’uso di alcuni termni, e più in generale promuovere la varietà dell’espressione nel mondo della comunicazione globale”. Io ho adottato occasionalismo, che avevo già usato qui.



Vedi anche: La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus.

Tradurre obscenicon? #$*%@!!

vignetta di New Yorker associata al post in cui Benjamin Zimmer ha suggerito il termine "obscenicon"In inglese trovo efficace la parola obscenicon, suggerita dal linguista e lessicografo Benjamin Zimmer per descrivere le sequenze di caratteri usati in fumetti e vignette al posto di imprecazioni o volgarità. Esempi tipici sono
#$&%?!

Un termine alternativo per lo stesso concetto è grawlix, coniato dal fumettista Mort Walker.

Già nel XIX secolo esisteva la convenzione tipografica di sostituire le lettere di parole volgari con trattini e asterischi, mentre nei fumetti apparivano delle stelle per comunicare il dolore, a cui si sono aggiunti in seguito altri simboli, ad esempio vari tipi di spirale per indicare linguaggio censurabile. Con l’introduzione delle macchine da scrivere, i vignettisti hanno iniziato a usare i caratteri #$&%?!, facilmente accessibili perché sugli stessi tasti dei numeri, e da qui la pratica è passata ai fumetti (dettagli e centinaia di esempi in Grawlixes Past and Present).

In genere la sequenza dei caratteri è casuale e questo rende gli (le?) obscenicon una convenzione internazionale subito riconoscibile e usata in molte lingue*. Ci sono poche eccezioni, ad esempio in inglese $#!+ fa subito venire in mente SHIT.

L’idea di parlare di obscenicon mi è venuta leggendo una striscia di Dilbert che mi ha fatto pensare che non vorrei essere al posto di un eventuale traduttore italiano:

Dilbert - 21 agosto 2010

Ovviamente qui i caratteri non sono casuali ma scelti per costruire la battuta… Qualcuno ha suggerimenti brillanti, magari aiutandosi anche con il leet speak?

E a proposito del verbo ship, in italiano non ha un equivalente e di solito è reso con locuzioni tipo mettere in commercio”. È un verbo ben noto a chi lavora nella localizzazione, soprattutto per il concetto di simship, il rilascio simultaneo della versione originale di un prodotto e delle versioni localizzate in altre lingue, rese disponibili contemporaneamente nei diversi mercati. Come prevedibile, in questo ambito si mantiene il termine inglese simship e gergalmente si dice “scippare” (o forse dovrei scrivere shippare?!?).

* Non credo esista un termine italiano per obscenicon ma ho trovato una risorsa
   interessante, un glossario dei termini tecnici del fumetto in 8 lingue.

Aggiornamento maggio 2011 – Un elenco di interventi di Language Log sull’argomento e la striscia di Zits che l’ha ispirato:

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Vedi anche: animoticon, un neologismo tutto italiano, e alcune differenze tra emoticon occidentali e orientali.

Ai giornalisti “parlamento appeso” piace proprio!

imageElezioni in Australia: nessuno dei due principali schieramenti ha raggiunto la maggioranza necessaria per formare il governo, situazione di stallo nota in inglese come hung parliament.

È un’espressione che i media italiani insistono a descrivere come “parlamento appeso”, traduzione poco azzeccata di cui ho già parlato in Hung Parliament: non è "appeso".

significato…

La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca?

Le diciannove nuove idee della scienza elenca brevemente “le teorie più interessanti degli ultimi anni”, a una delle quali avevo accennato in  Dimmi cosa parli e ti dirò chi sei:

Il linguaggio è la chiave del pensiero
Negli anni Sessanta Noam Chomsky formulò l’idea che tutti i linguaggi umani si basano su impostazioni del cervello già presenti alla nascita. Negli ultimi anni, diverse ricerche etnografiche hanno tentato invece di dimostrare che non è così, spiegando che nulla è pre-programmato. Il modo di pensare delle diverse culture e il loro linguaggio sarebbero legati indissolubilmente, e uno influenzerebbe l’altro.

Proprio sull’argomento mente e linguaggio recentemente ho letto due articoli interessanti ( A Thinking Machine: On metaphors for mind e la pubblicazione a cui fa riferimento, Computing Machinery and Understanding di Michael Ramscar) che, partendo dalla constatazione che la mente viene spesso paragonata a un computer, analizzano due diverse metafore relative all’acquisizione del linguaggio.

Finora la metafora prevalente è stata quella della mente come foglio di calcolo, ovvero un sistema potente governato da regole (una struttura complessa) che mette a disposizione dell’utente una serie di funzioni codificate dai programmatori: una volta apprese le funzioni, basta inserire l’input appropriato in base alle regole e il programma restituirà un output determinato. Chomsky spiegava la grammatica universale con la metafora dell’impianto elettrico, con parametri rappresentati da interruttori: nel processo di apprendimento il bambino impara quale delle due possibili posizioni di ciascun “interruttore” è prevista dalla sua lingua. La metafora di Chomsky può essere aggiornata pensando appunto a un foglio di calcolo, che contiene già la struttura logica e richiede solo l’inserimento dei dati (che verranno processati in base alle funzioni precedentemente definite). 

Ramscar ritiene però che la metafora del foglio di calcolo sia errata e sarebbe più appropriato usare il paradigma del motore di ricerca.

Un motore di ricerca mette a disposizione poche funzioni ma i suoi algoritmi (potenti anche se relativamente semplici) hanno  l’abilità di imparare dai dati scoprendo una struttura all’interno delle informazioni, una modalità di apprendimento probabilistica e predittiva. Con l’esperienza vengono ottimizzate le ricerche per ottenere l’output desiderato, sia da parte del motore che dell’utente. Non c’è la certezza di un risultato determinato, come per il foglio di calcolo, ma possono essere previsti risultati probabili, che rispondono alle aspettative*, anche se l’input non è del tutto adeguato: ad esempio, se nel foglio di calcolo anziché =SOMMA(1+2) digito =SOMMA(l+2), il programma mi restituisce un errore, mentre se faccio una ricerca per terminologla etc riuscirò comunque ad arrivare su questo blog.

Associando l’acquisizione del linguaggio alla metafora di un diverso modello computazionale, contrapposto quindi al modello tradizionale che richiede “hardware” molto complesso (la grammatica universale o un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio), si possono spiegare la comprensione e la produzione del linguaggio come processi sostanzialmente predittivi anziché determinati, e si può suggerire che la struttura linguistica debba essere scoperta dal bambino all’interno dell’ambiente linguistico.

……
* Per un esempio di come Google analizza le ricerche per costruire modelli linguistici:
   Making search better in Catalonia, Estonia and everywhere else

Vedi anche: hard-wired (la metafora del cervello come circuito neurale preprogrammato).

Ancora segnaletica orizzontale…

Mi ha divertita AHEAD STOP in xkcd, con immancabile nota esplicativa (appare al passaggio del mouse):

Ahead Stop

Mi sono sempre domandata quanti leggano la segnaletica orizzontale scritta su più righe nell’ordine previsto e quanti, invece, comincino dall’alto come me…

Una nota linguistica: engineer è una parola spesso ostica da tradurre in italiano perché indica competenze anche molto diverse, cosicché engineer=ingegnere può essere un falso amico. A seconda dei contesti, engineer può infatti corrispondere a tecnico, macchinista, motorista, meccanico specializzato, addetto alla manutenzione, geniere, a vari tipi di perito ed esperto, e anche, ma non sempre, a ingegnere. Se si tratta di figure professionali più recenti, in italiano sembra prevale il prestito: software engineer, project engineer, quality engineer, ecc. 


Vedi anche: altri post con il tag falsi amici.

Modi di dire e deformazione professionale ;-)

Per descrivere alcune situazioni in cui una persona X ha dimostrato di tenere testa alla persona Y, un amico ha iniziato dicendo “X gli sta dando del fi…” per poi interrompersi e continuare convinto con “Y ha trovato filo per i suoi denti”.  

flossingQuesta fusione delle due espressioni dare del filo da torcere e trovare pane per i propri denti  mi ha fatto ridere e il mio interlocutore si è subito reso conto dell’errore, che quindi non classificherei come uno dei tanti strafalcioni regolarmente raccolti in libretti da leggere sotto l’ombrellone (vari esempi qui e qui) ma come un lapsus “professionale”: chi ha detto filo per i suoi denti è infatti un dentista… 

[per lettori di David Mitchell]

Agosto, tempo di letture, anche un po’ più corpose, come possono essere alcuni romanzi di David Mitchell, uno degli autori inglesi contemporanei che apprezzo di più. Ho raccolto alcuni riferimenti recenti che ho trovato interessanti.

The Thousand Autumns of Jacob de ZoetLo scorso maggio è uscito il nuovo romanzo, The Thousand Autumns of Jacob de Zoet*.  In attesa di leggerlo, mi è piaciuta molto un’intervista alla radio americana npr, ascoltabile qui, in cui Mitchell legge un brano dal suo libro, ne descrive l’ambientazione, spiega perché ha scritto un romanzo storico, racconta le difficoltà incontrate per rendere il linguaggio di personaggi del XVIII secolo, discute il suo ruolo di scrittore e infine parla della sua balbuzie e di cosa ha significato per lui, riprendendo alcuni elementi di Black Swan Green.

Oltre all’intera intervista, di una ventina di minuti, nel sito npr si può trovare un sunto, un estratto del primo capitolo del romanzo e una recensione.

Ultimamente è stata confermata la notizia che si farà un film tratto da Cloud Atlas. Mi domando se e come riusciranno a rendere sullo schermo una storia cosi particolare, ad incastri, che funziona in gran parte anche grazie alla collaborazione del lettore…

E sempre a proposito di Cloud Atlas, un paio di mesi fa in The Guardian c’era una serie di articoli che lo discutevano (qui, qui e qui), piacevoli da leggere per chi, come me, aveva trovato il romanzo davvero “unputdownable”.

Infine, di nuovo in The Guardian, due giorni fa è stato pubblicato il racconto Muggins Here (non mi ha convinta del tutto; mi è piaciuto di più quello dell’anno scorso, The Massive Rat).

* La traduzione italiana, I mille autunni di Jacob De Zoet, uscirà il mese prossimo; anche gli altri romanzi sono disponibili in italiano e ho notato che due titoli si discostano parecchio dall’originale: Ghostwritten è diventato Nove gradi di libertà e Black Swan Green è stato tradotto A casa di Dio. E con Sogno numero 9 forse inevitabile perdere il riferimento alla canzone di John Lennon, #9 Dream?

silly season… “on the road”!

È decisamente silly season in Gran Bretagna, perlomeno a giudicare dalla notevole evidenza che viene data ad alcuni problemi di segnaletica orizzontale.

La BBC e The Telegraph pubblicano un vistoso errore di ortografia apparso nei pressi di una scuola americana:

shcool

The Guardian invece ci rende partecipi della triste fine di un riccio:

Squashed hedgehog 

Peccato non sia stato riesumato anche questo esempio:

guardare a destra!

Buon ferragosto a tutti!

Vedi anche: Cartelli insoliti e Ancora segnaletica orizzontale…

….

Associazioni di immagini e parole

Via Language Log, un video che gioca con la polisemia di alcune parole inglesi molto comuni. Non ho capito immediatamente come funzionasse, poi è scattato il meccanismo per associare le parole giuste a ciascuna immagine e mi è piaciuto davvero molto.

Il video, descritto come un esempio di “visual wordplay”, è stato realizzato per il programma Words di Radiolab da Daniel Mercadante e Will Hoffman.

Qui sotto l’elenco delle parole associate alle immagini.

Le parole sono play, blow, break (e brake), split, run, fly, fall, light, space e il passaggio tra l’una e l’altra non è casuale, ad es. runrun away – runway – fly.

Ci sono alcune parole con significati specifici dell’inglese americano: la più nota è fall per l’autunno ma c’è anche run, la smagliatura delle calze che è invece ladder in inglese britannico, l’espressione give/flip someone the bird per “mostrare il dito medio”, ecc. 

iHumour

Sempre in tema silly season, vignetta odierna di una delle mie strisce preferite, Pearls Before Swine, dedicata a chi non sa rinunciare al proprio iPhone, iPod o iPad:

“my grand strategy for social interaction with those around me”

Vedi anche: note sul prefisso i (in uso ormai da 12 anni), sul nome iPad e sulla terminologia Apple usata in dispositivi con touch screen qui e qui.

Aggiornamento 7/9/2010 – Un’altra vignetta in tema, da Bizarro Blog:

iPhone 5

umorismo…

So much PUN!

Settimana di ferragosto, siamo in piena silly season. Per stare in tema, suggerisco il sito so much PUN! per sorridere con giochi di parole visivi di vario genere, spesso demenziali.

But it did make a great book!

Quando Eminem è meglio di John Wayne…

Mi è piaciuto David Crystal Guest Post: Who’s John Wayne? un intervento del noto linguista inglese su alcune difficoltà che può incontrare un autore quando scrive per un tipo di lettore diverso dal solito, nel caso specifico adolescenti e pre-adolescenti inglesi a cui è rivolto il suo ultimo libro A little book of language, un’introduzione alla linguistica.

Crystal aveva fatto leggere le bozze a una ragazzina di 12 anni, chiedendole di sottolineare tutto quello che non capiva. Mai si sarebbe aspettato che a essere messo in questione fosse il nome John Wayne, usato per spiegare il concetto di pseudonimo:locandina del film Ombre rosse, titolo originale Stagecoach. Dal sito trovacinema.repubblica.it

I gave some examples of pseudonyms. “Do you know who Marion Morrison is?” I had written, and followed up my question with “You’ll know him better as John Wayne.” My young reader underlines John Wayne. “Why have you underlined him?” I ask her. “Who’s John Wayne?” she says. I am temporarily at a loss for words. “You don’t know who John Wayne is??” “No.” “What about Stagecoach?” “What?” “You’ve never seen Stagecoach?” I explain the fantastic chase at the end of the film. Her face is totally blank. I realize there is a yawning chasm between our cultural mindsets.

È un esempio efficace di mancata corrispondenza tra autore e lettore di “conoscenze enciclopediche”, tutte quelle informazioni extralinguistiche di conoscenza del mondo condivise da chi appartiene a una cultura specifica. In questo caso, le differenze culturali sono di tipo generazionale, che Crystal ha risolto sostituendo l’esempio di John Wayne con quello di Eminem (vero nome: Marshall Bruce Mathers).

Molte conoscenze enciclopediche sono legate a un paese specifico (ad es. personaggi e programmi televisivi, prodotti, avvenimenti, tradizioni, ecc.) e ci sono riferimenti che risultano incomprensibili quando ci si sposta altrove, pur parlando la stessa lingua. Crystal fa vari esempi, tra cui è divertente quello di una pubblicità neozelandese (e poi altri aggiunti dai lettori nei commenti).

Ovviamente le difficoltà di comprensione causate dalle conoscenze enciclopediche non condivise aumentano in maniera esponenziale nel passaggio da una lingua all’altra, come ben sa chi parla una lingua straniera e soprattutto i traduttori che devono riuscire a identificare tutti gli aspetti di un testo con connotazioni “enciclopediche” e decidere le strategie di traduzione più adatte in base alle competenze del lettore tipico di quel testo (o, nel caso della localizzazione, dell’utente finale).

Vedi anche: esempi di conoscenze enciclopediche nella categoria differenze culturali (ad es. Traduzione enogastromica, Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto, Il clima italiano visto da Italia.it, Segnali di globalizzazione).

Costi e benefici del lavoro terminologico

Chi si occupa di gestione della terminologia in ambito aziendale potrà trovare interessante Cost and effectiveness of terminology work, un articolo che riassume i risultati di uno studio condotto da tekom su un campione di 940 soci distribuiti tra industria (67%), produttori di software (15%) e fornitori di servizi di traduzione o documentazione tecnica (5%).

L’articolo sottolinea una questione nota: i vantaggi dei sistemi di gestione della terminologia sono ben chiari a chi ne fa uso ma non altrettanto ovvi a chi deve finanziarli, in particolare perché è complesso quantificare il ROI (“ritorno sull’investimento”). 

In un intervento al Seminario COM&TEC La comunicazione multilingue di qualche mese fa avevo sintetizzato i principali benefici e punti deboli della gestione della terminologia nelle aziende in questi punti:

Benefici di un sistema di gestione della terminologia sulla comunicazione aziendale interna ed esterna: condivisione delle conoscenze, standardizzazione, semplificazione, riduzione delle ambiguità, migliore esperienza utente, traduzione più accurata.

Un sistema di gestione della terminologia consente di ridurre i costi di ricerca, supporto, prevenzione di problemi (anche legali), traduzione, correzione degli errori, automazione.

L’implementazione di un sistema di gestione della terminologia può essere complicato dai costi del sistema (di hardware, software, sviluppo, integrazione e manutenzione) e delle risorse umane coinvolte (personale specializzato e formazione degli utenti del sistema). È tuttora difficile quantificare la redditività del capitale investito in terminologia: la maggior parte delle analisi si basa su dati molto empirici, come il costo dei potenziali errori e interventi di supporto evitati, ecc.

Non ricordo dove e da chi ho sentito dire “Managers don’t understand terminology”, ma è una citazione che fa sempre annuire chi, in questo ambito, si deve confrontare con persone sicuramente molto competenti in ambito gestionale e finanziario ma poco avvezze ad apprezzare problematiche linguistiche e di condivisione della conoscenza…

Vedi anche: altri post con tag lavoro terminologico e/o database terminologici.

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Falsi amici all’ombra del sicomoro

 

La turbina eolica ispirata al seme del sicomoro (da Wind Power)Probabilmente anche altri lettori di un importante quotidiano italiano sono rimasti perplessi dal titolo di un articolo su una turbina eolica innovativa, costruita da un’azienda britannica:

Eolico: nuova turbina disegnata ispirandosi al seme del sicomoro - Corriere della Sera

Il testo dell’articolo spiega che Il design [della turbina] è ispirato al seme del sicomoro, che cade a terra a spirale grazie ad «ali» a V

frutti di sicomoro (ficus sycomorus)Basta però fare doppio clic sulla parola sicomoro nell’articolo stesso per accedere alla definizione del Dizionario Sabatini-Coletti e confermare il sospetto che si tratti di una notizia tradotta: non è stato considerato che, in italiano, il sicomoro (ficus sycomorus) è una pianta che cresce in climi caldi e i cui frutti, simili ai fichi, non sono certo provvisti di ali.

In inglese, invece, sycamore è il nome di tre diversi tipi di albero:

1  in Europa indica l’acero montano (acer pseudoplatanus)
2  in America settentrionale è il platano (platanus occidentalis
3 in Africa e Medio Oriente descrive il ficus sycomorus, in italiano sicomoro*

samare (semi di acero) Nel caso della turbina eolica progettata nel Regno Unito, il riferimento è sicuramente all’acero, il cui seme, sàmara nella terminologia scientifica, ha due ali membranacee che gli consentono di ruotare in aria. Chi ha visitato il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ricorderà che Leonardo Da Vinci aveva preso ispirazione proprio dai semi d’acero per progettare la macchina nota come “elicottero di Leonardo”. E in inglese il nome colloquiale delle samare è helicopter seeds, in azione in questo documentario della BBC (dal minuto 3:00):

The private life of plants – voce narrante di David Attenborough

*  Tra i principali dizionari italiani, solo il Vocabolario Zingarelli include “acero montano” come significato alternativo di sicomoro: probabilmente non viene più considerato un falso amico ma un calco entrato in italiano tramite ripetute traduzioni letterali? Non credo però che questa accezione, ancora poco comune, giustifichi la scelta lessicale nell’articolo citato (o nelle traduzioni di romanzi ambientati in Gran Bretagna e in Irlanda).