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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

John Doe, Mario Rossi e i loro parenti

Tra le notizie di ieri, una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che dovrebbe consentire processi civili contro la Santa Sede. All’origine del caso la denuncia di una vittima che a suo tempo ha subito abusi e che ha preferito non rivelare la propria identità. Nel primo articolo italiano che ho letto ho però notato che alla vittima veniva dato un nome che probabilmente è familiare agli appassionati di telefilm polizieschi americani:

Il cittadino dell’Oregon, John V. Doe, ha denunciato di aver subito abusi negli anni ’60 nella scuola cattolica che frequentava. […]
Il prelato […] è stato infine trasferito nell’Oregon, dove Doe lo conobbe quando era quindicenne.  

Chi guarda CSI o programmi simili si sarà sicuramente accorto che le vittime non identificate si chiamano sempre John Doe, se uomo, e Jane Doe, se donna: sono infatti i nomi fittizi (variabili metasintattiche) che nel sistema legale degli Stati Uniti vengono usati per fare riferimento a persone sconosciute, ad es. se cadavere, o nei procedimenti giudiziari quando l’identità della persona coinvolta non è nota o non può/deve essere rivelata. È appunto il caso della causa civile di cui sopra, denominata “John V. Doe v. Holy See”, un dettaglio sfuggito al Corriere della Sera ma non ad altri che hanno interpretato i riferimenti a “John V. Doe” eliminandoli e sostituendoli con “anonimo”.

Negli Stati Uniti John Doe viene anche usato come nome generico negli esempi, tipo Mario Rossi in Italia, John Smith e Joe Bloggs nel Regno Unito, Juan Pérez in Messico, Kovács János in Ungheria o Jan Kowalski in Polonia (un elenco di nomi fittizi in vari paesi qui).

Non credo invece che in ambito legale italiano esista un nome simile a John Doe ma non ho competenze in materia e potrei sbagliarmi. Qualcuno mi sa dire se vengono usate iniziali, simboli tipo pallini neri o altro?

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6 commenti a “John Doe, Mario Rossi e i loro parenti”

  1. 29 giugno 2010 09:29

    .mau.:

    Avrei già dei dubbi sul fatto che un anonimo possa intentare una causa legale in Italia.

  2. 29 giugno 2010 10:04

    Massimo Manca:

    Non so come si dica in italiano, però in Italia la faccenda di John Doe la sanno non solo gli spettatori di CSI, ma anche e soprattutto i lettori del John-Doe-fumetto: http://it.wikipedia.org/wiki/John_Doe_%28fumetto%29

  3. 29 giugno 2010 11:39

    @ .mau.: mi domando però che convenzione si usi in Italia se, ad es., un testimone non è nominabile (per questioni di sicurezza o simile)?

    @ Massimo: grazie, non conoscevo il fumetto.

    Licia

  4. 29 giugno 2010 14:32

    m.fisk:

    Nella dottrina (assai meno, se non proprio per nulla, nella pratica giurisprudenziale) si usano una serie di nomi per esemplificare i casi giuridici: un po’ come avviene con Alice, Bob, Carol etc. in crittografia.
    I classici sono Tizio, Caio e Sempronio, poi ce ne sono altri tre che usano solo gli addetti ai lavori: Mevio, Filano e Calpurnio.

  5. 29 giugno 2010 15:16

    @ m.fisk: grazie, Mevio, Filano e Calpurnio non li avevo mai sentiti. Sono un po’ altisonanti ma devo dire che mi piacciono proprio, e poi siamo a tutt’altro livello rispetto ai Tom, Dick and Harry dell’inglese! 😉

    Licia

  6. 1 luglio 2010 13:45

    Mara:

    Ciao Licia,

    ho chiesto a Elvira Berlingieri (elvlog.wordpress.com), mi conferma che nelle sentenze italiane si omette il nome, su richiesta delle parti, o si usano le iniziali.

    Mi dice inoltre che è una pratica nuova. In passato non era possibile.

    Mara