Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post di giugno 2010

John Doe, Mario Rossi e i loro parenti

Tra le notizie di ieri, una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che dovrebbe consentire processi civili contro la Santa Sede. All’origine del caso la denuncia di una vittima che a suo tempo ha subito abusi e che ha preferito non rivelare la propria identità. Nel primo articolo italiano che ho letto ho però notato che alla vittima veniva dato un nome che probabilmente è familiare agli appassionati di telefilm polizieschi americani:

Il cittadino dell’Oregon, John V. Doe, ha denunciato di aver subito abusi negli anni ‘60 nella scuola cattolica che frequentava. […]
Il prelato […] è stato infine trasferito nell’Oregon, dove Doe lo conobbe quando era quindicenne.  

Chi guarda CSI o programmi simili si sarà sicuramente accorto che le vittime non identificate si chiamano sempre John Doe, se uomo, e Jane Doe, se donna: sono infatti i nomi fittizi (variabili metasintattiche) che nel sistema legale degli Stati Uniti vengono usati per fare riferimento a persone sconosciute, ad es. se cadavere, o nei procedimenti giudiziari quando l’identità della persona coinvolta non è nota o non può/deve essere rivelata. È appunto il caso della causa civile di cui sopra, denominata “John V. Doe v. Holy See”, un dettaglio sfuggito al Corriere della Sera ma non ad altri che hanno interpretato i riferimenti a “John V. Doe” eliminandoli e sostituendoli con “anonimo”.

Negli Stati Uniti John Doe viene anche usato come nome generico negli esempi, tipo Mario Rossi in Italia, John Smith e Joe Bloggs nel Regno Unito, Juan Pérez in Messico, Kovács János in Ungheria o Jan Kowalski in Polonia (un elenco di nomi fittizi in vari paesi qui).

Non credo invece che in ambito legale italiano esista un nome simile a John Doe ma non ho competenze in materia e potrei sbagliarmi. Qualcuno mi sa dire se vengono usate iniziali, simboli tipo pallini neri o altro?

iPad, “flick” e terminologizzazione

iPad è disponibile anche in Italia e così ho dato un’occhiata al manuale italiano per vedere se fosse stato risolto il problema terminologico di cui avevo parlato qualche mese fa (iPhone e iPod), però non ho notato novità né per pinch (esempi qui) né per un altro termine correlato, flick.

In inglese standard flick può indicare il movimento veloce, spesso ripetuto, che si fa con un pollice o soprattutto con l’indice per spostare o eliminare qualcosa di piccole dimensioni, ad es. delle briciole, una macchiolina o un insettino da una manica.

il gesto "flick" descritto graficamente nella documentazione AppleNei dispositivi con touch screen, specialmente in ambito Apple, flick indica il gesto che si fa con un dito per far scorrere una pagina, per passare alla foto successiva di una raccolta, ecc.  Nella documentazione italiana di iPhone e iPad, flick viene reso in vari modi, ad es. “dare un colpetto” (qui), “fare scorrere le dita”, “scorrere”, “scorrere le dita”, a volte anche nello stesso contesto in cui appare scroll, altro termine a cui viene associato il verbo italiano scorrere, e in alcuni casi si crea confusione (esempi qui, manuale italiano qui e inglese qui). 

Ho pensato di parlarne perché pinch e flick mettono in evidenza un potenziale problema terminologico che, se non viene riconosciuto “a monte” nella lingua di partenza, può causare errori di localizzazione e incongruenze nelle lingue di arrivo.

terminologizzazioneCome pinch, anche flick è un esempio tipico di terminologizzazione, un meccanismo di formazione di neologismi semantici molto comune in ambito informatico: una parola del lessico generico acquista un nuovo significato e diventa un termine che rappresenta un concetto particolare in un ambito specifico (ne ho già parlato altre volte, ad es. qui, qui e qui).

Per chi si occupa di gestione della terminologia, è un processo linguistico molto interessante ma che può complicare il lavoro terminologico rivolto alla localizzazione:

Raramente i neologismi semantici vengono identificati dai sistemi di estrazione automatica della terminologia (term mining), proprio perché hanno la stessa forma linguistica di parole generiche.
Spesso sfuggono anche all’estrazione manuale, ad es. da parte del team di sviluppo del prodotto, specialmente se chi se ne occupa lavora solo nella lingua di partenza e non ha particolari competenze terminologiche: difficile che i neologismi semantici vengano riconosciuti come termini.
Possono avere un impatto imprevisto sul contenuto e sui sistemi concettuali descritti nel database terminologico. Esempio: se viene documentato il termine ribbon (elemento di interfaccia), va creata una scheda terminologica anche per il la forma Ribbon nelle Illustrazioni di Office 2007vocabolo ribbon (un elemento grafico generico) per evitare problemi nelle lingue di arrivo se appaiono nello stesso prodotto e le “traduzioni” per termine e vocabolo sono diverse? Se sì, ci si può limitare a documentare solo il nome dell’elemento in questione, o, per coerenza, vanno aggiunti anche quelli degli altri elementi correlati, anche se abbastanza irrilevanti perché non rappresentano alcun concetto specifico, quindi di regola non ammessi nel database? Quando si progetta un sistema di gestione della terminologia, è importante porsi anche queste domande.  
Se non identificati, questi termini possono creare incongruenze nella lingua d’arrivo, come nel caso di pinch e flick, e impedire che un concetto importante venga facilmente condiviso (ad es. se si vuole parlarne senza ambiguità), con potenziali conseguenze sull’esperienza dell’utente.

È sicuramente superfluo dirlo ancora una volta, ma in tutti questi casi la collaborazione di chi localizza è davvero essenziale! 

Vedi anche: Internet e determinologizzazione, per il processo opposto.

Patatine e triangolo semiotico

Oggi la striscia Pearls Before Swine gioca su una delle tante differenze lessicali tra inglese britannico e inglese americano, in questo caso tra patatine intese come patate fritte (chips in Europa e French fries in America) e come snack (crisps e potato chips):

Il personaggio Pig è un po' tonto e tende a interpretare tutto letteralmente - Pearls Before Swine del 17 giugno 2010

Lo trovo un esempio divertente di un principio ben noto a chi si occupa di gestione della terminologia: a oggetti facilmente identificabili e concetti condivisi da tutti i parlanti (la differenza tra i tipi di patatine è ben chiara ai bambini occidentali anche molto piccoli) non sempre corrispondono segni linguistici univoci (le parole), ad es. in altre aree anglofone, mi pare l’Australia, chip indica entrambe le preparazioni e anche in italiano è il contesto a chiarire cosa si intenda con patatine.

Nei corsi introduttivi di terminologia, le relazioni tra oggetti, concetti e parole vengono spiegate rappresentandole con il triangolo semiotico: semplificando al massimo, la mente umana raggruppa gli oggetti (concreti e triangolo semiotico: l’OGGETTO come quello della foto in basso a destra condivide con oggetti simili delle caratteristiche comuni, ad es. funzione riproduttiva della pianta, colori vivaci e profumo, che vengono concettualizzate in un’immagine mentale, il CONCETTO, a sua volta rappresentato nella comunicazione verbale tramite simboli, ad es. il SEGNO LINGUISTICO condiviso dai parlanti di una comunità linguistica come le parole fiore, flor, flower, fleur, Blume...astratti) in base alle proprietà che condividono e assegna loro un’immagine mentale, il concetto, che a sua volta viene rappresentato da un segno (parola, simbolo, icona, ecc.), nel nostro caso il termine. Nel triangolo semiotico il collegamento tra il segno e l’oggetto viene espresso da una linea tratteggiata proprio perché le parole non denotano direttamente l’oggetto ma sono una convenzione, un’etichetta, come ben dimostra l’esempio delle patatine. L’ovvia conclusione è che nel lavoro terminologico è molto importante un approccio orientato al concetto, specialmente in ambito multilingue. 

Vedi anche: 

Tasti di scelta (rapida) per esempi di “etichette” diverse per lo stesso concetto e Domande sulle risposte (specialmente il commento finale) per altri esempi di “etichette” usate in maniera a volte arbitraria  
Concetti e termini: un esempio da Office per Mac per un esempio di scelte terminologiche orientate al concetto
Scelte terminologiche: ringare, Rrrring! e trillo per possibili strategie quando non c’è corrispondenza tra termini in lingue diverse
Infine, per sorridere un po’, altri esempi da Pearls Before Swine in XOXO: baci e abbracci, Nomi delle lettere in inglese e dyeing Easter eggs

Terminologia di Office 2010

link al Portale linguistico Microsoft La terminologia di Office 2010 è ora consultabile nel Portale linguistico Microsoft per 18 lingue, tra cui ovviamente l’italiano.

Per restringere solo a Office le ricerche nelle voci del database terminologico e nelle stringhe del software, va specificato Office System.

Fonte: Microsoft Language Portal Blog.

Su terminologia e glossari dei prodotti Microsoft, vedi anche: Terminologia di Windows 7; Glossari Microsoft con MSDN e Technet e Documentazione multilingue.

Caratteri per simboli scientifici, tecnici e medici

Grazie al progetto STIX Fonts sono disponibili nuovi set di tipi di carattere (font) per la pubblicazione di testi scientifici con simboli matematici, tecnici e medici di vario genere. Si tratta di tipi di carattere OpenType, quindi basati su Unicode, e sono scaricabili gratuitamente.

Mi è venuto in mente leggendo la discussione sul genere del prestito font in italiano in Lavori in corso.…   [ Aggiornamento ottobre 2010: su questo argomento ho scritto il post Font è maschile o femminile? ]

Calcio, football, soccer… e bambine

Il Post riprende un intervento di Slate per spiegare perché il calcio viene chiamato in modo diverso da inglesi (football) e americani (soccer): era necessario distinguere tra sport che, pur avendo radici comuni, avevano ben presto sviluppato regole diverse; soccer è un’abbreviazione colloquiale di association football (dalla sillaba soc).

tipica immagine ClipArt americana che illustra il gioco del calcioUna differenza che non viene citata da Il Post ma che mi ha sempre colpita è che in America il calcio (soccer) è sport popolare soprattutto tra le bambine. Più di una volta nella documentazione di software per uso familiare sviluppato negli Stati Uniti ho visto esempi con ragazzine e calcio, ad es. modelli per creare tabelle con l’orario degli allenamenti o volantini per pubblicizzare le partite, spesso con colori o decorazioni tipicamente femminili. Inutile dire che nella versione italiana andavano sempre localizzati se non addirittura eliminati.

E se si fa la ricerca “soccer player” in siti americani di immagini o ClipArt (ad es. Office), si troveranno molte immagini di bambine o ragazze che giocano a calcio. Non credo sarebbero altrettanto comuni in siti simili ma di origine 100% italiana!

Aggiornamento – Nei commenti Filippo segnala due differenze terminologiche. La partita di calcio è match per gli inglesi e game per gli americani, mentre il pareggio è draw in Europa e tie negli Stati Uniti. Aggiungo una differenza grammaticale relativa ai nomi collettivi: in inglese britannico le squadre di calcio prendono il verbo al plurale (Italy are the defending champions) mentre nella varietà americana il verbo è sempre al singolare (Italy is the defending champion). 

Aggiornamento 2 – John Cleese sulla differenza tra soccer e football:


Vedi anche: altri esempi di ClipArt in Cibo e cultura, Thanksgiving e tacchini, Alcuni riferimenti natalizi inglesi e Immagini, traduzione automatica e tazze.

traduzione

E-Bidet e differenze culturali

El Diego turns nose up at local loo. Only a high-end toilet will do for Maradona in SA - The Sunday TimesDi solito non seguo il calcio ma Enrico mi fa sapere che anche i media inglesi (ad es. The Guardian) stanno parlando delle polemiche su sfarzi e compensi stratosferici ai calciatori ai mondiali e che è stata ripresa una notizia sulla richiesta di Maradona di installare nuovi sanitari nei bagni del ritiro della squadra argentina, in particolare il lussuoso E-Bidet, un water accessoriato con una seduta riscaldata e getti di acqua e aria calde (simile ai water usati ormai da anni in Giappone):

The E-Bidet features a heated seat, a warm air blow-dryer and front and rear bidet wands. It sells for 450 dollars at sandman.com, which bills it as "the world’s best toilet seat". [qui]

Come anticipo di silly season, un paio di commenti sul nome E-Bidet:

Pensavo che il prefisso e- fosse ormai superato (fa tanto secolo scorso!) ma probabilmente la mia è una percezione relativa ad altri settori, dove le tecnologie non sono più elettroniche ma digitali e il prefisso più attuale è i
Un prodotto di nicchia come E-Bidet ha un nome che, immagino, vuole evocare innovazione e consuetudini di paesi più sofisticati (basti pensare che la maggior parte degli americani non ha mai visto un bidè). Lo stesso nome avrebbe le stesse connotazioni anche in italiano? Non credo.
classificazione di prodotti American StandardDubito che in Italia sia facile promuovere un unico sanitario con funzioni water+bidè*. Invece, come avevo già notato parecchi anni fa in Inghilterra, all’estero ci sono produttori e rivenditori di sanitari che classificano il bidè come un tipo di water (o accessorio da water, come nel caso dell’E-Bidet). In effetti chi ha amici stranieri, soprattutto non europei, avrà sicuramente sentito aneddoti vari sull’uso del bidè (sanitario specifico per rifiuti liquidi?) e quindi conosce già questa differenza culturale.   

water e divieti

Rimanendo in tema, Toiletology (Language on the Move) fa un’interessante analisi sociolinguistica dei cartelli in bagni frequentati da immigrati di provenienze geografiche diverse, evidenziando le differenze culturali (non occorre andare tanto lontano: gli europei del nord sono abbastanza scioccati dai gabinetti alla turca, per noi invece normali).

Stalls and cubicles (separated by a common language) chiarisce le differenze linguistiche e “architettoniche” dei bagni nei luoghi pubblici in UK e USA, tra cui l’immancabile spazio verticale tra porta e stipite (anche più di un cm) che in America lascia vedere tutto quello che succede dentro il gabinetto, con notevole imbarazzo degli europei.


* L’idea water+bidè è addirittura inconcepibile per gli alcuni italiani? Nei nostri giornali la richiesta di Maradona si sdoppia in tavoletta del water e bidè elettronico (qui e qui).

Sui nomi dei prodotti, vedi anche: Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre? e Marchionimi e terminologia.

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Dimmi cosa parli e ti dirò chi sei

New Scientist magazine - issue 2762Grazie a varie segnalazioni ho letto Language lessons: You are what you speak in New Scientist, un articolo che riassume alcune delle ultime tendenze della ricerca sulla diversità linguistica e fa molti esempi interessanti da varie lingue.

Viene messa in questione l’idea della grammatica universale, una struttura profonda comune a tutte le lingue e determinata da meccanismi biologici e genetici innati, e viene invece suggerito che ad essere innati sono gli strumenti di apprendimento: il cervello umano non sarebbe preprogrammato con regole linguistiche astratte comuni a tutte le lingue (gli universali linguistici) ma avrebbe invece strutture e meccanismi standard che portano ad adottare soluzioni e tendenze comuni condivise da molte lingue ma anche a peculiarità specifiche originate da tipi diversi di input.

La diversità linguistica e le caratteristiche uniche di molte lingue sarebbero così dovute a fattori di tipo ambientale, storico, sociale e naturale: ad esempio viene citata l’altissima incidenza di otite media cronica in una zona dell’Australia che potrebbe avere influenzato la fonologia della lingua aborigena locale, in cui mancano suoni comuni alla maggior parte delle lingue ma difficili da distinguere per chi soffre di infiammazioni dell’orecchio medio.

Si arriva così alla possibile conclusione che il cervello di chi parla lingue diverse avrebbe “impostazioni” diverse e quindi il nostro modo di essere e pensare è influenzato dalla lingua* (o dalle lingue) con cui siamo cresciuti: dimmi che lingua parli e ti dirò chi sei!

* L’articolo non ne accenna, ma versioni moderate dell’Ipotesi di Sapir-Whorf,  molto bistrattata nei decenni scorsi, stanno godendo di nuovo di una certa considerazione. 

Vedi anche: hard-wired e La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca? (metafore per spiegare il cervello umano) e C’è rima e rima (alcuni riferimenti ad esempi dell’articolo).

(in)accessibilità

Una parola virgolettata in un recente titoletto nel Corriere della Sera ha attirato la mia attenzione: Manovra: il testo è «inaccessibile».

Manovra: il testo è «inaccessibile». Il documento sul sito del Governo è enorme, di problematica gestione, e di fatto non fruibile da molti degli utenti, fra cui i non vedenti. A dispetto della Legge Stanca – Articolo di Carlo Giacobini, Corriere della Sera

Non devo essere l’unica ad avere pensato che il titolo fosse fuorviante (inaccessibile = impossibile da raggiungere) perché nel frattempo l’articolo è stato modificato e ora si legge Manovra: il testo accessibile con grande difficoltà (confronto con la versione originale qui). 

Ho comunque trovato interessante il tentativo di esprimere in un’unica parola il contrario di accessibile, un termine informatico ormai diffuso, chiaro calco dall’inglese, che descrive la piena fruibilità di un sito o di un prodotto anche per chi ha qualche difficoltà fisica, ovvero l’accessibilità: “la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”.

La definizione è tratta dalla cosiddetta Legge Stanca, che si può dire abbia ufficializzato la terminologia italiana sull’argomento, anche se non mi sembra che i principali dizionari abbiano ancora recepito le accezioni “informatiche” di accessibile e accessibilità.

Dando un’occhiata alla terminologia del software con opzioni pensate per chi ha disabilità, sviluppato in inglese e poi localizzato, si trova che nelle versioni italiane di Windows meno recenti, come pure nelle principali distribuzioni Linux, il termine accessibility (ad es. in Accessibility Options, Accessibility Wizard) è tradotto con accesso facilitato, una locuzione comprensibile anche da chi, soprattutto anni fa, poteva non avere ancora familiarità con il nuovo concetto di accessibilità. Può essere interessante notare che nella versione americana di Windows Vista il termine accessibility è stato sostituito da ease of access (più trasparente o addirittura più politicamente corretto?), mentre in italiano Windows 7 ha portato a un adeguamento alla terminologia ufficiale ed è stato quindi preferito accessibilità

Per quel che riguarda Apple, mi pare che nei Mac si faccia riferimento a questo tipo di funzionalità con Universal Access / Accesso Universale e che nei dispositivi (iPad, iPhone ecc.) appaia invece anche il termine accessibility, in italiano accessibilità. Anche nei prodotti Adobe accessibility è accessibilità.

PS Stesso articolo del Corriere, altro tipo di commenti: Il governo ne sa una più del modem.
Altre mie osservazioni su articoli del Corriere in Ristoranti in crowdsourcing e open source? e link correlati.

geek e nerd, dork e dweeb

L’ultima vignetta di XKCD è su geek e nerd, due termini colloquiali ormai entrati anche in italiano, soprattutto nerd, ma le cui sfumature di significato non sono sempre ovvie:

The definitions I grew up with were that a geek is someone unusually into something (so you could have computer geeks, baseball geeks, theater geeks, etc) and nerds are (often awkward) science, math, or computer geeks. But definitions vary.

Come sempre in XKCD, va letto il testo che appare al passaggio del mouse: una differenza tra geek e nerd è che i primi sarebbero individui fissati con particolari attività o cose e i secondi sarebbero una sottospecie di geek, spesso socialmente imbranati e focalizzati soprattutto su materie scientifiche, come matematica e informatica. Esistono comunque varie definizioni.

La differenza tra geek e nerd non è ovvia neanche per chi è di madrelingua inglese: molti dizionari li considerano sinonimi (esempi di definizioni: geek e nerd nel Longman Dictionary of Contemporary English, geek e nerd nel Macmillan Dictionary) ma in giro abbondano spiegazioni di ogni genere per distinguerli, tipo la guida per riconoscere geek e nerd. Da un punto di vista diacronico si nota anche un’evoluzione nella percezione del significato: nel tempo si sono attenuate le connotazioni negative, specialmente tra alcuni gruppi sociali, e c’è infatti chi si autodefinisce geek o nerd.

Efficace e divertente il diagramma qui sotto, che include anche dork e dweeb, altri due termini colloquiali che spesso vengono confusi perché descrivono individui goffi e dall’aspetto e dall’abbigliamento che lasciano alquanto a desiderare, ma mentre dork fa pensare a ottusità, dweeb può avere anche la connotazione di “secchione” (esempi di definizioni: dork e dweeb nel LDOCE, dork e dweeb nel Macmillan Dictionary):

Nerd Dork Geek Venn Diagram

[fonte: Great White Snark; ulteriore infografica nei commenti]

Facezie a parte, le rappresentazioni grafiche delle relazioni tra concetti possono essere molto utili nel lavoro terminologico multilingue, specialmente se vanno trovate soluzioni ad hoc perché non c’è una corrispondenza diretta tra la terminologia della lingua di partenza e quella della lingua di arrivo. Per l’inglese, due risorse che rappresentano graficamente le relazioni tra i concetti usando i dati di WordNet sono Visual Thesaurus e Visuwords.