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“Musati” e lunghezza di vocali e consonanti

VETRINA ANTI MUSATI    La settimana scorsa ho fatto un paio di interventi alla SSLMIT di Trieste, dove ho studiato anch’io. In giro per la città mi ha fatto piacere riascoltare l’accento e il dialetto locali e soprattutto mi ha divertita il cartello esposto da una farmacia: VETRINA ANTI MUSATI.

I musati sono le zanzare e, a parte il nome, trovo curiose la pronuncia e la grafia della parola. Immagino che chi non ha familiarità con il dialetto triestino leggerebbe /mu’zati/ e non penserebbe invece a qualcosa che suona più o meno come “mussatti” o  “mussati”.

Ho provato a chiedere informazioni a qualche triestino (e qualche bisiaco) e mi è stato detto che la parola non si scrive con le doppie. Niente di strano, se le convenzioni ortografiche locali prevedono che /ss/ si scriva s. Poi però mi è nata qualche perplessità quando i miei interlocutori hanno cercato di dimostrarmi le differenze di pronuncia “triestina” tra musati e l’eventuale mussatti: per loro erano parole diverse ma per me, non autoctona e poco portata a cogliere peculiarità acustico-articolatorie, suonavano indistinguibili.

Non sono affatto esperta di fonologia italiana, tantomeno triestina, ma azzarderei l’ipotesi che le vocali di musato possano essere leggermente meno lunghe di quelle che in italiano normalmente precedono una consonante breve, cosicché chi non è triestino potrebbe percepire la consonante che segue come se fosse geminata (“doppia”)?

A differenza di altre lingue, come il finlandese, in italiano la lunghezza delle vocali non è un tratto distintivo (mentre lo è la lunghezza delle consonanti, ad es. in cane e canne) e infatti non viene segnata nella trascrizione fonologica (ad es. nei dizionari si trova /‘kane/ e /’kanne/ ). Si ricorre alla trascrizione fonetica per specificare le distinzioni allofoniche e gli allungamenti fonetici e si usa il simbolo [ː] per indicare le vocali lunghe, che per l’italiano si trovano soprattutto in sillabe aperte toniche (ad es. [‘kaːne] e [‘kanne]).

A questo punto sarei curiosa di vedere una trascrizione fonetica per il triestino, in particolare perché ho chiesto anche a qualche veneto* e ho scoperto che nei dialetti delle province di Treviso e di Venezia le zanzare si chiamano come a fauna triestina - da una vignetta di Alessandro BoninTrieste ma la s (e in certe zone anche la t) viene percepita e pronunciata sempre geminata e quindi la parola viene resa graficamente con mussati e mussatti. A quanto pare, per un veneto l’eventuale parola musati avrebbe una /s/ breve (e vocali lunghe) e in questo caso diventerebbe facilmente distinguibile dalle altre varianti anche per un orecchio poco sensibile come il mio… 

Vedi anche: Come si dice caffè a Trieste? per altre peculiarità linguistiche triestine.

* Un grazie a Fabio per la verifica in varie fonti, tra cui il Vocabolario etimologico veneto-italiano (Turato-Durante), che fa risalire l’origine della parola al tardo latino mustio, -onis, “piccola mosca”, e l’Abecedario dei villani (Bernardi) che indica in “moscerino” un ulteriore significato di mussat(o). 

 

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5 commenti a ““Musati” e lunghezza di vocali e consonanti”

  1. 19 maggio 2010 14:26

    Davide:

    Si tratta di due lingue diverse (l’italiano e il veneto, di cui il triestino è una variante/dialetto) per cui è normale che vi siano delle differenze.

    E’ vero che non si dovrebbero mai scrivere le doppie. Un classico esempio è muso / musso.
    Il musso (asino) si dovrebbe scrivere “muso” in veneto
    Il muso (faccia) si dovrebbe scrivere “muxo” oppure “muzo”

    Esiste purtroppo molta confusione tra gli stessi veneti per il fatto che, non venendo più insegnate a scuola, sono andate perse gran parte delle regole grammaticali originali.

  2. 19 maggio 2010 14:58

    @ Davide: grazie per il commento.

    Le regole ortografiche sono una convenzione e quindi trovo del tutto accettabile che in triestino o in veneto /ss/ si scriva “s”, basta saperlo.

    Quello che invece non sono proprio riuscita a cogliere è la differenza di pronuncia che i triestini con cui ho parlato cercavano di farmi sentire: per me non c’era, per loro evidentemente sì 😉

    Licia

  3. 20 maggio 2010 21:03

    Davide:

    Ciao,
    prova a pensare a “cane” e “canne”.

    Uno straniero avrebbe sicuramente difficoltà a cogliere la differenza della pronuncia, ma non un italiano.

    Ciao 😉

  4. 21 maggio 2010 10:44

    Daniele A. Gewurz:

    Non so niente di triestino, ma posso aggiungere che in romanesco (d’accordo, nessuno parla più il vero romanesco: diciamo allora nel dialetto che parla a Roma attualmente chi a Roma parla dialetto) la lunghezza vocalica è un tratto distintivo (e d’altronde lo era anche in latino!).

    Per esempio, /toddetto/ significa, come in italiano standard, “t’ho detto” (sì, anche in italiano standard “ho” genera il raddoppiamento fonosintattico dopo di sé), mentre /to:ddetto/ significa “te l’ho detto”.

    Ciao,
    Daniele

  5. 21 maggio 2010 14:42

    @ Daniele A. Gewurz:
    le influenze degli antichi romani su quelli moderni continuano a saltare fuori 🙂
    Scherzi a parte, peccato davvero non saperne di più sulle peculiarità di pronuncia locali.

    Licia