Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

System tray e incongruenze terminologiche

In Italian Localization problem n. 1 – System tray, Roberto Savelli evidenzia un problema terminologico non così raro, quello dei termini il cui significato nella lingua di partenza appare chiaro ma per i quali non sembrerebbe esserci un termine consolidato nella lingua di arrivo. system tray - area di notificaL’esempio riguarda system tray, che in inglese identifica l’area inferiore destra del desktop di Windows dove appaiono notifiche e indicazioni di stato.

L’ho trovato uno spunto molto interessante e ne approfitto per aggiungere qualche commento sulle incongruenze terminologiche nella localizzazione, pensando soprattutto a studenti di traduzione o a chi non ha ancora molta familiarità con questa attività.

Le linee guida sull’ambiente Windows chiariscono che system tray, come pure il meno frequente status area, sono termini da evitare in favore di notification area. per un esempio di concetto con più realizzazioni lessicali, vedere Concetti e termini: un esempio dai Office per Mac
È un tipico esempio di un singolo concetto che ha tre diverse realizzazioni lessicali; in un database terminologico orientato al concetto, i tre termini possono essere rappresentati evidenziando quello da privilegiare e documentando quelli non ammessi od obsoleti, ad es. system tray e status area, con indicazioni d’uso per gli interventi nelle varie fasi del ciclo di vita del prodotto, sia nella lingua di partenza che in quelle di arrivo, dove si può ricorrere a un unico termine associato a tutte le occorrenze della lingua di partenza e risolvere così le incongruenze originali.

Roberto osserva che in Windows 7 e Windows Vista italiani il concetto rappresentato da system tray è reso da area di notifica, a sua volta associato anche a notification area (termine standard), ma nota che nelle stringhe di altri prodotti Microsoft meno recenti si trova anche system tray barra delle applicazioni. L’incongruenza potrebbe essere dovuta a un banale errore, alla mancanza, a suo tempo, dell’informazione che in inglese system tray = notification area, a uno slittamento di significato intercorso nel frattempo (in origine tray indicava l’intera fascia inferiore del desktop, poi chiamata taskbar in inglese), ma potrebbe anche darsi che si sia volutamente optato per l’iperonimo (taskbar barra delle applicazioni) se il contesto originale indicava che era sufficiente un riferimento più generico: è un’opzione terminologica non molto diffusa ma accettabile se ben motivata (vedi esempio di scan digitalizzare).  

Le mie sono solo supposizioni, non posso infatti sapere se system tray barra delle applicazioni sia una scelta consapevole o meno, è certo però che in molti altri casi si notano incongruenze terminologiche palesi e non giustificabili, anche se meno frequentemente di tempo fa, e ci si domanda come siano potute sfuggire, visto che da anni si ricorre a sistemi di gestione della terminologia avanzati, a strumenti per la verifica della coerenza terminologica, e a processi di lavoro ben definiti che dovrebbero evitare questi problemi. Entrano però in gioco altri fattori, ad esempio: 

Fase di sviluppo
L’ambito aziendale è estremamente complesso e a uno stesso prodotto possono lavorare centinaia di persone, non sempre abituate a ragionare in termini linguistici e magari con percezioni diverse dei concetti e dei termini associati: basti pensare all’esempio estremo della terminologia che descrive i
tasti di scelta oppure, per rimanere in tema, al termine inglese taskbar, che può indicare sia l’intera fascia inferiore del desktop che la porzione con le icone delle applicazioni, come in questi due esempi (descrizione al passaggio del mouse):

in questo esempio, "taskbar" indica tutta la fascia inferiore del desktop
in questo esempio, "taskbar" indica solo la porzione con le icone delle applicazioni (fare clic sull'immagine per ingrandirla) 

È chiaro che le incongruenze nella lingua di partenza, se non risolte, possono moltiplicarsi in quelle di arrivo. Roberto fa bene a ricordare che eventuali problemi nel materiale di origine andrebbero segnalati agli autori.
Fase di localizzazione
Non sempre è possibile identificare e documentare tutta la terminologia di un prodotto nella fase di sviluppo; quella “sfuggita” andrebbe evidenziata durante la localizzazione, in modo che si possano definire i concetti eliminando possibili ambiguità. Eppure, nonostante processi ben definiti per la gestione della terminologia, non sempre chi localizza dà il suo apporto (mancanza di tempo? scarsa familiarità con procedure e flussi di lavoro? difficoltà a individuare concetti e terminologia correlata?) e quando si scopre il problema può essere troppo tardi per risolverlo.
Fase post rilascio
Le modifiche terminologiche per le versioni successive di un prodotto sono soggette a valutazione e si evitano cambiamenti costosi se si ritiene che l’impatto delle incongruenze sull’esperienza dell’utente sia minimo*, come immagino potrebbe essere per system tray barra delle applicazioni, decidendo quindi di non correggere tutte le occorrenze nelle stringhe riciclate (anche se molto visibili nei risultati di ricerche terminologiche, potrebbero invece essere marginali nel prodotto e non essere mai incontrate dalla maggioranza degli utenti, ad es. se appaiono in messaggi di errore poco frequenti). In questo scenario, è chiara l’importanza di individuare e definire la terminologia il prima possibile nel ciclo di vita del prodotto per evitare, in seguito, inutili complicazioni.

* un esempio incongruenze che hanno un basso impatto sull’utente potrebbero essere le varie traduzioni italiane di incorrect password, che nel software di produttori diversi diventa password errata, password non corretta e password sbagliata, a volte nello stesso contesto (o addirittura password incorretta, un vecchissimo esempio che ho sentito fare anche recentemente e che trovo sicuramente valido da un punto di vista linguistico/accademico ma poco rilevante dal punto di vista dell’utente e relativa curva di apprendimento: per quanto orribile, incorretto non crea problemi di comprensione). Ben altro impatto avrebbero invece incongruenze nella traduzione di form con maschera, modulo e form (molti esempi in rete) perché sarebbe difficile capire se fanno riferimento allo stesso concetto.

Conclusioni alla fine di questo lunghissimo post? Nessuna in particolare, se non quella, credo ovvia, che per una riuscita soddisfacente del lavoro terminologico è importante la collaborazione attiva da parte di chi localizza (anche se non coinvolto direttamente nella gestione della terminologia), da cui ci si aspetta la capacità di riconoscere e analizzare eventuali problemi e quindi proporre soluzioni.
……

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2 commenti a “System tray e incongruenze terminologiche”

  1. 1 maggio 2010 16:14

    Luigi Muzii:

    Per poter essere attiva, la collaborazione dei localizzatori deve essere richiesta, mentre il problema segnalato lascia supporre che non si presti particolare attenzione nemmeno ai terminologi.
    Una delle cause all’origine di questo e altri problemi, poi, è dovuta proprio a quest’atteggiamento di scarsa attenzione verso i “linguisti” che dopo un po’ cessano di essere motivati e di proporre soluzioni.
    Si parla spesso di project management, ma si dimentica che il bravo project manager è innanzitutto un motivatore e che ha bisogno anche di risorse oltre che di strumenti per poter motivare adeguatamente i collaboratori.
    Ancorché palesi e ingiustificabili, quindi, le incongruenze segnalate restano inevitabili senza un radicale mutamento di approccio, non solo disciplinare.

  2. 3 maggio 2010 14:09

    Licia:

    @ Luigi Muzii: le mie conclusioni sono un po’ diverse e si basano sulla mia partecipazione a progetti di valutazione di apporti terminologici in lingue e per prodotti molto diversi tra loro, un’attività mirata a sviluppare materiale di formazione e rivedere e perfezionare i processi terminologici.

    Grazie all’esperienza accumulata in questi anni, penso di poter affermare che non è tanto una questione di motivazione o di processi quanto di risorse, intese come singoli individui. Nello stesso progetto, gestito dallo stesso project manager, si possono infatti avere contributi terminologici completamente diversi: estremamente competenti da parte di alcune risorse (ad es. me ne vengono in mente alcune italiane e tedesche bravissime) e invece molto scadenti da parte di altre (che oltretutto continuano a ripetere gli stessi errori nonostante il feedback che ricevono). Altro dettaglio abbastanza evidente nei progetti multilingue: per lo stesso materiale tradotto contemporaneamente in più lingue, risorse diverse tendono a evidenziare terminologia diversa (ad es. riferimenti a un nuovo concetto per cui non esiste ancora un termine approvato), mentre ci si aspetterebbe un approccio simile da tutte le lingue: per usare l’esempio di questo post, se durante la traduzione si trovano riferimenti a system tray e il termine non è nel database, o c’è ma non è documentato correttamente (ad es. perché nel frattempo ha subito uno slittamento di significato), ci si dovrebbe aspettare che venga segnalato da TUTTE le lingue coinvolte, non solo da alcune se non addirittura da una sola, come invece spesso accade.

    Credo possa anche essere un problema di formazione: l’introduzione della terminologia nei programmi universitari è relativamente recente, perlomeno in alcuni paesi, tra cui l’Italia, e non sempre risulta facile entrare nell’ordine di idee della gestione della terminologia (davvero si nota la differenza per lingue che invece hanno forte tradizione terminologica); non so se ci siano programmi specifici da parte di tutti i fornitori di servizi linguistici. A proposito, questo blog era nato proprio per dare esempi concreti e cercare così di contribuire ad aumentare la consapevolezza delle problematiche legate al lavoro terminologico in ambito aziendale.