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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Errori con gli accenti: colpa di computer e cellulari?

Questo post di aprile 2010 fa riferimento alla comunicazione mediata da computer fatta principalmente attraverso PC e telefoni cellulari “tradizionali”, mentre ora (2015) prevalgono dispositivi mobili e smartphone con strumenti di completamento automatico del testo più avanzati.


Ringrazio Elisa, che mi ha mandato un trafiletto intitolato "La “pigrizia” del computer, tratto da uno speciale sulla lingua italiana in una rivista femminile: La sostituzione delle lettere accentate con l’apostrofo (perche’ invece di perché) è una caratteristica della Comunicazione mediata dal computer: posta elettronica, gruppi di discussione, chat, siti Web. In questo contesto può avere una giustificazione pratica, ma l’uso dell’apostrofo al posto della lettera accentata si sta diffondendo ovunque […] Così diventa difficile distinguere tra accento grave e acuto e tra accento e apostrofo […]

Ci sono alcune affermazioni che non trovo condivisibili:

L’uso dell’apostrofo al posto della lettera accentata si sta diffondendo ovunque”: era sicuramente così anni fa, specialmente per chi non usava tastiere italiane o si trovava a usare software che non accettava i cosiddetti caratteri estesi; mi sembra però un fenomeno in calo più che in crescita, perlomeno tra i “non tecniconi”, anche perché i correttori ortografici sono molto diffusi e segnalano questi errori.  
L’uso dell’apostrofo rende difficile distinguere tra accento grave e acuto e porta agli errati perchè, poichè”: credo che la causa possa essere un’altra. Chi scrive a mano non differenzia gli accenti, o perlomeno non lo facevano quelli della mia generazione, che alle elementari scrivevano ogni accento come una specie di arco sopra la vocale, ad es. è, tanto che l’esistenza di accenti gravi e acuti io l’ho imparata solo all’università!
L’uso dell’apostrofo rende difficile distinguere tra accento e apostrofo, come in pò scritto con l’accento, anziché il corretto po’ ”: se fosse vero quanto affermato più sopra, sarebbero in pochi a scrivere *pò e preferirebbero la forma con l’apostrofo, e comunque non spiega perché siano così diffusi gli altrettanto raccapriccianti *fà, *sò, *sà, *dò ecc.
Anche il correttore ortografico di alcuni cellulari suggerisce la grafia pò!”: francamente sono perplessa che ci sia chi possa pensare che i sistemi di scrittura facilitata di cellulari e smartphone siano correttori ortografici. Sono due tipi di strumenti diversi; entrambi utilizzano informazioni relative alla frequenza delle parole nella lingua ma lo fanno con modalità e scopi diversi. Il noto problema di * nel T9, ad esempio, è dovuto quasi sicuramente alla forte presenza dell’errore nei corpora usati per creare il “dizionario” di riferimento, e dei corpora fanno spesso parte intere annate di giornali. Sicuramente non sono solo io ad avere notato quanto sia diffuso l’orrendo * nei principali quotidiani, soprattutto online: forse computer e cellulari in questo caso sono innocenti e a contribuire a questo errore è stata la “pigrizia” (ortografica) di qualche giornalista?!?
 
Aggiornamento 2013 – Altri dettagli sugli errori tipici della scrittura mediata da computer in Texting, textism, textonym.  


Vedi anche: Accenti gravi e acuti in italiano, Internet ed errori di ortografia e, sulle maiuscole accentate, È o non E’?! Scrivere per il Web.

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7 commenti a “Errori con gli accenti: colpa di computer e cellulari?”

  1. 15 aprile 2010 10:56

    .mau.:

    (io rispondo lo stesso…)
    Anch’io sono della generazione che a scuola faceva un unico segnetto per indicare l’accento e che non sono mai riuscito a sentire la differenza tra le è e le é (per scrivere la tesi mi sono imparato a memoria le parole con l’accento acuto 🙂 ), e ovviamente negli anni ’90 usavo gli apostrofi al posto degli accenti, anzi per la precisione scrivevo con il backquote, cosi` 🙂
    La mia impressione è che mettere il segnaccento sia sentito da molti come espressione di stile, e quindi esagerino a infilarlo dove non serve…

  2. 15 aprile 2010 11:12

    Mara:

    Ciao Licia,

    innanzututto “buona pausa”. Condivido in particolare il punto 2. Anche nel mio caso accenti acuti e accenti gravi sono arrivati solo in seguito, ai tempi dell’università e delle prime tesine non più manoscritte.

    A presto

    M

  3. 15 aprile 2010 18:30

    Marina:

    Ciao Licia, bello questo post. Io devo dire che dell’esistenza di accenti acuti e gravi sapevo già qualcosa alle superiori… ma a causa del francese! 😉
    per tutto il resto, ci ha pensato un bel manuale di redazione, anche se lungi da me schierarmi tra chi usa bene la lingua, dato che proprio oggi mi hanno scovato un errore grossolano sul blog! 😉

  4. 15 aprile 2010 21:50

    Elio:

    E io che uso ancora il circonflesso (es.: varî)?!

    Ricordo ancora la vecchia Lettera 32, quando ci giocavo mi piaceva usare le accentate anche se a quei tempi non sapevo ancora la distinzione tra gli accenti acuti e gravi…
    A proposito, ma la cediglia in che parole italiane è utilizzata?
    Quando ho iniziato ad usare VAX e VT100 con tastiera USA (1982), una delle prime cose che mi sono scritto è stato un filtro che convertiva la lettera+apice/controapice nella sequenza [lettera/backspace/accento] così da avere in stampa la lettera realmente accentata… Altri tempi!

  5. 16 aprile 2010 11:00

    Luigi Muzii:

    In verità il problema è, innanzitutto, di istruzione scolastica primaria e secondaria dalla quale è progressivamente scomparsa l’idea stessa di errore, per via della sua connotazione biasimevole, che richiama la nozione di castigo, rendendo così normale qualsiasi deviazione.
    Questo fenomeno ha fatto sì che alle numerose e crescenti distorsioni lessicali mediatiche non si faccia nemmeno più caso.
    Si tratta di una vera e propria erosione del linguaggio a cui si accompagna un rassegnato senso di impotenza per la sua ampiezza che permette anche di giustificare errori ben più gravi di ben altra natura.
    Forse si può attribuire a una malintesa e malaccorta esigenza di economia che va di pari passo con la trasandatezza dell’urgenza, spesso ingiustificata.
    Il T9, comunque, è sicuramente concausa dell’orribile “pò”: l’incertezza induce ad affidarsi totalmente agli strumenti, compreso il correttore ortografico automatico, spesso inaffidabile.
    Di sicuro c’è che si tratta di tratti riscontrabili, ahimè, praticamente in tutte le lingue.

  6. 30 aprile 2010 12:54

    Enrico:

    Ciao Licia,
    ho appena visto un esempio di accento segnato con l’apostrofo all’INTERNO di una parola, restìa scritto resti’a. Non avevo mai visto un uso del genere.
    Lo trovi in http://www.adnkronos.com/IGN/News/Spettacolo/Cinema-Mine-vaganti-di-Ferzan-Ozpetek-premiato-al-Tribeca_324583913.html

  7. 30 aprile 2010 13:08

    Licia:

    @ Enrico, uso davvero insolito, forse dovuto a un uso maldestro di chi pensava di usare una “tastiera internazionale”? Incollo qui sotto l’esempio in caso venga corretto nel frattempo:

    E ne approfitto per ringraziare chi ha aggiunto commenti a questo post mentre ero in vacanza.