Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post di febbraio 2010

Si traduce meglio con Google, Yahoo! o Bing?

sito Gabble On Segnalo anch’io un’iniziativa di cui stanno parlando in molti: uno studio di Gabble On per valutare i motori di traduzione automatica di Google, Yahoo! (Babel Fish) e Microsoft (Bing).

Finora sono stati raccolti circa 900 voti per 22 lingue ma per avere dati statisticamente significativi la ricerca si prefigge di arrivare ad almeno a 10000 voti entro la fine di marzo.

Per partecipare: Which Engine Translates Best?  (c’è un Apple iPad in premio).

Vedi anche: post con tag traduzione automatica e in particolare Traduzione automatica: Windows Live Translator per le principali differenze tra motori di traduzione di tipo statistico (Google e Microsoft) e basati su regole (Systran, il sistema usato da Babel Fish).

E visto che è venerdì, per sorridere sulla traduzione automatica e umana: Translation Humor & Mocking Machine Translation (da eMpTy Pages, un bel blog su tecnologie per la traduzione, globalizzazione e collaborazione).

regolarizzazione analogica

Sarei curiosa di sapere cosa viene in mente leggendo il titolo regolarizzazione analogica, senza contesto. Quanti di noi, in caso di espressioni poco diffuse che contengono parole polisemiche, provano a interpretarle facendo riferimento al significato più comune nella propria esperienza quotidiana o professionale, ad es. analogico inteso come non digitale?

Ci ho pensato leggendo una risposta nel portale Treccani sul plurale di orecchio, che non fa distinzione tra persone (orecchi) e animali (orecchie) come invece credono alcuni:

“…non v’è nessuna differenza di significato tra le coppie orecchio / orecchiaorecchi / orecchie. Va detto che nell’antichità il singolare orecchia (regolare sviluppo del latino AURĬCULAM) venne percepito come un plurale (le orecchia). È da orecchia plurale che fu ricavato quindi un singolare maschile orecchio, sul modello di uovo-uova. In seguito, le forze della regolarizzazione analogica – che tanto peso da sempre hanno nella creazione di forme, vocaboli e significati nuovi – tornarono ad agire in altra direzione, determinando la nascita del plurale maschile orecchi, sentito come più regolare abbinamento di orecchio. Così, senza troppa logica matematica, ma con una innegabile coerenza di spinte e attrazioni analogiche, la lingua italiana ospita oggi questo sistema di coppie sostanzialmente equivalenti, che non prevede differenze semantiche dipendenti dalla distinzione tra umano e non umano.” 

In contesto, il significato di analogico in regolarizzazione analogica diventa ovvio anche per chi non ha mai incontrato il termine linguistico, che descrive anche l’elaborazione di forme non standard da parte di bambini o stranieri che non hanno ancora recepito le eccezioni alle regole, come ad es. ho piangiuto anziché ho pianto, per analogia con i verbi regolari.

Non si sillaba solo a scuola…

The Temper Trap – Sweet Disposition

Stamattina la radiosveglia è partita con una canzone di un gruppo australiano che inizia il primo verso sillabandolo:
       sweet  dis·po·si·tion
       nev·er  too  soon

Ci ho fatto caso perché non ho mai provato a imparare la divisione in sillabe dell’inglese: troppo complessa rispetto alle facili regole italiane insegnate in prima elementare!

In italiano la suddivisione fonetica e quella ortografica, per andare a capo alla fine di una riga di testo, più o meno coincidono, anche nei casi in cui l’etimologia suggerirebbe diversamente, come ad es. per tran·sal·pi·no*.

In inglese è tutto più complesso: nell’ortografia si cerca di seguire la suddivisione naturale in sillabe, che però non è sempre così ovvia, ma vanno anche presi in considerazione aspetti morfologici ed etimologici, ad es. le parole macedonia transceiver e transistor si pronunciano /træn’si:və/ e /træn’zɪstə/  ma si dividono trans·cei·ver e tran·sis·tor perché si tiene conto degli elementi che le compongono, transmitter+receiver e transfer+resistor.

Vanno poi considerate le varietà di inglese, come nell’esempio tipico di medicine che per gli inglesi si divide medi·cine e per gli americani med·i·cine (la pronuncia è diversa). Nei casi dubbi, inoltre, l’inglese britannico sembra privilegiare gli aspetti morfologici ed etimologici e l’inglese americano quelli fonetici. Insomma, se proprio di deve andare a capo con una parola inglese, meglio consultare un dizionario.

Ancora più complicato in altre lingue, dove morfologia ed etimologia possono addirittura richiedere cambiamenti ortografici: inventando un esempio, è come se in italiano ammirare si dovesse modificare in ad·mi·ra·re.

Durante la valutazione di strumenti di sillabazione (hyphenator in inglese) per prodotti software, i colleghi un po’ mi invidiavano perché l’italiano è tra le lingue che danno meno problemi, proprio grazie alla semplicità del nostro sistema che, tra l’altro, si riflette in un dettaglio curioso: in alcuni formati, le dimensioni dei file per la sillabazione dell’italiano rispetto alle altre lingue sono molto ridotte, come ad es. si poteva notare nelle vecchie versioni di Microsoft Office confrontando i file con estensione .lex e la sigla hy nel nome, oppure negli hyphenation pattern scaricabili dal sito CTNA, dove si può vedere che per gestire la divisione in sillabe dell’italiano bastano 343 schemi, mentre per il neerlandese ne servono 12723, a cui va aggiunto un elenco di eccezioni.   


* Norma UNI 6461, Divisione delle parole in fin di linea, seguita da manuali di stile e dalla maggior parte dei dizionari italiani (ma non dal Sabatini Coletti che rispetta l’etimologia e quindi riporta trans·al·pi·no).


Vedi anche: C’è rima e rima, sulla struttura della sillaba in italiano e in inglese.

Seminario sulla comunicazione multilingue

Il 5 marzo a Verona COM&TEC organizza il seminario La comunicazione multilingue
Parteciperò con un intervento sulla gestione della terminologia nelle aziende.

Terminologia: corsi online e scuola estiva

Il team IULATERM dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, coordinato da M. Teresa Cabré, propone varie offerte di formazione online in terminologia tra cui un corso introduttivo, in inglese, dal 3 marzo al 20 aprile 2010. I dettagli qui.

La scuola estiva di terminologia organizzata da TermNet e dall’Università di Vienna quest’anno avrà luogo dal 24 al 28 maggio 2010. I corsi sono in inglese, i dettagli qui.

Cucina italiana al centro dell’attenzione ;-)

ingredienti della cucina italiana: gatti, ghiri, cavalli e altri animali

Mi è venuto da chiedermi, è rassicurante o preoccupante che in questi giorni sui media stranieri gli ultimi scandali italiani vengano perlopiù ignorati ma sia invece dato gran spazio alla sospensione di chi in TV ha esaltato le virtù della carne di gatto?
Mah! Esempi qui, qui, qui e qui.

E c’è chi ne approfitta per sottolineare che in Italia si mangiano anche ghiri, uccellini vari,  vermi e cavalli: lo shock degli stranieri davanti agli omogeneizzati di carne equina è un classico, indimenticabile la reazione di un mio amico inglese (che peraltro era anche molto colpito dal nome del marchio per l’infanzia Mister Baby, per lui un ossimoro).

Crocchette <> croquettes

Four-legged tourists - www.turistia4zampe.itNella versione inglese del portale italia.it c’è il link Four-legged tourists e grazie all’immagine si sa subito che non si tratta di avveniristiche informazioni per potenziali turisti extraterrestri con varie gambe.

Si va infatti al sito Travelling in Italy with your pets e anche qui le traduzioni lasciano alquanto a desiderare, basta dare un’occhiata alla lettera di benvenuto e soprattutto alla pagina Search for a facility, dove si ha davvero l’impressione che le parole siano state scelte un po’ a caso* da qualcuno che si è improvvisato traduttore.

Il dettaglio più divertente è forse croquette bowls, traduzione di ciotola crocchette. Chissà che idea si fa della dieta tipica di cani e gatti nostrani il turista inglese intento a verificare i servizi per il proprio amato animale: croquette è un termine gastronomico, le crocchette per cani e gatti sono kibble e comunque, in questo contesto, ci si aspetterebbe un più generico food bowl

Non si dovrebbe tradurre verso una lingua diversa dalla propria; chi lo fa sa però di avere varie opzioni per verificare le proprie scelte:

controllare il significato del termine in un dizionario monolingue, per l’inglese ad esempio LDOCE, Macmillan, Collins, OALD, Merriam-Webster
ancora più veloce, usare l’operatore define nei motori di ricerca, ad es. define:croquette 
fare una ricerca per immagini, assicurandosi che i risultati appaiano in siti nella lingua desiderata (ad es. croquettes in francese sono anche quelle per animali)
se non si conosce la terminologia di un argomento, cercare uno o più siti specifici o simili nella lingua di arrivo, ad es. di cibo per cani (dettagli in Ricerca terminologica e verifiche con Google)

 

* Un paio di altri errori da Search for a facility (poi per un po’ non parlerò più di italia.it!):

  ▄ casa in affitto diventa tenement, che di solito descrive un edificio tipo certe case popolari, a volte anche fatiscenti; in contesto turistico sarebbe più appropriato il molto diffuso holiday apartments and villas;
  ▄ fast food è un falso amico perché in inglese indica solo il tipo di cibo e non l’esercizio dove viene servito (fast food restaurant) e così nel sito appare un improbabile fast foods (tra l’altro food è quasi sempre uncountable, si impara alle scuole medie, come la posizione dell’aggettivo: no comment su animals admitted!);
  ▄ nella stessa pagina viene usato lodging come traduzione sia di affittacamere che di pernottamento
  ▄ l’elenco potrebbe continuare, aggiungo solo che dog house (pagina di benvenuto del Ministro Brambilla) vuol dire canile inteso come cuccia del cane, specialmente in inglese americano (kennel in inglese britannico) e non canile inteso come luogo dove si custodiscono cani senza padrone (kennels in UK e dog pound in America): chissà cosa pensano i turisti anglofoni quando leggono “Apparently, 5,902 abandoned dogs were taken in by monitored dog houses”. 

Perlomeno nelle pagine tradotte non viene citato il premio "Accoglienza Bestiale", ci sarebbe potuto scappare un beastly reception! E così, pensando alla figura che ci fanno fare i responsabili di questi siti all’estero, potrebbe tornare utile l’espressione idiomatica in the doghouse

Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Bambini omaggio o errori di traduzione? per altri esempi di traduzioni poco felici.

Il clima italiano visto da italia.it

Una protesta sulle tariffe pagate per la traduzione dei contenuti del portale Italia.it  (qui e qui) con commenti negativi sulla qualità delle pagine già tradotte, ma senza esempi specifici, mi ha fatto venire la curiosità di darci un’occhiata.

In effetti non c’è da stare molto allegri: traduzioni estremamente letterali, tanto che viene in mente quel famigerato invito in inglese di visitare l’Italia da parte dell’ex ministro Rutelli.

Soprattutto, però, non mi sembra siano stati fatti molti tentativi di adattare le informazioni al punto di vista dell’utente finale, il potenziale turista, come si può vedere dalla pagina in inglese sul clima. Due esempi banali ma che saltano subito agli occhi:

Per invogliare a venire in Italia chi non c’è mai stato, il clima viene descritto così:
tipico inverno italiano: biciclette a Milano, gennaio 2010 in the north the climate is harsh, with very cold winters and very hot, 
particularly humid summers […]
intense cold season […]
the sultriness of the northern cities […]
Rispetto al testo originale, tutto sommato ragionevole dal punto di vista di chi vive in Italia, nella traduzione sono state enfatizzate alcune descrizioni negative, tra cui collocazioni italiane come clima rigido e inverno rigido che, secondo me, non vanno sempre interpretate letteralmente: in un testo promozionale turistico scritto direttamente in inglese sarebbero state sicuramente smorzate, specialmente se destinate a chi vive in climi decisamente meno favorevoli del nostro. O forse è una scelta voluta, per rafforzare lo stereotipo della tendenza italiana all’esagerazione?!?
Vengono indicate temperature medie per tre città, una per ciascuna area climatica, dando per scontato che anche chi non è italiano sappia esattamente dove si trovino. Le temperature sono in gradi Celsius e le precipitazioni in mm, dati del tutto insignificanti per potenziali turisti americani abituati ai gradi Fahrenheit e ai pollici e per i quali andrebbe prevista la doppia tabella o l’opzione di conversione.

Per fare un confronto, le stesse informazioni date da Rough Guides che, come tutte le guide turistiche e a differenza di italia.it, dà innanzitutto un’immagine positiva del clima italiano e indica poi anche i periodi migliori per visitare il paese: Italy’s climate is one of the most hospitable in the world, with a general pattern of warm, dry summers and mild winters. There are, however, marked regional variations […].

Vedi anche: Problemi di conversione (e di localizzazione) su convenzioni culturali e unità di misura,  Localizzazione… e visioni del mondo su conoscenze enciclopediche e punti di vista diversi in base al mercato e Crocchette <> croquettes per altri esempi di traduzioni poco felici in un sito del Ministro del Turismo.

Acronimi poco lusinghieri: PIGS e STUPID

PIG! Acronym acrimony: The problem with Pigs riflette sull’ormai noto acronimo PIGS, coniato qualche anno fa nel mondo finanziario anglosassone per descrivere i paesi dell’UE con le economie più dissestate,  Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Ultimamente l’Irlanda ha preso il nostro posto nel significato della I, con un certo superficiale sollievo nostrano, ma c’è chi ritiene che l’Italia non debba essere esclusa e per molti l’acronimo è diventato PIIGS.

Come prevedibile, in nome del politicamente corretto l’uso di PIGS e PIIGS comincia a essere evitato (ad es. da Financial Times e Barclays Capital) ma nel frattempo si sta diffondendo un altro acronimo che descrive i paesi con forti deficit: STUPID, ovvero Spagna, Turchia, Regno Unito (UK), Portogallo, Italia e Dubai.

Invece non è controverso BRIC, i “mattoni” delle economie che, all’inizio del secolo, si prevedeva avrebbero dominato l’economia mondiale: Brasile, Russia, India e Cina.

E nell’ambito della localizzazione tutti conoscono FIGS, l’acronimo che indica le quattro lingue europee più importanti, francese, italiano, tedesco (German) e spagnolo. Nel nord Italia “fichi” fa pensare ai frutti ma altrove forse potrebbe essere quasi lusinghiero

Videogiochi e “transcreation”

Ieri The Guardian parlava di localizzazione di videogiochi: Flying hats and 8-bit Nazis: the strange history of video game localisation descrive l’evoluzione che c’è stata in questo campo e sottolinea che si tratta di un’attività che richiede competenze specifiche, quali la capacità di riconoscere i riferimenti culturali e decidere come gestirli.

A volte il testo e il contenuto dei videogiochi non possono essere semplicemente adattati ma vanno “ricreati” per la lingua di arrivo, ad es. sostituendo azioni particolarmente violente se inaccettabili nel mercato locale, modificando l’aspetto di un personaggio, riscrivendo interi dialoghi per mantenere l’umorismo linguistico, inventando un idioletto per il protagonista, ecc.

Per descrivere questi aspetti specifici della localizzazione di videogiochi, in inglese sempre più spesso si parla di transcreation, ovvero una “traduzione creativa” che porta a un risultato consapevolmente diverso dall’originale. Il concetto di transcreation con riferimento ai videogiochi è apparso in un articolo molto citato, Game Localisation: Unleashing Imagination with ‘Restricted’ Translation ma non tutti condividono la necessità di questo termine per descrivere strategie che comunque sono previste anche da attività di traduzione più tradizionali, cfr. ad esempio On the Translation of Video Games.

A proposito di videogiochi, in questi giorni anche tra chi probabilmente non ha mai toccato una console si parla di Dante’s Inferno, la Divina Commedia “rivisitata” con protagonista Dante eroe violento VM18: chissà se la versione italiana ha richiesto molti interventi di traduzione creativa e adattamento culturale e se sono stati rimossi riferimenti che si dovrebbe poter dare per scontati nella patria di Dante! 

E intanto Wired ne approfitta per divertirsi a suggerire 10 classici della letteratura come ispirazione per futuri videogiochi…

Come si dice caffè a Trieste?

Trieste in tazzina - promotrieste.itNei commenti al post di ieri Enrico cita  Salvalingua che rimanda a un elenco di 111 tipi di caffè che si possono bere in Italia.

Mi ha fatto tornare in mente che a Trieste, dove ho frequentato l’università, la terminologia che descrive il caffè è alquanto diversa da quella usata nel resto d’Italia. A parte nero in b (pronunciato con la e rigorosamente aperta!), non mi ero mai preoccupata di impararla perché il caffè non mi piace e così, quando avevo dovuto ordinare per un amico giapponese, avevo scatenato le ire del barista dicendo “Vorrei quello che noi in Italia chiamiamo cappuccino”.  Ehm…

Ci pensa Massimo Cirri per il Goethe Institut a chiarire la terminologia triestina del caffè: 

Il caffè, a Trieste, dopo tanto intreccio con la città, ha generato una lingua propria e difficile: c’è il Nero, caffè espresso in tazzina; il Nero in B, caffè espresso identico all’altro ma servito in un bicchiere di vetro; il Capo, caffè espresso macchiato con latte servito in tazzina; il Capo in B, caffè espresso macchiato con latte ma deposto in un bicchiere; il Deca, caffè espresso decaffeinato in tazzina ed il Deca in B, omologo in bicchiere. Il Capo Deca indica l’espresso decaffeinato macchiato in tazzina ed il Capo Deca in B lo stesso ma in bicchiere di vetro. Il Gocia indica la variante di una goccia di schiuma di latte al centro del caffè e, intuitivamente, la si può applicare solo al Nero, al Nero in B ed ai due Deca. Il Capo in B tanta dovrebbe allora indicare tanta schiuma nel latte che macchia il caffè. Ma non ne sono più tanto sicuro. In più, ad aumentare i dubbi del viaggiatore davanti al barista, quello che i triestini chiamano Caffellatte nel resto d’Italia è un cappuccino. In molti anni di frequentazione di questa bella città non ho mai capito cosa diavolo si debba chiedere se una mattina si vuol bere quello che in Italia si chiama caffellatte.” 

Bimbos in stilettos eating pepperoni paninis

Macmillan Dictionary segnala Italian words spread to English language, un breve elenco di  prestiti italiani in inglese, soprattutto americano. Tra quelli gastronomici ne spiccano due foto di pepperoni (made in Vermont!) da owgd3.onewebgroup.netche hanno un significato tutto loro: bologna, una specie di mortadella, e pepperoni (plurale pepperonis), ingrediente tipico sulla pizza che confonde molti italiani perché non si tratta di verdura bensì di un salume. Aggiungerei poi panini (plurale paninis), di solito della ciabatta ripiena con ingredienti vari e servita tostata, e biscotti, simili ai nostri cantuccini. Anche zucchini è singolare, mentre sono diventati maschili linguini e fettuccini. E, come è noto, i confetti non sono commestibili: sono infatti i nostri coriandoli.

Tra i falsi amici non mangerecci ho sempre trovato curioso che in inglese bimbo voglia dire “ragazza attraente ma stupida” visto che in origine, all’inizio del secolo scorso, veniva usato per descrivere solo uomini poco intelligenti, mentre ora è associato esclusivamente a giovani donne (che sembrano prediligere i tacchi a spillo, altra parola italiana: stilettos).

Vedi anche: EURO 2008: macabra scoperta (linguistica!) per alcuni prestiti in tedesco e italiano che hanno assunto un significato diverso dall’originale inglese e L’italiano nel mondo per alcuni riferimenti sull’influenza dell’italiano in altre lingue.

Aggiornamento: Parmesao, Regianito e Cambozola. I cibi italiani strapazzati all’estero è una divertente carrellata di cibi italiani esportati e rivisitati, spesso con il nome storpiato.

effetto mouseover: la “serrandina”

Tirar giù le parole - Il blog del mestiere di scrivere


Luisa Carrada nel blog del mestiere di scrivere ha usato un nome molto efficace, “serrandina”, per identificare un effetto usato in siti come The Guardian: è il breve testo descrittivo associato ad alcuni titoli e visualizzabile facendo passare il puntatore del mouse sopra ai titoli stessi.

Si tratta di un effetto mouseover (evento mouseover da un punto di vista più di programmazione): quando il puntatore del mouse passa sopra un elemento, questo cambia aspetto, ad es. un pulsante diventa di un altro colore, anche questo è un effetto mouseover: la descrizione appare quando il puntatore del mouse viene fatto passare sopra a un'immagine o a un collegamento ipertestualeun’immagine o del testo vengono visualizzati in una finestrella popup, appare un URL sulla barra di stato, ecc. Un esempio tipico e noto a tutti: le descrizioni dei comandi sulle barre degli strumenti (tooltip).

In inglese la “serrandina” è un tipo di mouseover dropdown (è un effetto che appare “a discesa”); non so se esista un termine specifico ma immagino si possa chiamare mouseover dropdown box o mouseover dropdown text.

E in italiano? In un contesto sulla comunicazione, come nel blog del mestiere di scrivere, “serrandina” è perfetto. In istruzioni o materiale di riferimento, dove ci si aspetta terminologia meno informale, andrebbero invece fatte altre considerazioni. Se dovessi proporre un termine, innanzitutto analizzerei il concetto e il relativo sistema concettuale originale (ad es. gli altri concetti subordinati a mouseover dropdown, come mouseover dropdown menu, e i concetti correlati relativi ad altri eventi del mouse, tipo mouseclick), poi, dopo aver verificato l’uso del termine all’interno del prodotto, stabilirei se altrove è diffuso e già standardizzato oppure se esistono alternative in contesti di utilizzo diversi, quindi, se necessario, farei alcune valutazioni in base al tipo di utente finale, ad esempio:

se è un utente generico a cui si vuole illustrare la funzionalità del sito Web, si potrebbe optare per una descrizione come testo a discesa che appare al passaggio del mouse; è una soluzione lunga e non identifica il concetto con un termine univoco ma è accettabile se è l’unica occorrenza: ha il vantaggio di essere esplicita e non costringe l’utente a imparare nuovi termini
se si tratta di un utente con competenze tecniche si potrebbe proporre invece testo a discesa con mouseover (sottinteso “effetto” e/o “evento”); è utile mantenere il riferimento all’inglese mouseover se fa parte del codice che definisce l’evento

In entrambi i casi opterei per testo per il tipo di effetto, anche se è molto generico, perché nelle interfacce grafiche descrizioni più specifiche come casella o riquadro sono già associate a concetti ben definiti, ad es. casella di testo corrisponde all’inglese textbox e implicherebbe l’inserimento di testo da parte dell’utente, invece non previsto qui: ecco sottolineata l’importanza dell’analisi del sistema concettuale, che identifica l’esistenza del concetto coordinato mouseover dropdown textbox e aiuta ad evitare incongruenze ed errori terminologici.

Vedi anche: border / boundary / edge / perimeter network per alcuni esempi di relazioni tra concetti (subordinati, coordinati, correlati).

È stata fatta una ricerca per il mese febbraio 2010.