Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post di dicembre 2009

Binomi lessicali italiani e inglesi

In Language Log in questi giorni si è parlato di binomi lessicali (in inglese binomial o freeze) e in particolare di binomi coordinati che, usando la definizione di Francesca Masini, sono “stringhe composte da due (o più) elementi lessicali, appartenenti alla medesima categoria e uniti da una congiunzione, che presentano solitamente un ordine relativo fisso (ad es. equo e solidale, gratta e vinci) o preferito (ad es. anima e corpo, sale e pepe)”.

Si tratta quindi di un tipo particolare di collocazione, dove l’ordine degli elementi costitutivi è determinato da tendenze fonologiche, metriche, semantiche e pragmatiche (per saperne di più, i riferimenti in Language Log, ad es. The Chicken or the Egg? A Probabilistic Analysis of English Binomials, e l’articolo di Masini, Binomi coordinati in italiano).

Senza addentrarsi negli aspetti tecnici, è curioso notare che se si confronta qualche esempio di binomi italiani e inglesi equivalenti, l’ordine delle parole nelle due lingue non sempre coincide e infatti è spesso fonte di errori per chi non è di madrelingua: È nato prima l'uovo o la gallina? What came first, the chicken or the egg?

anima e corpo  heart and soul
avanti e indietro  back and forth
baci e abbracci  hugs and kisses
bianco e nero  black and white
cani e gatti  cats and dogs
domanda e offerta  supply and demand
falce e martello  hammer and sickle
l’uovo o la gallina  the chicken or the egg
sano e salvo  safe and sound
vivo o morto  dead or alive
Giulietta e Romeo  Romeo and Juliet

E anche se non si tratta di binomi coordinati:

agrodolce  sweet and sour
né carne pesce  neither fish nor fowl

Ce ne sono sicuramente molti altri ma concludo invece con un paio di esempi di binomi dove la sequenza delle parole è la stessa in italiano e in inglese:

alti e bassi  ups and downs
forte e chiaro  loud and clear
leggere e scrivere  read and write
pelle e ossa  skin and bone(s)

Nota: la funzionalità ZanTip permette di consultare le parole di questo post nei Dizionari Zanichelli, ad es. basta fare doppio clic su collocazione per verificarne il significato linguistico.

Auguri politicamente corretti

In molti paesi di lingua inglese resiste la tradizione dei biglietti di auguri da sistemare sul caminetto o mettere in bella mostra in altri modi con un apposito card holder.

Per Natale ne ricevo parecchi anch’io da Stati Uniti, Irlanda e Inghilterra, ed è divertente vedere come svelino il continente di provenienza anche senza busta: la parola Christmas sembra del tutto bandita da quelli americani, dove la formula di auguri che va per la maggiore è Happy Holidays o simili (ad es. Holiday Cheer e Holiday Greetings) ma si vedono molto anche combinazioni di due o tre parole che includono Peace, Love e/o Joy (ad es. Love, Smiles and Happiness). Le immagini americane di solito sono neutre (ad es. paesaggi invernali, fiocchi e pupazzi di neve, poinsettie, ecc.) e sono rari i simboli più tradizionali come alberi di Natale o candele.

Happy Holidays

Insomma, un vero trionfo del politically correct (il 21 dicembre ho addirittura ricevuto tre email dagli USA intitolati Happy Solstice, in sostituzione dei più tradizionali auguri natalizi). Personalmente trovo abbastanza ridicolo che si voglia vedere un significato religioso in una tradizione che equivale ormai a un semplice atto di cortesia, ma c’è invece chi prende la cosa seriamente: impossibile dimenticare la reazione irata di un collega americano di origine israeliana verso un’ignara collega asiatica che, pensando di fare un gesto gentile verso europei e americani, aveva mandato un tipico messaggio di auguri natalizi…

Non siamo immuni a questa tendenza neanche in Europa (in Inghilterra era stata addirittura coniata la parola macedonia Winterval, da winter+festival, per descrivere in modo neutro questo periodo festivo), però nel Regno Unito e soprattutto in Irlanda continuano ad esistere i biglietti con auguri e simboli tradizionali. E, per quanto kitsch possano essere, a me fa sempre piacere trovarli nella cassetta delle lettere, soprattutto in questi tempi di comunicazioni quasi solo elettroniche. 

Per rimanere in tema, parlano dell’etimologia di parole inglesi legate al Natale (ad es. Christmas, Yule, frankincense, myrrh, merry) il blog Collins Language in We owe you an Etymology e The Virtual Linguist in Merry Christmas. Sull’etimologia di parole italiane natalizie (ad es. presepe, torrone, vischio, elfo, ghirlanda), Il Natale, a carole nel portale Treccani.

Vedi anche: Alcuni termini natalizi inglesi.

Terminologia giuridica – Atti Realiter 2009

Sempre a proposito della giornata scientifica Realiter 2009, Terminologia e plurilinguismo nell’economia internazionale, avevo trovato molto interessante anche Le peculiarità del linguaggio giuridico. Problemi e prospettive nel contesto multilingue europeo di Maria Teresa Sagri, che aveva evidenziato le complessità, anche linguistiche, nel disciplinare in maniera uniforme l’attività normativa dell’UE: gli ordinamenti nazionali sono fortemente ancorati nel contesto storico-sociale a cui appartengono e non sempre convivono facilmente con norme di origine comunitaria.

L’impatto sulla terminologia del diritto comunitario è notevole, si registra ad esempio:

genericità terminologica (molta iperonimia) dovuta alla difficoltà di trasposizione tra le diverse lingue, con conseguente ambiguità giuridica e recepimento complesso nei singoli ordinamenti;
“colonizzazione” da parte di termini ed espressioni comunitarie che entrano nelle tassonomie nazionali (ad es. moneta unica, sussidiarietà, libro bianco);
neologismi semantici  (ad es. persona legale da legal person);
neologismi combinatori (ad es. danno ambientale dove danno è usato con accezione civilistica e non penalistica);
mancata uniformità linguistica (ad es. coesistono recesso, risoluzione e rinuncia, oppure biologico ed ecologico).

In questa situazione non sono rari gli errori terminologici che possono a loro volta causare problemi giuridici. Ecco quindi che si ricorre sempre più all’informatica giuridica per creare strumenti linguistici di controllo e soprattutto si sta lavorando a un approccio con ontologie formali che rappresentino le conoscenze giuridiche codificandole in base alle loro proprietà, svincolate dai linguaggi naturali, per consentire una comparazione più scientifica dei diversi sistemi giuridici e una migliore valutazione dell’effettivo livello di equivalenza linguistica, come descritto in dettaglio nel testo dell’intervento.

Terminologia e plurilinguismo – Atti Realiter 2009

Realiter - Rete panlatina di terminologia Sono stati pubblicati gli atti della giornata scientifica Realiter 2009 dedicata a Terminologia e plurilinguismo nell’economia internazionale.

Strategie traduttive e non-traduttive nella comunicazione al pubblico dei prodotti mass-market è l’intervento di Andrea di Gregorio di cui avevo già parlato in Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?

Per applicazioni pratiche ed esempi di lavoro terminologico, si possono ricavare informazioni molto utili da Un glossario terminologico IT/ES nel Settore Bancario (Franco Bertaccini e Claudia Lecci) e Il Centro regionale di documentazione scientifica della Lombardia (Elisabetta Oliveri e Antonella Folino).

Interessante anche L’attività terminologica e le dinamiche dei cambiamenti sociolinguistici  di Giuseppe G. Castorina, in cui viene sottolineata l’importanza, in un contesto europeo, di ricorrere a terminologia i cui elementi compositivi siano condivisi da un maggior numero possibile di lingue e culture, ovvero di recuperare elementi lessicali che costituiscano un europese per la comunicazione nell’ambito dell’UE, con un registro linguistico universale. L’intervento è ricchissimo di esempi di terminologia tecnico-scientifica, specialmente in campo medico, finanziario e informatico (c’è anche briefcase) e include molti riferimenti all’eponimia. Viene inoltre fatta la proposta di inserire nelle schede terminologiche dati e indicatori che consentano di valutare, tra i termini esistenti, quelli più trasparenti e più comprensibili a livello europeo e internazionale:

Indice di Diffusione Europea (IDE), il numero di lingue dell’UE in cui il termine presenta variazioni minime e non rilevanti ai fini della comprensione.
Indice di Diffusione Internazionale (IDI).
Indice di Trasparenza e Comprensibilità Internazionale (ITCI), valutabile in base alla presenza, tra le componenti dei termini, di confissi, elementi, affissi che appartengono a eurofamiglie lessicali; al numero di occorrenze nella rete e in repertori lessicali quali la Academic Word List; alla diffusione internazionale dei processi di creazione dei termini.

È un approccio sicuramente condivisibile in teoria ma non sempre fattibile in pratica, come dimostrano gli innumerevoli prestiti in campo tecnologico, spesso entrati nella lingua attraverso i cosiddetti early adopter, prima quindi che eventuali terminologi possano intervenire proponendo neologismi più ragionati da un punto di vista linguistico ma che non rispecchiano l’uso effettivo nella lingua. Castorina, ad esempio, suggerisce accesso di servizio come possibile alternativa per backdoor ma questa soluzione, oltre ad essere fuorviante (backdoor identifica un metodo di accesso alternativo e non autorizzato a un programma o a un sistema di sicurezza) non recepisce che backdoor in inglese è un neologismo semantico, ovvero viene conferito un nuovo significato a una parola comune (“porta sul retro” con il significato di “segreto, non dichiarato” quando usato in forma aggettivale), ma non sempre le metafore su cui sono formati molti neologismi semantici sono riproducibili allo stesso modo in tutte le lingue, neanche se hanno basi lessicali comuni: basti pensare a ribbon, nudge, cookie. Nel caso specifico di backdoor, il prestito ha inoltre il vantaggio di essere breve e facilmente memorizzabile e di identificare in modo univoco un concetto specifico, caratteristiche difficilmente associabili a un termine più “internazionale” e trasparente, ma generico, come un eventuale accesso non autorizzato.

Dizionario di Babbo Natale

Dizionario di Babbo Natale - Fabbri Editori, 1999Un libro che trovo molto divertente e che in questo periodo è sempre in giro per casa è Dizionario di Babbo Natale di Gregoire Solotareff (titolo originale Dictionnaire du Père Noël; traduzione italiana, molto efficace, di Paola Parazzoli). Contiene un centinaio di immagini in ordine alfabetico che illustrano voci spesso insolite ma che ovviamente fanno sempre riferimento a Babbo Natale.

figlia: per fortuna Babbo Natale non ha una figlia; noi sappiamo come la vestirebbe e lei correrebbe il rischio di essere mangiata dal lupo. figlia irriconoscibile: quando si è appena fatto la barba, Babbo Natale è irriconoscibile e fa paura ai suoi elfi. irriconoscibile

Il volumetto è ormai fuori catalogo ma se vi capita di trovarlo in una libreria di remainder, provate a darci un’occhiata: sarebbe un regalino sicuramente gradito (un po’ ingombrante come stocking filler, per prendere in prestito un’espressione inglese, ma l’idea è quella).

Auguri a tutti!

Vedi anche: Alcuni termini natalizi inglesi

Nomi irlandesi: Donal

Ieri a un notiziario radio ho sentito che il papa ha accettato le dimissioni del vescovo di Limerick, Donal Murray. Il nome è stato pronunciato Donald e così mi è venuta la curiosità di fare una rapida verifica che ha confermato che il nome viene riportato erroneamente come Donald anche da molti quotidiani italiani (esempi qui), mentre le fonti in lingua inglese sono sempre corrette.

Il nome proprio irlandese, abbastanza comune, è infatti Donal, senza la -d finale (se presente, indicherebbe probabile appartenenza alla Church of Ireland, quindi religione protestante e non cattolica, o comunque origine non irlandese).  

Vedi anche: Pronuncia di nomi propri stranieri

Oggetti del decennio in UK

A portrait of the decade - BBC News MagazineBBC News Magazine fa un ritratto dei primi dieci anni del XXI secolo (in inglese the Noughties, da nought; in italiano anni zero) scegliendo dai contributi dei lettori i 20 elementi più rappresentativi per ciascuna di queste categorie: persone, parole, notizie, oggetti e cultura.

Può essere divertente dare un’occhiata al risultato finale per vedere quante scelte sono tipicamente britanniche, quindi difficilmente riconoscibili se non si segue la cultura locale, e quante invece sono riconducibili a un mondo globalizzato, per cui anche in Italia o altri paesi verrebbero viste come rappresentative del decennio appena trascorso. Indovinato? Prevalgono decisamente i riferimenti al mondo anglosassone.

Mi aspettavo comunque una certa globalizzazione nella categoria degli oggetti, e invece, a parte esempi prevedibili legati alla tecnologia, come BlackBerry, iPod, auricolare Bluetooth (Bluetooth earpiece), TV a schermo piatto (flat-screen TV), Playstation, navigatore satellitare (Sat-nav) e Skybox, e un esempio di moda recente che ha attecchito anche qui, gli stivali australiani Ugg, tutto il resto è connotato culturalmente e localmente, a partire da oggetti molto comuni a cui un italiano probabilmente non darebbe importanza, ad es. la pattumiera con ruote (wheelie bin) come quelle per la raccolta differenziata nei nostri condomini, il giubbotto catarifrangente (high-visibility vest) e la piastra per i capelli (hair straightener).

Ci sono poi oggetti legati alla società britannica, come il grattacielo di Londra soprannominato The Gerkhin, l’abbonamento ai trasporti londinesi Oyster card, e hoody (o hoodie), le felpe con cappuccio che sono diventate sinonimo di giovani criminali (coprendo il volto si riesce a mascherare la propria identità se ripresi dalle telecamere a circuito chiuso, diffusissime nel Regno Unito).

Interessante notare le voci legate all’ambiente: oltre a wheelie bin, appaiono Toyota Prius, i generatori eolici (wind turbine), le borse per la spesa riciclabili da usare al posto delle buste di plastica (bag for life) e le cassette di prodotti biologici (organic vegetable box) simili a quelle che in Italia si comprano tramite i gruppi di acquisto solidale (GAS).

Sicuramente prima della fine dell’anno appariranno classifiche del genere anche in Italia. Sono curiosa di vedere cosa salterà fuori!

Vedi anche: Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA per vari esempi di parole in evidenza nel 2009, aggiornato con vari link tra cui Noughtyisms: the best words of the decade, una divertente carrellata di neologismi inglesi nati nell’ultimo decennio.

Aggiornamento 15/12/2009 – sul Corriere della Sera Cosa resterà di questi anni zero?

Na’vi, nuova lingua artificiale aliena

Avatar - sito ufficiale del filmNei media di lingua inglese in questi giorni viene dato gran risalto al film Avatar (ieri la prima mondiale). La fantascienza non mi appassiona affatto ma mi hanno incuriosita i dettagli sulla lingua parlata dai Na’vi, gli umanoidi del pianeta Pandora. È stata creata ad hoc dal linguista Paul Frommer che ne ha definito fonologia, morfologia, sintassi e lessico in modo che suonasse credibile ma allo stesso tempo aliena e non associabile ad alcuna lingua esistente. La trama di Avatar prevedeva che gli umani fossero in grado di apprenderla e quindi sono stati privilegiati fonemi e strutture grammaticali abbastanza rari ma comunque usati in alcune lingue naturali. Ne è risultata una lingua complessa, come illustrato da alcuni esempi fatti da Frommer*.

Fonologia – La lingua na’vi non ha alcune consonanti molto comuni in inglese e altre lingue naturali, come le occlusive sonore /b/, /d/ e /g/, la fricativa /ʃ/ e le affricate /ʧ/ e /ʤ/ (rese in inglese con sh, ch e j), ma si distingue per tre consonanti eiettive /k’/, /p’/ e /t’/ per produrre le quali l’aria non viene emessa dai polmoni ma dal sollevamento della laringe a glottide chiusa (l’ortografia nella trascrizione na’vi è kx, px e tx). La lunghezza delle vocali non è una caratteristica distintiva come in iconfronto tra alcuni suoni della lingua na'vi e dell'inglese - BBC Newsnglese (ad es. ship <> sheep) ma è importante per la prosodia e quindi influenza la pronuncia degli attori; l’accento grafico su una vocale in finale di parola indica così che la vocale è breve (come sarebbe in italiano; in questa posizione in inglese, invece, può solo essere lunga).
[Aggiornamento: video con pronuncia di vocali e consonanti eiettive]

Morfologia – Vengono usate strutture raramente presenti nelle lingue umane, come un sistema tripartito nella declinazione dei sostantivi (si distingue tra il soggetto di un verbo transitivo, quello di un verbo intransitivo e l’oggetto) e infissi inseriti all’interno della radice di un verbo per indicare il tempo, ad es.  taron, “cacciare”, diventa tolaron al passato.

Sintassi – La morfologia flessiva consente un ordine delle parole quasi del tutto libero.

Lessico – Il regista James Cameron aveva già ideato una quarantina di nomi di persona, luoghi e animali, dal suono vagamente “polinesiano”. Su questa base è stato sviluppato il resto del vocabolario, che al momento conta circa un migliaio di parole ma verrà quasi sicuramente espanso. Alcuni esempi (da BBC News e The Times):  

kaltxì ciao (quando ci si incontra)
kìyevame ciao (arrivederci)
srane
lrrtok sorridere
nga tu
fngap metallo
atxkxe terra
tskxe roccia
skxawng idiota
Ngaru lu fpom srak? Come stai?
Tsun oe ngahu nìNa’vi pivängkxo a fì’u oeru prrte’ lu È un piacere poter parlare con te in Na’vi
Fìskxawngìri tsap’alute sengi oe Chiedo scusa per questo idiota
Oeri ta peyä fahew akewong ontu teya längu Il mio naso è pieno del suo odore alieno

lingua navi
* Fonti: Skxawng! (New York Times) e Brushing up on Na’vi, the Language of Avatar (Vanity Fair), entrambi con clip audio di alcune frasi, e An interview with Paul Frommer, Alien Language Creator for Avatar (blog Unidentified Sound Object).  
Interessante anche Gee Wiz, Alien Language (blog The Lousy Linguist). 

Aggiornamento 19 dicembre 2009 –  Language Log ha pubblicato Some highlights of Na’vi, un intervento dettagliatissimo di Paul Frommer con informazioni su fonetica, fonologia, struttura sillabica, restrizioni fonotattiche, sostantivi (il numero può essere singolare, plurale, duale e triale e ci sono sei diversi casi), verbi, aggettivi, pronomi, preposizioni e posposizioni e sintassi. Sono stati inoltre creati la voce Na’vi language in Wikipedia e il sito Learn Na’vi, con vocabolario, grammatica e fonologia e, per chi vuole scaricarla e stamparla, la Na’vi Language Pocket Guide in formato PDF.

… 
PS  In tutti gli articoli e nel video qui sopra viene citata quella che finora era stata la lingua artificiale “di fantascienza” più famosa, il klingon di Star Trek, altrettanto complessa e addirittura parlata da molti appassionati e con un suo codice ISO. Niente a che vedere, ovviamente, con la lingua dei marziani di Mars Attacks! di Tim Burton, che consiste di un’unica parola ripetuta, ack: sembra che nella prima stesura del copione ack ack ack fosse un segnaposto per le battute dei marziani, tipo bla bla bla, in attesa di creare la lingua marziana che poi non si è mai materializzata.

La Language Creation Society fornisce informazioni dettagliate sulla “costruzione” di lingue artificiali (anche dette conlanguage, da constructed language); per una panoramica completa c’è il libro In the Land of Invented Languages di Arika Okrent.

dizionario…

Gergo aziendale inglese

Alcuni degli esempi nel post itanglese sono prestiti che arrivano direttamente dal cosiddetto corporate speak (o corporate doublespeak), il gergo usato nelle aziende americane, inglesi e multinazionali per rendere più interessanti concetti a volte banali (le buzzword che da un momento all’altro sono sulla bocca di tutti, come ad es. slide deck, playbook, stakeholder), oppure eufemismi per mascherare concetti sgradevoli.

 Dilbert - buzzword bingo 
Per chi è interessato all’argomento, ho raccolto qualche riferimento in inglese.

50 office-speak phrases you love to hate propone esempi dei lettori di BBC News. Anch’io ho una certa avversione per evangelist (esperto che condivide conoscenze su un prodotto; inquietante che sia anche un ruolo e non un termine ironico), granularity (per indicare il livello di dettaglio), going forward (“d’ora in avanti”) e le combinazioni con paradigm (in genere significa “modello” o “esempio”), ad es. paradigm shift (un approccio diverso). 

Thirty words and phrases you need to stop using today dà altri esempi, tra cui ho sempre trovato fastidiosi il verbo leverage (“sfruttare”, “usare a proprio vantaggio”), takeaways (usato al plurale: le informazioni utili che si ricavano da una riunione o presentazione) e competency (in particolare core competencies, l’insieme di conoscenze ed esperienze necessarie per un’attività specifica. Chissà perché viene preferito a competence…).

Councils get banned jargon list fa riferimento a un elenco di 200 parole messe al bando dalle amministrazioni locali britanniche, tipiche del burocratese e spesso prese in prestito dal gergo aziendale, come ad es. taxonomy, holistic, synergies.

Corporate crapspeak cita invece varie espressioni più o meno eufemistiche per descrivere la riduzione del personale: declutter, decruit, euthanise, harden up the synergies, optimisation of the use of internal resources, rank and yank, rightsize.

Plain English Campaign da 30 anni combatte il burocratese ma anche il gergo aziendale come quello che è valso alla Coca Cola uno dei Golden Bull (una specie di “tapiro”) appena assegnati per il 2009. Tipici gli esempi di management speak come be proactive not reactive e think outside the box (pensare in maniera non convenzionale), ma l’elenco potrebbe essere facilmente arricchito con tutte le altre frasi che tanto piacciono ai middle manager delle multinazionali, ad es. we need to do more with less.

Infine, per sorridere: esempi di cartelle di buzzword bingo (vignetta di Dilbert) qui, qui e qui e frasi di corporate speak create automaticamente da Business Sentence Generator.

Aggiornamento 15/12/2009 – The Telegraph ha pubblicato un elenco delle 20 frasi fatte più fastidiose che si sentono in ufficio. In cima alla classifica At the end of the day, seguito da What goes around, comes around e It’s not rocket science. Si piazza bene anche Give [somebody] the heads up (preavvisare, allertare), frase molto amata dagli americani.

Aggiornamento 18/1/2010 – Altri esempi di gergo aziendale in Workplace Lingo e in Office workers being invited to "bite the reality sandwich".

itanglese

Le aziende parlano l’itanglese fa una carrellata sulle parole inglesi più usate nelle aziende italiane, un fenomeno che, a quanto pare, ha avuto un aumento del 773% negli ultimi nove anni (dettagli della ricerca qui). Alcuni esempi citati: brainstorming, mission, conference call, performance, business (con tutte le sue variazioni, ad es. modello di business e core business), benchmarking e human resources (o, più colloquialmente, “accaerre”).

Aggiungerei step, feature, feedback, guideline, deadline, policy, ad es. policy aziendali, tool, trend, competition, marketplace, outsourcing, customer service/care, tanto per fare i primi esempi che mi vengono in mente: forse passaggio o passo, caratteristica o funzionalità, commenti e/o suggerimenti, linee guida, scadenza, regole o criteri, strumento, tendenza, concorrenza, mercato, esternalizzazione e assistenza ai clienti non sono abbastanza espressivi?

Ci sono poi alcuni prestiti che appaiono forse più giustificabili perché difficili da rendere in italiano con un unica parola, come roadshow (un evento commerciale che si sposta di città in città), stakeholder e pain point (problema specifico ma spesso complesso da risolvere).

Infine confesso che mi sta particolarmente antipatico un termine in prestito dal football americano, playbook, ovvero gli schemi di gioco di una squadra e quindi le strategie per una campagna politica o pubblicitaria o le modalità dettagliate che vengono definite per un nuovo tipo di progetto.


Vedi anche: Gergo aziendale inglese e Britalian: britaliano o anglo italiano?

Immagini, traduzione automatica e tazze

Con i sistemi di traduzione automatica come Google Translate e Microsoft Translator è sempre più difficile vedere traduzioni come quelle che io trovavo esilaranti, tipo “addolorisi con i ventilatori dell’ape Gee” (mourn with Bee Gee fans, titolo apparso dopo la dipartita di uno dei cantanti) o “le lampadine della molla” (spring bulbs come tulipani e narcisi).

Qualche sorrisetto può ancora capitare in alcuni siti di immagini stock dove le parole chiave (keyword) associate a ciascuna foto e illustrazione sono presumibilmente tradotte automaticamente. Ecco ad esempio qualche risultato in Shutterstock, con l’italiano come lingua di ricerca, per la parola tazza:

alcuni risultati per la parola chiave 'tazza' in Shutterstock.com

Chi parla inglese fa presto i collegamenti: cup non è solamente la tazza tradizionale con il piattino ma anche il bicchiere di carta o di plastica (paper cup e plastic cup) e la coppa data in premio, ad esempio nei tornei di calcio; rubber cup è anche una ventosa di gomma e quindi cup plunger spiega lo sturalavandini (da non usare però per la tazza del water, toilet bowl!).  Mug, invece, è sia il tazzone alto che il boccale da birra. Più divertente, e sicuramente disorientante per chi non conosce l’inglese, il risultato con la foto segnaletica (mug shot, infatti mug è anche un sinonimo informale per faccia) e soprattutto la descrizione associata alla relativa immagine: “colpo della tazza dell’uomo Medio Evo” (mug shot of middle aged man)!

Vedi anche: post sulla traduzione automatica ed Espressioni idiomatiche inglesi per un altro esempio di cupbicchiere.

È stata fatta una ricerca per il mese dicembre 2009.