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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Britannia in Brief

Britannia in Brief Ultimamente sono parecchi ad arrivare qui con ricerche sulle differenze culturali tra America e Inghilterra. Per chi ha voglia di leggere un libro in inglese, suggerisco Britannia in Brief, una guida semiseria a diversi aspetti della cultura della Gran Bretagna.

Esistono innumerevoli libri sull’argomento e anche questo tratta di luoghi, società, mass media, spettacoli, personaggi famosi, sport, politica e istituzioni, lingua, vita quotidiana, ecc.

Per chi fa la ricerca di cui sopra, però, Britannia in Brief potrebbe essere più utile di altri titoli perché spesso spiega peculiarità britanniche facendo riferimento ad aspetti paragonabili della cultura americana, come nella sezione sul cibo dove varie schifezze dolci amate dagli inglesi vengono descritte e confrontate con prodotti americani equivalenti, ad es. gli Smarties sarebbero simili agli M&M’S ma più grandi (altri esempi qui). 

C’è anche il blog, Britannia in Brief, con commenti su notizie e notiziole dal Regno Unito.

Di tutt’altro livello un blog che, come ho già detto, mi piace molto: Separated by a common language, osservazioni sull’inglese britannico e l’inglese americano e relative note culturali di una linguista americana che vive in Inghilterra..

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6 commenti a “Britannia in Brief”

  1. 23 settembre 2009 11:02

    Isabella Massardo:

    Ma non è che tutta questa enfasi sulle differenze culturali alla fine non fa altro che favorire l’incomprensione/l’intolleranza? Just a thought….

  2. 23 settembre 2009 11:12

    Isabella Massardo:

    Mi spiego: è solo una riflessione, nata dal fatto che sto cercando di riscrivere il testo del mio sito.

  3. 23 settembre 2009 11:23

    @ Isabella:
    non sarei troppo pessimista. Ho vissuto parecchi anni in un ambiente davvero multiculturale e ho visto che anche nel caso di persone diciamo “meno predisposte”, più diventavano consapevoli delle differenze, più aumentava la loro tolleranza. Purtroppo gli intolleranti si rifiutano invece di conoscere e capire.

    Ad ogni modo questo libro non è certo un serio tomo scientifico, anzi! 😉
    Ecco ad esempio come descrive il quotidiano The Times:

    «Referred to in the Victoria era as “The Thunderer” and the paper of record for much of its two-hundred-plus-year history, The Times has withered in the last couple of decades to become just another cente-right, tabloid-sized fruit on Rupert Murdoch’s tree. Think of The New York Times deteriorating into a tabloid version of USA Today

    Licia

  4. 23 settembre 2009 11:29

    @ Isabella:
    ho visto il secondo commento solo dopo aver commentato l’altro…

  5. 23 settembre 2009 13:20

    Isabella Massardo:

    Nessun problema. 🙂 E’ un punto su cui sto riflettendo da qualche tempo, anche dopo aver letto la sezione “Le differenze culturali” sul sito di una collega olandese: http://www.consulenza-italiana.com/

    A novembre la Camera di Commercio italiana in Olanda organizzerà un workshop proprio su questo argomento. Io pensavo che, essendo noi tutti quanti _europei_, dovremmo sviluppare “naturalmente” un po’ di tolleranza.

    La cosa che mi meraviglia è che le differenze culturali sono sempre basate su delle piccolezze. E’ così grave mangiare lasagne e insalata contemporaneamente? E ricevere un mazzo di crisantemi da un olandese che vuole solo fare un gesto gentile? 🙂

  6. 23 settembre 2009 14:02

    @ Isabella:
    Sono d’accordo, specialmente in Europa le differenze culturali andrebbero prese per quello che sono, con un po’ di leggerezza.

    E a proposito di differenze culinario-alimentari, quando vivevo in Irlanda spesso i colleghi della stessa nazionalità organizzavano una cena con piatti tipici del loro paese. Gli olandesi, però, pur partecipando sempre alle mangiate, sembravano parecchio restii a cucinare loro e, visti gli stereotipi (la presunta tirchieria olandese), puoi immaginare a cosa dessimo la colpa! Quando infine è arrivato il loro turno, abbiamo capito: erano visibilmente a disagio nel proporre soprattutto agli italiani il loro piatto forte, la zuppa di piselli (erwtensoep, se ben ricordo?). Invece era stato un successone, proprio perché era un gusto completamente diverso da quelli a cui eravamo abituati…

    Invece sui crisantemi sfondi una porta aperta: sono cresciuta vedendoli come fiori recisi da tenere in casa, anzi, la leggenda familiare vuole che sia stato proprio un mazzo di crisantemi che aveva con sé mia madre maestra all’uscita da scuola a farle conoscere mio padre, grazie un commento spiritoso su quanto le dovessero voler bene i suoi scolari per regalarle proprio tali fiori… e qualche anno dopo sono nata io!

    Licia