Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post di agosto 2009

Il Corriere e le parole “tech” da non usare più

Le parole tech da non usare più - articolo del Corriere della Sera Grazie a Paola ho letto, anche se con qualche giorno di ritardo, Le parole «tech» da non usare più, un articolo del Corriere della Sera che si riprometteva di mettere in evidenza “espressioni o vocaboli che, secondo Business Week, è meglio non pronunciare in un colloquio di lavoro per non sembrare obsoleti” ma che invece ha mostrato una notevole confusione nel proporre un argomento a sfondo tecnologico, come ben sottolineato dai commenti dei lettori.

Innanzitutto non credo abbia molto senso prendere un articolo scritto in inglese, con riferimenti specifici a quella lingua, e riproporlo a lettori italiani con gli stessi esempi, senza adattamenti, addirittura suggerendo che al posto di un verbo spacciato come italiano (ma che in realtà non ha mai avuto una diffusione significativa) ne venga usato uno inglese:

Peggio ancora va se provate la locuzione surfare sul web, legata a un’internet della prima ora ormai molto, troppo «vintage». Il massimo, per esprimere il concetto di navigare, è usare to google.

Stupisce però ancora di più come concetti diversi e relativa terminologia siano stati confusi tra loro, senza verificare se effettivamente ci fosse sinonimia. Faccio un esempio non informatico: è come se avessero affermato che, per fare riferimento a un sistema di comunicazione molto diffuso qualche decina di anni fa, la parola telex è superata e al suo posto si dovrebbe dire email!

Stando all’articolo, infatti, sarebbero le “parole tecnologiche” che descrivono soluzioni o tecnologie a diventare obsolete, anziché le tecnologie stesse, una conclusione che lascia parecchio perplessi. Va invece considerato che di solito la terminologia che descrive tecnologie mature, quindi poco suscettibili a ulteriori evoluzioni, è consolidata e raramente soggetta a modifiche.

La nota aggiunta dalla redazione per precisare il senso dell’articolo non elimina i dubbi:

[…] uno spunto interessante per sottolineare come il linguaggio sia ormai destinato a essere molto spesso in ritardo rispetto all’evoluzione della tecnologia, come ben dimostra il proliferare di termini che cercano di definire “creature” sempre più ibride quali i netbook, i tablet pc, gli Ultra Mobile Pc, Mobile Internet devices, etc

Non è chiaro cosa intendano con “ritardo” del linguaggio, visto che i nuovi concetti che risultano da innovazioni e evoluzioni tecnologiche non potrebbero diffondersi se non fossero loro associati dei nomi che li descrivono e che permettono di differenziarli da concetti simili: è proprio il caso dei termini portati ad esempio (netbook, tablet PC, UMPC e MID). Ogni lingua ha le sue strategie per scegliere la terminologia che deve rappresentare nuovi concetti, in particolare quelli nati in altri contesti linguistici; è noto che l’italiano ricorre volentieri al prestito, ma questo non va visto come un’incapacità di stare al passo con l’innovazione, come forse implica la nota del Corriere, bensì come una delle tante possibilità di formazione di neologismi da sempre in uso nella nostra lingua.

Per finire, una modifica dell’articolo rispetto alla prima versione cerca di deviare alcune responsabilità sul testo originale ma, secondo me, non fa che sottolineare la confusione fatta tra argomenti potenzialmente obsoleti e la terminologia necessaria per discuterli:

Versione originale Versione modificata
L’Extranet, invece, popolare alla fine degli anni ‘90 è diventata electronic data interchange, ovvero EDI e non ha più senso, riferendosi alle reti interne, parlare di Intranet ma, se si vuol identificare una rete privata, l’acronimo da usare è VPN che sta per Virtual private network. L’Extranet, invece, popolare alla fine degli anni ‘90 è diventata Electronic data interchange, ovvero EDI e non ha più senso riferendosi alle reti interne, parlare di Intranet. Secondo il settimanale americano, che forza il significato dei termini in questione, per identificare una rete privata è meglio utilizzare l’acronimo è VPN che sta per Virtual private network.

 

Vedi anche:

Chiavetta USB, per un esempio di come alcune innovazioni possano inizialmente portare alla coesistenza di termini diversi, con la tendenza però alla standardizzazione e quindi alla scomparsa della terminologia ridondante, o comunque alla riduzione della sua frequenza d’uso, man mano che la tecnologia diventa più diffusa e più matura.

Attenzione alle spalle…, per un esempio di considerazioni terminologiche quando viene introdotto un nuovo concetto in un’altra lingua.

Infine, altri esempi di una certa disinvoltura del Corriere nel comunicare informazioni in origine in inglese: cross country race, tuxedo cat, lens, eastern egg e la pronuncia di love.

Giornata di studi sulla traduzione

Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Modena e Reggio Emilia Il 28 settembre parteciperò alla giornata di studi Il mestiere del traduttore tra nuove competenze e nuove tecnologie, organizzata dall’Università di Modena e Reggio Emilia in occasione della Giornata europea delle lingue. Dal programma:

Il dibattito sulla qualità traduttiva e la formazione dei traduttori è sempre più portato ad accogliere considerazioni che allargano l’orizzonte disegnato dai tradizionali ambiti disciplinari nei quali la traduzione viene discussa. […]

Gli strumenti a servizio del traduttore vanno dalle memorie di traduzione, ai software di indicizzazione e ricerca testuale fino alle banche dati terminologiche. Questi strumenti, nati nel settore della localizzazione del software, sono poi stati adottati anche in altri ambiti della traduzione professionale e nelle grandi organizzazioni istituzionali e commerciali. In parallelo altri settori, come quello della traduzione audiovisiva, hanno conosciuto di recente una notevole espansione e l’emergere di modalità di lavoro ad alto tasso di innovazione tecnologica.

La giornata […] si propone di approfondire queste tematiche mettendo a confronto i punti di vista di esperti del mondo accademico, istituzionale e produttivo.

Il mio intervento è Le opportunità della gestione della terminologia nelle aziende.

Maggiori informazioni nel programma della giornata, che sarà a Modena ed è aperta al pubblico.


Vedi anche: Convegno Tecnologie per la traduzione

Alla radio: hello e differenze “asiatiche”

helloUn po’ prostrata da una forma pseudo-influenzale, da un paio di giorni ne sto approfittando (si fa per dire!) per ascoltare qualche programma radio. Alla BBC, su Radio 4, piacevole anche se un po’ lunghetta l’ultima puntata di Fry’s English Delight sulla storia di hello (o hallo), saluto che si è diffuso in inglese solo con l’avvento del telefono. 

Ho trovato interessante anche Love At First Site, servizio sui siti Web rivolti a chi ha radici in Asia meridionale ma vive nel Regno Unito e cerca un(a) consorte consono/a alle proprie tradizioni. Ne parla Sarfraz Manzoor che è anche l’autore di Greetings from Bury Park, un libro autobiografico in cui descrive come le canzoni di Bruce Springsteen l’abbiano aiutato a conciliare la cultura del paese adottivo, l’Inghilterra, con quella del paese d’origine, il Pakistan: efficaci le descrizioni delle differenze culturali e del periodo dopo l’11 settembre; si deve invece conoscere il repertorio di Springsteen per apprezzare i riferimenti musicali.

A proposito, l’aggettivo inglese Asian è un esempio di come geografia e storia possano influenzare l’uso delle parole: oltre al significato generale relativo all’intero continente, in inglese britannico di solito Asian indica provenienza da India, Pakistan e Bangladesh, mentre in inglese americano in genere fa pensare a Cina, Giappone, Corea, ecc.

NB: i programmi di BBC Radio 4 sono ascoltabili solo per pochi giorni.

Altri falsi amici e parole macedonia

Una turista inglese è rimasta intrappolata per una notte nel municipio di una cittadina francese: era entrata all’hôtel de ville pensando fosse un albergo, aveva approfittato del bagno ma nel frattempo il municipio era stato chiuso. I particolari in UK tourist trapped in French hall (BBC News, su cui si può sempre contare per titoli azzeccati!).

Ancora dal mondo anglosassone, la notizia che in Australia c’è la proposta di aggiungere due nuove stagioni a quelle tradizionali, che mal si adattano ai climi australiani. Vengono suggerite due parole macedonia: sprinter (spring+winter) e sprummer (spring+summer). Ne parlano il Corriere della Sera e più dettagliatamente The Independent.


Vedi anche: post con tag falsi amici e parole macedonia.

Cartelli insoliti

La Caccia online ai crimini linguistici di Il Disinformatico mi ha fatto venire in mente un paio di scritte o cartelli curiosi che ho visto in giro ultimamente, anche se solo il primo ha qualche problemino linguistico:

    evviva grammatica e ortografia        orso?

vietato lavare e lordare

comprati l'attrezzo!!!

ricezione cellulari

 

Il mio preferito comunque rimane il menu altoatesino

PS  Qui si conclude la mia silly season per il 2009!

Mai più presentazioni soporifere ;-)

A quanto pare PowerPoint compie 25 anni. BBC News in The problem with PowerPoint ne approfitta per dare suggerimenti, peraltro già sentiti, su come evitare presentazioni noiose.

Nessun cenno invece a una novità di PowerPoint 2010 che dovrebbe risolvere il problema aggiungendo automaticamente un tocco speciale alle presentazioni. Basterà scegliere tra “Wow Factor”, “Cool Factor  e “Je ne sais quoi Factor  e il pubblico rimarrà finalmente a bocca aperta.

Direttamente da  The PowerPoint Team Blog:

Wow Factor in PPT 2010One click brings your choice of factor to your presentation! Choose between Cool and Wow Factors! And in order to, as they say, kick things up a notch, we’ve worked on a special project with MSR and Microsoft France to implement “Insert a certain… Je ne sais quoi”.

Beh… Siamo in piena silly season e questo è uno scherzo di The PowerPoint Team Blog. L’interfaccia qui sopra è infatti del tutto inventata ma l’ho trovata divertente perché mi ha ricordato certe “trovate” simili (e purtroppo reali) in alcuni prodotti americani di una ventina di anni fa, un incubo per chi doveva localizzare. Ora invece, grazie all’internazionalizzazione e in particolare alle analisi di localizzabilità, raramente si deve affrontare terminologia o interfacce di questo genere.

Vedi anche: altri post che parlano di PowerPoint

Occhi color desktop?!?

Deaf Sentence - amazon.co.ukDavid Lodge dedica il suo ultimo romanzo Deaf Sentence ai suoi traduttori (“conscious that this novel, from its English title onwards, presents special problems for translators”) e lo inizia con una voce di dizionario che elenca i vari significati di sentence (“frase/proposizione”, “condanna”, “sentenza” ma anche “frase memorabile”). Davvero, non deve essere facile tradurre un libro che ha come protagonista un professore di linguistica in pensione con forti problemi di sordità, continui fraintendimenti di quanto gli viene detto ma anche parecchia autoironia: gli effetti comici e i giochi di parole sono assicurati, anche quando i riferimenti non sono del tutto ameni. Molto acute e spesso gustose le innumerevoli osservazioni linguistiche.

Deaf Sentence è sicuramente una lettura piacevole. Non l’ho però trovato all’altezza di altri romanzi di Lodge e infatti temo che me lo ricorderò soprattutto per la descrizione che il linguista ultrasessantenne fa di una ragazza attraente ma molto particolare:

[…] with little make-up, except around her eyes, accentuating their intense blue. It’s like the blue of the Microsoft desktop, luminous but opaque.  

Azzurro desktop?!? Chissà se qualcuno ha mai descritto occhi dello stesso colore con #004E98!?!

Aggiornamento: il 9 settembre è uscita la traduzione italiana, Il prof è sordo.

Faccine orientali diversamente orientate ^_^

Post dal blog precedente, ripubblicato oggi.

Grazie ai colleghi giapponesi e coreani ho scoperto le emoticon orientali, usate anche tra i ragazzi italiani ma forse meno note a chi ha qualche anno in più.

Si sviluppano orizzontalmente secondo il formato (*_*) dove le parentesi (facoltative) indicano la faccia, gli asterischi gli occhi e il carattere centrale la bocca.

A differenza delle emoticon occidentali, che esprimono le emozioni attraverso il carattere usato per la bocca, le emoticon orientali si focalizzano sugli occhi:
:–)  viene sostituito da ^_^ oppure ^-^   mentre  :–( diventa  
;_;  (lacrime!).
Spesso bastano solo i caratteri per gli occhi e così ^^ diventa un sorriso.
Altri esempi qui.

È un argomento ampiamente discusso in rete, ad es. questo articolo de La Stampa riprende l’originale di Live Science per spiegare che gli orientali sono meno plateali degli occidentali e interpretano le espressioni altrui concentrandosi sugli occhi. Sarebbe proprio questo aspetto della cultura orientale che ha fatto nascere emoticon che riflettono una sensibilità diversa

I colleghi orientali hanno confermato che tra le emoticon più usate ci sono quelle che esprimono imbarazzo o nervosismo, con goccioline di sudore rappresentate dal punto e virgola: ^^;;  e   –;;    Anche questa è una differenza culturale: dubito che nel mondo occidentale si senta la necessità di evidenziare questi stati d’animo!

[Aggiornamento 14/8/08: BBC News riferisce oggi di un nuovo studio che conferma che gli appartenenti a culture dell’est asiatico tendono a decodificare le espressioni delle persone basandosi principalmente sugli occhi e non sull’intera faccia come fanno gli occidentali]

Vedi anche: Parola macedonia: animoticon

Niente da leggere per ferragosto?

Qualche suggerimento di letturine recenti con argomenti linguistici per quei pochi che si trovassero davanti al computer senza granché da fare in questa settimana di ferragosto.  

In italiano

Parole da salvare. Per ricordare, ritornare, riconoscersi…, un breve elenco di parole italiane che stanno diventando desuete ma che hanno una notevole forza espressiva (Osservatorio della lingua italiana).

Quel tale mi “perplime”, sul processo linguistico di retroformazione, con vari esempi (la Repubblica).

Il culatello? È il sedere dei bambini, “gastro-dizionario alternativo” di errori divertenti nell’interpretazione di nomi di cibo (Corriere della Sera).

Verbalia, “un paese immaginario fondato dagli appassionati dell’ingegno verbale a cavallo tra il secondo e il terzo millennio. I suoi abitanti sono detti verbivori e si nutrono principalmente di parole, di ogni forma e dimensione”: un sito tutto da scoprire!

In inglese

Language & Literature, risorse a cura della British Library su vari aspetti della lingua inglese, ad es. Sounds familiar? per saperne di più sui diversi accenti del Regno Unito e Dictionaries and Meanings per una panoramica dei dizionari inglesi dal 1500 a oggi.

How the Market Influences What Language You Read In (e commenti) nel blog di Freakonomics, sui fattori che possono influenzare la lingua in cui si sceglie di leggere i romanzi tradotti.

New books to explain new German: una breve panoramica di neologismi registrati recentemente dai alcuni dizionari tedeschi e la conferma che “tutto il mondo è paese” per le lamentele sulle parole straniere entrate nella propria lingua (Deutsche Welle). 

Sign language, una raccolta di cartelli assurdi da tutto il mondo (The Telegraph).

Vedi anche: Fritto misto di ferragosto

tutti al mare

Academese

Dedicato agli amici che lavorano nel mondo accademico: a short thesaurus of common academic phrases

www.phdcomics.com

Idioti e idiomi

In The Guardian la settimana scorsa c’era un intervento interessante sulle espressioni idiomatiche e sul loro ruolo nella comunicazione, The idiotic joys of idioms. Il titolo fa riferimento all’etimologia di idiota e idioma [o più precisamente, come sottolinea .mau.,  idiotismo] che condividono la stessa radice:

idioma: latino idioma -mătis, greco ἰδίωμα -ώματος «particolarità; peculiarità di stile; linguaggio», der. di ἴδιος «particolare»
..
idiota: latino idiota, greco ἰδιώτης «individuo privato, senza cariche pubbliche; inabile, rozzo, ecc.», der. di ἴδιος «particolare, che sta a sé»
..
[fonte:
Vocabolario Treccani]

A completare l’argomento un quiz divertente, adatto alla settimana di ferragosto, Know your idioms?, su espressioni idiomatiche insolite da vari paesi del mondo (e l’ultima domanda è decisamente attuale!).

Know your idioms? -  www.guardian.co.uk

Illustrazione di Julia Suits dal libro I’m Not Hanging Noodles on Your Ear and Other Intriguing Idioms from Around the World.

Vedi anche: Espressioni idiomatiche inglesi

Dictionary humour

Alcuni commenti sull’esaustività o meno dei dizionari mi hanno fatto venire in mente una scenetta esilarante della sitcom inglese Blackadder the third. È l’incontro con Dr Johnson, l’autore di A Dictionary of the English Language, pietra miliare della lessicografia inglese.

I protagonisti sono Dr Johnson (Robbie Coltrane), l’inetto principe reggente (Hugh Laurie) e il suo cinico maggiordomo Blackadder (Rowan Atkinson):

Le parole usate da Blackadder (contrafibularity, anaspeptic, frasmotic, compunctuous e pericombobulation) sono ovviamente inventate ma hanno un loro senso, come spiega Blackadder the third – a dictionary; si trovano anche in The Urban Dictionary assieme a una voce per interfrastically.


PS  Visto il periodo, direi che questo post vada bene per la silly season!

Britalian: britaliano o anglo-italiano?

La parola inglese in evidenza nel Macmillan Dictionary questa settimana è Britalian: il sostantivo indica una persona del Regno Unito di origine italiana e l’aggettivo è usato per descriverericetta Spaghetti Bolognese - Waitrose.com la cucina italiana imbastardita a uso e consumo dei palati britannici (es. i famigerati spaghetti Bolognaise) oppure, più di recente, ingredienti tipici italiani prodotti in Gran Bretagna (ad es. ricotta e mozzarella descritti dalla BBC in Britalian food). Un sinonimo più neutro e formale per Britalian è Anglo-Italian.

In italiano è attestato solo l’aggettivo anglo-italiano. Il calco britaliano è raro: appare tra neologismi del Vocabolario Treccani e viene usato da Marco Niada nel libro La nuova Londra ma immagino sia destinato ad avere una frequenza d’uso bassissima perché non rappresenta concetti di cui si senta l’esigenza in un contesto culturale italiano.

In inglese Britalian è una parola macedonia subito riconoscibile (la parte iniziale corrisponde anche a Brit). Britaliano, invece, è poco efficace: credo si tenda a notare soprattutto –italiano e probabilmente si analizza l’elemento iniziale come br–, forse poco trasparente perché in italiano si preferisce inglese anche quando si intende britannico.

Vedi anche: Itanglese (parole inglesi usate nelle aziende italiane),  “Blogorrhea” e “blogorrea” sono la stessa cosa? (interpretazione delle parole macedonia), Pasta salad e insalata di pasta (cibo e differenze culturali) e Bimbos in stilettos eating pepperoni panini (prestiti italiani in inglese).

Scrutare i cieli con SkyFinder

Un articolo sul Corriere di oggi esordisce con “Dice un prover­bio inglese: «Ogni nuvola ha un profilo d’argento». Nel dramma di Felipe Massa, il ri­svolto positivo è che…” Non capisco perché usare la traduzione di every cloud has a silver lining, visto che la metafora della nuvola in cielo non viene poi ripresa: forse perché l’espressione inglese pare più politicamente corretta dell’equivalente italiana non tutti i mali vengono per nuocere? Mah.

Invece, a proposito di cielo, molto più interessante quello che ho letto su SkyFinder.

SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search A quanto pare nel cinema e nell’elaborazione di immagini viene spesso sostituito il cielo sullo sfondo se non è abbastanza “interessante”. Trovare l’immagine adatta con motori di ricerca tradizionali, usando parole chiave, non è però un processo molto efficiente perché si è costretti a scorrere tra innumerevoli foto non sempre rilevanti.

Un team di Microsoft Research ha sviluppato SkyFinder, un sistema di ricerca di tipo semantico per trovare foto del cielo specificando una serie di attributi, come descritto in SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search:

[…] a set of semantic sky attributes (e.g., category, layout, richness, horizon, sun position) are automatically extracted from each image. Then […] the user can interactively search sky images based on any combination of preferred sky attributes. For example, the query may be “a landscape at sunset with the sun on the bottom left”, “a sky covered with black clouds, the horizon at the very bottom”, or “a clear blue sky with a flying object”.

C’è anche una demo che mostra diversi tipi di ricerca e funzionalità come la sostituzione automatica del cielo sullo sfondo. L’interfaccia è sicuramente intuitiva e ha attirato la mia attenzione perché se venisse inclusa in qualche prodotto penso sarebbe interessante definire i concetti e la terminologia che li rappresenta, trovare gli equivalenti italiani più adeguati e analizzare gli eventuali problemi di localizzazione.

Espressioni idiomatiche inglesi

Non conoscevo il sito The Phrase Finder (grazie Shaheen per la segnalazione!) e l’ho trovato molto divertente: è una raccolta di espressioni idiomatiche inglesi ma anche citazioni e slogan pubblicitari con spiegazioni dettagliate sulla loro origine.  

my cup of teaManca una delle mie frasi preferite, not my cup of tea (una cosa o qualcuno che non piace o con cui non si hanno affinità), ma ci sono altre frasi che hanno a che fare con il e che, come molte altre, evidenziano che in lingue diverse esistono modi di dire simili ma con riferimenti che cambiano in base a ciò che è (o era) più significativo nella cultura di appartenenza, ad es. Not for all the tea in China (“non per tutto l’oro del mondo”) e A tempest in a teapot / A storm in a teacup  (“una tempesta in un bicchiere d’acqua”).
….

Vedi anche: edible idioms 1 e 2 in Taccuino di traduzione 2.0

È stata fatta una ricerca per il mese agosto 2009.