Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post di luglio 2009

metrics – metriche

Un calco molto diffuso negli ultimi anni, specialmente in ambito software, è metriche, dall’inglese metrics:  descrive un insieme di indicatori che consentono di misurare quantitativamente qualcosa che invece di solito è valutato qualitativamente, come ad esempio l’efficienza di un processo, la produttività di persone o la qualità di un servizio.

Anche se inizialmente poteva trattarsi di un falso amico, direi che ora metriche vada considerato un neologismo tecnico perché è ormai molto diffuso. I dizionari italiani, anche le versioni più recenti, non registrano però questa accezione: per il sostantivo metrica sono riportati solo il significato linguistico e quelli matematico e tipografico, molto specifici.

Sicurezza online spiegata dalle Poste italiane

Poste italiane - spazio sicurezza Le Poste italiane hanno un sito sulla sicurezza online. Le informazioni sembrano facilmente comprensibili anche per chi non ha conoscenze in materia: in genere i tipi di frode e vari termini informatici sono spiegati in modo conciso ma chiaro e per maggiori informazioni ci sono collegamenti alle voci del glossario, sempre consultabile da una scheda accessibile da tutte le pagine (una “best practice” consigliabile ad altri siti).

Mi sembra un’ottima idea che potrà essere ulteriormente migliorata. Immagino infatti che l’utente tipico del sito sia una persona senza eccessive competenze tecniche e/o approfondita conoscenza di altre lingue e quindi sarebbe utile che nel glossario:

venga inclusa tutta la terminologia usata nelle varie pagine del sito, ad es. al momento tra le voci mancano smishing e vishing (peraltro descritti altrove);
http://antiphishing.poste.it/phishing.swfper i prestiti venga data una brevissima indicazione sulla loro etimologia, in modo che sia più facile memorizzarli.  Viene già fatto per alcuni termini (ad es. cache e cookie) ma non per altri (ad es. firewall) ed è curioso che al concetto chiave nel sito, phishing, siano sempre associate immagini di pesci e ami ma non venga fatto accenno all’origine del neologismo, forse non così ovvia per chi mastica poco l’inglese ma sicuramente utile per ricordare più facilmente il termine.



Vedi anche: Terminologia e utente tipico e Phishing: truffa, spillaggio o abboccamento?

Navigatori e silly season

È decisamente silly season nei giornali italiani. Scherzi del navigatore satellitare, ad esempio, racconta la disavventura di due svedesi in giro per l’Italia (grassetto mio):

Sognavano Capri, il mare e i Faraglioni, e invece si sono ritrovati a Carpi, in provincia di Modena, sotto il sole cocente della pianura padana. Il tutto per una consonante sbagliata sul navigatore satellitare. […] Peccato però che non avessero fatto i conti con i trabocchetti della lingua italiana. Al momento di digitare il nome della città di arrivo (Capri), infatti, qualcosa è andato storto e la “p” e la “r” del nome della magnifica isola campana si sono scambiati di posto.

Mi domando cosa c’entrino le presunte difficoltà della lingua italiana con un banale errore di inserimento dati: due consonanti invertite, in tipografia sarebbero un refuso. Mah!

 
A proposito di navigatori satellitari: una volta tanto la forma abbreviata italiana, navigatore, non è il solito calco dall’inglese (sat-nav)!

Vedi anche: i commenti al post Navigare non è un verbo transitivo sul significato di navigate in inglese e Correttori ortografici ed effetto Cupertino sul concetto di edit distance nella correzione automatica degli errori di battitura.

Navigare non è un verbo transitivo!

Il verbo navigare in contesti informatici esprime l’idea di spostarsi all’interno di un testo, di un sito o di risorse seguendo un percorso specifico.

A rischio di passare per una neo-crusc*, vorrei lamentarmi perché sempre più spesso è usato transitivamente (esempi qui). In questi casi non si tratta soltanto dell’ennesimo calco semantico navigarema anche di un calco sintattico dall’inglese, dove è normale che navigate sia seguito da un complemento oggetto (ad es. navigate a site). In italiano, invece, il verbo navigare è quasi sempre intransitivo e per specificare dove si sta “esplorando” andrebbe usato un complemento di luogo: navigare in un sito e non navigare un sito, un falso amico che a me suona malissimo.   

Vedi anche Termini in evidenza per un problema simile con il verbo migrare e I fratelli Grimm e la navigazione nei siti Web sulla traduzione di breadcrumb navigation.


* Neo-crusc  o neo-cruscante, ovvero l’integralista della lingua italiana, un neologismo coniato da Andrea De Benedetti nel citatissimo e davvero piacevole Vale più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana.

La differenza tra T e S in PowerPoint

Mi è sempre piaciuto molto PowerPoint, soprattutto la versione 2007, e a volte mi ritrovo a rispondere alle domande di chi lo usa meno spesso di me. Ho notato che non tutti conoscono i vari formati per salvare i file creati con PowerPoint, in particolare la differenza tra il formato predefinito che ha l’estensione pptx (ppt nelle versioni precedenti) e che apre il file nella visualizzazione Normale (o comunque l’ultima usata, ad es. Sequenza diapositive), e il formato con estensioni ppsx (pps), che, al doppio clic sull’icona, apre il file direttamente nella visualizzazione Presentazione e non rende disponibili barre o comandi, utile quando si avvia la presentazione in pubblico o per evitare modifiche accidentali alla versione definitiva*.

Probabilmente è anche una questione di terminologia. Nella versione inglese di PowerPoint coesistono i termini  presentation e slideshow, che sono equivalenti quando rappresentano il concetto generico  “insieme di diapositive che vengono mostrate in sequenza a un pubblico” e che in italiano, per mancanza di alternative, vengono resi con un unico termine, presentazione. È una soluzione che funziona nella maggior parte dei contesti, anche quando si analizza più in dettaglio il concetto rappresentato da slideshow e si determina che fa riferimento specifico alle diapositive mostrate nella visualizzazione Presentazione, in modalità tutto schermo (kiosk mode in inglese).

Nel contesto specifico dell’elenco dei formati in cui salvare i file, tra cui quelli descritti sopra, slideshow è però abbreviato in show. In questo caso, in PowerPoint 2003 e versioni precedenti si poteva notare un problema:

Inglese – PowerPoint 2003 Italiano – PowerPoint 2003
Presentation (*.ppt) Presentazione (*.ppt)
PowerPoint Show (*.pps) Presentazione di PowerPoint (*pps)

Per l’utente era  impossibile distinguere il tipo di formato se non per la differenza tra le lettere T e S nelle estensioni e poteva sfuggire che si trattava di un’opzione diversa.

In PowerPoint 2007 è stata cercata una soluzione su misura, evitando però di ricorrere a un termine alternativo italiano per (slide)show perché sarebbe servito solo in questo contesto e avrebbe creato confusione all’utente abituato a un unico termine, presentazione:

Inglese – PowerPoint 2007 Italiano – PowerPoint 2007
PowerPoint Presentation (*.pptx) Presentazione standard di PowerPoint (*.pptx)
PowerPoint Show (*.ppsx) Solo presentazione di PowerPoint (*ppsx)

È compito di chi localizza evidenziare eventuali problemi terminologici, in questo caso lo stesso termine usato per due concetti diversi in un contesto specifico, non solo per trovare una soluzione, ovviamente, ma anche perché chi gestisce il database terminologico possa aggiornare le relative voci (o crearle se ancora non esistono), ridefinire il concetto, aggiungere contesto, metadati e indicazioni di utilizzo e, se il caso, assicurarsi che vengano risolte eventuali ambiguità anche nella lingua di partenza.

Vedi anche: Gestione della terminologia e localizzazioneDatabase terminologici.


pptx-ppsx*  I file con estensioni ppsx e pps sono in realtà equivalenti a quelli standard, a parte l’icona e il tipo di visualizzazione; per modificarli basta cambiare la lettera S dell’estensione in T oppure aprirli da PowerPoint con il comando Apri.

L’italiano spiegato agli inglesi

Un grazie a Elio per avermi fatto notare il corso Learn Italian di The Guardian.

Learn Italian - GesturesPer chi ha un po’ di tempo da perdere, divertente la carrellata di gesti italiani con dettagliate istruzioni su come riprodurli. Curiose alcune delle frasi da imparare (ad es. alla domanda del farmacista “Ha qualche allergia? viene proposta la risposta “Alle medicine no! Ma non mangerò più la casoela!“) e la scelta di alcuni argomenti, ad es. frasi utili (?!) per parlare di religione.

spaghetti con cucchiaio

L’immagine che illustra la sezione Food and shopping mostra una ragazza che mangia gli spaghetti con il cucchiaio, dettaglio probabilmente sfuggito a chi ha curato il corso, visto che sottolinea una tipica differenza “culturale” (eppure tenere la forchetta perpendicolare al piatto non è così complicato!). E c’è anche la foto di una coppia che fa colazione con cappuccino in bicchieroni di vetro… 

A parte questo, le frasi scelte in genere sono idiomatiche, anche se in parecchi casi rafforzano stereotipi sui nostri comportamenti (ad es. cosa è utile saper dire in taxi): che si tratti di un esempio di umorismo inglese?!

Vedi anche: Italiano idiomatico da spiaggia e Pasta salad e insalata di pasta

Piggy back

Ieri i media hanno dato rilievo alla ragazzina inglese che per anni ha vissuto con due cuori (il suo e quello di un donatore). In inglese il cuore aggiuntivo viene definito piggy-back heart (ne parla il chirurgo qui) ed è uno dei tanti esempi di come in inglese le espressioni metaforiche e/o colloquiali possano essere facilmente usate anche in ambiti specialistici.

piggy backPiggy back (o piggyback) è un modo di dire che trovo molto efficace. Letteralmente indica l’azione di trasportare una persona sulla schiena (ma anche a cavalcioni sulle spalle) e, metaforicamente, descrive una situazione in cui ci si “aggancia” a qualcosa che è già in funzione o è già rilevante, sfruttandolo per raggiungere uno scopo, ad es. lanciare un nuovo programma televisivo promuovendolo attraverso una trasmissione che ha già successo. A volte può avere la connotazione di “a sbafo”: usare una connessione wireless altrui senza esserne autorizzati è un esempio di piggy back. 

In ambiti specialistici di solito piggy back è un termine neutro, senza accezioni negative, ad es. in logistica può fare riferimento a modalità di trasporto dove mezzi che viaggiano su strada vengono trasportati su rotaia; nel marketing e in economia può descrivere un accordo di distribuzione di prodotti in un mercato estero servendosi della rete di un partner locale, oppure lo sconto per l’acquisto di un prodotto legato all’offerta di un altro prodotto; in informatica, riferito a protocolli di comunicazione, può indicare l’inserimento di un messaggio di conferma all’interno di un altro (e in System Center Configuration Manager di Microsoft descrive un’opzione di aggiornamento di processore), ecc.  Come prevedibile, in italiano in questi casi si ricorre al prestito perché un’espressione metaforica simile a quella originale sarebbe improponibile in contesti tecnici.

Nel dare la notizia del doppio cuore a un pubblico non specializzato, invece, i media italiani hanno rinunciato all’uso di termini specifici a favore di descrizioni generiche: piggy-back heart è così diventato un cuore “in più”, “di supporto” o “secondo cuore”.

piggy bank

Vedi anche: La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus sul fenomeno della folk etymology per cui, specialmente in inglese, alcune parole vengono alterate rispetto alla forma originale per dare loro maggior senso. È il caso di piggyback, in origine pickpack o pickback, ovvero nessun riferimento ai porcellini (come invece piggy bank, il salvadanaio!).

Convegno Tecnologie per la traduzione

Polo ForlìHo appena ricevuto l’annuncio del convegno internazionale Tecnologie per la traduzione: giornate di aggiornamento e formazione organizzato a Forlì il 9 e 10 ottobre 2009 dalla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Bologna:

L’evento, che conta tra i relatori esperti internazionali di primo piano in redazione, traduzione e localizzazione, è rivolto principalmente a traduttori professionisti freelance e di centri di traduzione, linguisti, docenti universitari, studenti e laureati in traduzione, localizzatori e redattori tecnici.

Il programma, che si articola su due giornate, prevede una serie di interventi e workshop presentati in italiano e in inglese. Per l’occasione, verrà presentata dalle maggiori software house mondiali una vetrina tecnologica contenente le ultime novità nell’ambito delle tecnologie per la traduzione.

Verrà allestita infine un’esposizione di novità editoriali proposte da case editrici italiane e straniere che offrono prodotti di interesse ai professionisti e agli studenti.

Per il programma provvisorio e maggiori informazioni, il sito del convegno.
Io parteciperò alla tavola rotonda.

Vedi anche: Giornata di studi sulla traduzione

Top 100 Language Blogs

Terminologia etc. è stato inserito nei Top 100 Language Blogs nella categoria Language Professionals. Sono in buona compagnia: per l’italiano ci sono anche A piè di pagina, Il blog del mestiere di scrivere, Lavori in corso, Premere il tasto ANY e Taccuino di traduzione 2.0.

Per chi volesse votare per uno di questi blog, qui c’è la pagina con i pulsanti di voto. In ogni caso vale la pena dare un’occhiata agli elenchi nelle varie categorie: ci sono blog davvero interessanti.

PS Grazie a chi ha nominato Terminologia etc.!

Andare in tilt (non solo a Milano)

Milano in tilt per un nubifragio - Corriere della Sera

Sto tornando a Milano proprio oggi che c’è stato il nubifragio e quello che mi hanno detto non è del tutto rassicurante… Unica cosa vagamente curiosa (per me) è che quasi tutti i mezzi di comunicazione abbiano dato la notizia usando l’espressione (andare) in tilt.

È un esempio interessante di slittamento di significato dall’inglese all’italiano: è noto che andare in tilt fa riferimento al gioco del flipper ma forse non tutti sanno che in inglese tilt (“inclinazione”) indica la causa dell’interruzione della partita (la scritta TILT si accende dopo un comportamento scorretto, ad es. quando il piano di gioco è stato inclinato o scosso), mentre l’espressione italiana in tilt descrive l’effetto, ovvero l’interruzione stessa, e per estensione è entrata nel linguaggio comune con il significato di “blocco improvviso difficilmente risolvibile”, discostandosi parecchio dal termine originale inglese.

Anche il nome italiano flipper può essere un falso amico: in inglese flipper è la levetta a forma di pinna che dà la spinta alla pallina e non il gioco, che si chiama pinball machine.

Algoritmi nel quotidiano…

Ho sentito dire, a proposito di una persona, "non ha l’algoritmo per processare queste informazioni". Il tono era ovviamente spregiativo ma l’ho trovata un’espressione molto efficace e la conferma che il termine algoritmo non è più ristretto ad ambiti specializzati ma, dopo essere stato adottato in espressioni colloquiali “da informatici”, ora sta entrando nel linguaggio comune dove viene usato, spesso ironicamente, come sinonimo di procedura o metodo, ad es. “il mio algoritmo per scegliere un film è…”.

Il dizionario De Mauro già qualche anno fa ha registrato l’accezione non specialistica di algoritmo, immagino che prima o poi seguiranno anche gli altri dizionari italiani.


Vedi anche: mega- e giga-  e Tendenze nella formazione dei neologismi

L’italiano nel mondo (e tipi di imperfetto)

L’italiano nel mondo è uno speciale del Portale Treccani sull’influenza dell’italiano nelle altre lingue. Interessanti gli Assaggi da un dizionario di italianismi nel mondo sulle parole italiane entrate in altre lingue, a volte con un significato ben diverso da quello originale, e gli esempi di pseudoitalianismo in Immagine dell’Italia, immagine dell’italiano, in particolare con riferimento ai nomi di prodotti che “suonano” italiani, ad es. nomi di auto Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri - Le Monnier(Sorento, Picanto…) e di bevande (Vivanno, Frappuccino…).

Ho letto volentieri l’intervento di Giuseppe Patota sulla sua Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri,  un testo che mi piace molto e che consulto non solo per rispondere alle domande di amici stranieri ma anche per la chiarezza con cui descrive aspetti dell’italiano non sempre evidenziati nelle grammatiche “tradizionali” per madrelingua, come in questi esempi di uso dell’imperfetto indicativo:

nei racconti di sogni: “Ho sognato che ero in vacanza al Polo Sud e che mio padre e mia madre avevano…”  
da parte dei bambini, per immaginare situazioni di gioco: “Giochiamo a papà e mamma? Io ero il papà, tu eri la mamma e avevamo due bambini…”
al posto del presente, per attenuare e rendere più cortese una richiesta. Rivolgendosi al negoziante con una frase tipo “Volevo due etti di prosciutto” (invece di “Voglio due etti di prosciutto”), è come se il cliente dicesse: “Quando, un minuto fa, sono entrato nel suo negozio, volevo del prosciutto… ma se non può o non vuole darmelo, posso rinunciare”. Rientra fra queste espressioni di cortesia il tipo “Ti telefonavo per chiederti se hai un libro che non trovo”, in cui l’imperfetto può comparire non solo al posto del presente, ma anche al posto del passato prossimo.

Per un punto di vista più tecnico, la Garzantina Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi di Luca Serianni come pure Wikipedia: i termini linguistici per i tipi di imperfetto descritti sopra sono imperfetto onirico, imperfetto ludico e imperfetto di modestia (o imperfetto di intenzione), a cui vanno aggiunti imperfetto descrittivo, imperfetto iterativo, imperfetto narrativo (o storico o cronistico), imperfetto irreale e imperfetto prospettivo. Un dramma per gli stranieri che imparano l’italiano: l’imperfetto è un tempo verbale davvero ostico!



Vedi anche: Portale Treccani.it e Marchionimi e terminologia

È stata fatta una ricerca per il mese luglio 2009.