Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post di febbraio 2009

Localizzazione di esempi e riferimenti

Pubblicato il primo dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

I prodotti software sono sviluppati pensando a un pubblico internazionale e di solito non contengono riferimenti comprensibili solo nel mercato di origine. Gli esempi e le situazioni sono in genere riproponibili in tutte le lingue o comunque facilmente adattabili con semplici interventi di localizzazione.

Le Guide di stile Microsoft contengono indicazioni per identificare eventuali modifiche da apportare a esempi e riferimenti per adeguarli al contesto culturale dei singoli mercati. Alcuni esempi dalla Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano:

Unità di misura – Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro. In alcuni casi può essere necessario adattare il modo in cui sono scritte cifre e unità di misura: 2.7+ million kilometres of roads, ad esempio, diventerà Più di 2.700.000 km di strade.

Punti di vista – È molto importante riuscire a riconoscere tutte le informazioni che hanno un punto di vista statunitense per evitare che, traducendole letteralmente, si crei testo dal contenuto ambiguo o che lasci perplesso l’utente. La sede principale di Microsoft, ad esempio, si trova a Redmond, Washington: per un americano è ovvio che Washington faccia riferimento allo stato sull’Oceano Pacifico, un italiano, invece, potrebbe associare Washington alla capitale degli Stati Uniti (sempre Washington, D.C. per gli americani) e va quindi risolta l’ambiguità aggiungendo le informazioni mancanti: Stato di Washington, USA.

Situazioni – Come regola generale, va evitata qualsiasi situazione che appaia poco realistica in un contesto italiano (ad es. bambine che giocano in una squadra di calcio o il suggerimento di utilizzare il cognome da nubile della madre come parola chiave per ricordare una password, senza considerare che in Italia le donne coniugate non cambiano cognome, ecc.) e sostituirla con materiale simile ma tipico della cultura italiana.

Nomi propri – Se nel testo americano le persone sono chiamate per nome, in una corrispondente situazione italiana potrebbe essere necessario utilizzare invece i cognomi. In un esempio relativo a un ambiente di lavoro formale i nomi di persona usati per riferimenti a impiegati, collaboratori, alias di posta elettronica e così via andranno sostituiti da cognomi (es. riferimenti a colleghi nei messaggi di posta elettronica) o nome e cognome (ad es. descrizioni di progetti o altre attività), in modo da rispecchiare la tipica prassi aziendale italiana.

Altri esempi nella Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano. Nota: questo post fa riferimento alla versione della Guida di stile Microsoft in uso nel 2008, nel frattempo sostituita.

Vedi anche: Problemi di conversione e di localizzazione

Neologismo: snowshoe spamming

Post pubblicato il 28 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

impronte di ciaspole verso la Baita Segantini (Passo Rolle)Milano è sotto la neve e guardando lo strato bianco che aumenta mi è tornato in mente un neologismo che ho visto recentemente, snowshoe spamming.

Viene usata l’analogia con le racchette da neve (ciaspole), strumenti che permettono una distribuzione uniforme del proprio peso su una superficie più ampia, impedendo così di sprofondare nella neve: si parla di snowshoe spamming quando uno spammer usa un gran numero di indirizzi IP per distribuire il carico di messaggi indesiderati, rendendoli più difficili da identificare perché in questo modo riescono ad eludere parecchi filtri, ad esempio quelli basati sugli indirizzi IP da bloccare.

Il termine è gergale e ancora poco diffuso. Non sono riuscita a trovare informazioni in italiano, immagino però che se si sentisse la necessità di fare riferimento a questo concetto si ricorrerebbe a un prestito: sicuramente spamming ciaspola (!) non sarebbe efficace in italiano .

Per saperne di più: What is Snowshoe Spamming?

Thanksgiving e tacchini…

Post pubblicato il 27 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia, link aggiornati nel novembre 2010


ThanksgivingOggi negli Stati Uniti è Thanksgiving Day (Giorno del ringraziamento), quarto giovedì di novembre, in cui le famiglie si ritrovano a celebrare una festività storica che di solito culmina in un pranzo con enorme tacchino.

È una ricorrenza apprezzata da chi lavora per un’azienda americana: oggi (ma anche domani) non dovrebbe arrivare nessuna richiesta urgente da oltreoceano!!

I simboli che nella ClipArt di Office rappresentano il Thanksgiving:

turkeyTacchini, ovviamente, ritratti sia prima che dopo la cottura 
pilgrimsI pilgrim, ovvero persone nel vestito tradizionale dei pionieri (Padri Pellegrini) sbarcati con la Mayflower nel 1620 e che, dopo essere sopravvissuti in pochi a un inverno rigido e aver finalmente goduto un abbondante raccolto, avevano per primi istituito una giornata per ringraziare Dio per i doni ricevuti 
pilgrim's hatCappelli neri con fibbia, i cosiddetti pilgrim’s hat (vedi sopra)   
cornucopiaCornucopie da cui escono spighe e frutta e verdura autunnale:  simbolizzano il raccolto a cui si dà ringraziamento   
pumpkin piePumpkin pie, la crostata con ripieno di zucca (una ricetta qui, con dosi in tazze come da prassi americana) 
turkey carvingPranzi di famiglia rappresentati nel momento di raccoglimento, all’arrivo del tacchino o durante il suo rituale taglio, il turkey carving (una vignetta divertente sui diversi significati del verbo carve in Thanksgiving Pragmatics).   

Alcune espressioni in inglese americano contengono riferimenti ai tacchini:

turkey è un film o uno spettacolo che ha fatto fiasco; se riferito a persona, un idiota
talk turkey è un’espressione per descrivere una discussione pragmatica in cui si scende nei dettagli (Dr. Goodword’s Language Blog ne discute l’etimologia e fa riferimento anche a cold turkey, la crisi di astinenza)  

In italiano le espressioni figurate con tacchino sono invece più trasparenti. Tra tutte, quella che mi è sempre piaciuta molto per la sua efficacia espressiva è il verbo tacchinare.

Aggiornamento – Sull’etimologia di turkey, vedi Thanksgiving e tacchini giramondo.


Commento di .mau.

Conoscevo "cold turkey" sia nel senso di "crisi d’astinenza" (John Lennon docet) che in quella che in italiano tradurremmo "di brutto" (to stop cold turkey). Immagino che la seconda accezione sia quella che abbia portato alla prima.   

Avevo aggiunto:

@ .mau. grazie, era un significato che mancava.
Ho appena guardato in Online Etymology Dictionary per vedere se c’erano altre informazioni e secondo loro l’espressione cold turkey deriva dal fatto che il tacchino freddo è cibo che non richiede nessuna preparazione, da cui l’idea di qualcosa che si fa "di colpo":  

cold turkey – "without preparation," 1910; narrower sense of "withdrawal from an addictive substance" (originally heroin) first recorded 1921. Cold turkey is a food that requires little preparation, so "to quit like cold turkey" is to do so suddenly and without preparation

Terminologia nonprofit

Post pubblicato il 26 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

descrizione iniziativa Le 100 parole della solidarietàIeri ho ricevuto un omaggio che ho gradito molto: la versione 2009 del dizionario Devoto-Oli. In allegato un glossario molto interessante, Le 100 parole della solidarietà, con la terminologia legata alla responsabilità sociale e al mondo del nonprofit. Si può consultare e scaricare qui.

I prestiti sono un fenomeno tipico di vari linguaggi settoriali e quindi me ne aspettavo molti dall’inglese, forse però non in percentuale così alta (25%). Tra questi, un termine che soprattutto in ambito aziendale è usatissimo (un po’ troppo per i miei gusti!):

stakeholder /st’eɪkhəυldər | in it. steik’older/ s. ingl. (pl. stakeholders), in it. sm. e f., invar. ~ Ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda (fornitori, dipendenti, abitanti di zone contigue), gli interessi dei quali devono essere calcolati nella gestione aziendale per mantenere efficienti i processi produttivi; pubblico di riferimento. | Propr. “titolare di quote di partecipazione” | 1998.

Interessante anche la nota su nonprofit / no profit nell’introduzione:

La stessa espressione nonprofit è in fondo un bell’esempio di parola a cavallo tra vecchio e nuovo, tra locale e globale: l’espressione è inglese, come anglosassoni sono le dinamiche economiche utilizzate in questo settore, ma profit è di origine latina, quindi per noi facilmente comprensibile, e nonprofit è caratterizzata da una trasparenza, da un’immediatezza non riscontrabili nella sua burocratica traduzione “senza scopo di lucro”. È probabilmente legata a questo la fortuna che il termine ha sia alla televisione che sui nostri giornali, anche se non a tutti è chiaro come esso debba essere pronunciato (non o no profit) o scritto (nonprofit, come fanno ormai gli americani, non-profit, come continuano a fare gli inglesi più puristi, oppure addirittura no profit, con o senza trattino, come sicuramente non fanno né gli uni né gli altri, ma che piace tanto a noi italiani).

Altre informazioni su questo progetto qui.

Silenzio… the server is quiesced

Post pubblicato il 24 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Il messaggio di errore Server is currently quiesced ha attirato l’attenzione di Language Log e ha portato a una disquisizione morfosintattica sul termine quiesce in ambito informatico.

ShhhhhhhIl verbo quiesce /kwɪ’ɛs/ è raro nell’inglese standard, tanto che molti dizionari non lo registrano. Significa "diventare (più) silenzioso", ha la stessa etimologia latina del più comune quieten ed è un verbo intransitivo

In ambito informatico, invece, quiesce è stato trasformato in un verbo transitivo che descrive l’azione "rendere temporaneamente e/o gradualmente inattivo", ad es. un processo, un server, un database, ecc.  Chi parla una lingua neolatina probabilmente riconosce questo significato (cfr. quiescenza) ma in inglese risulta nuovo, come si vede da questo commento al post originale:

It would appear that one geek, or one team of geeks, came up with this new use of quiesce, so well done to them, I guess, for inventing a non-idiotic usage that’s stuck.

L’esempio di quiesce mette in evidenza un aspetto tipico della terminologia informatica: per esprimere concetti specifici si può attingere all’enorme lessico inglese e appropriarsi di termini insoliti o desueti, dando loro un nuovo significato non presente nella lingua standard. Nella localizzazione, in questi casi, i termini vanno visti come "etichette" e si deve lavorare soprattutto sul concetto che rappresentano e il contesto di utilizzo: le indicazioni di dizionari monolingui e altri riferimenti non specializzati raramente sono utili*.

Nei prodotti Microsoft il verbo quiesce è usato in Office SharePoint Server dove fa riferimento alla disattivazione graduale di un servizio, una server farm o un modulo, effettuata non accettando nuove sessioni e consentendo alle sessioni esistenti di essere portate a termine.

In mancanza di un verbo italiano specifico si è optato per disattivare, scelta condivisa da parecchie lingue; altre hanno preferito l’equivalente di "sospendere", "passare alla modalità inattiva", "fermare" e anche silenciar (portoghese) e passivisere (norvegese). In tutti i casi è stato messo in evidenza uno degli aspetti espressi dal concetto originale, ricorrendo a termini già esistenti e dal significato più ampio ma perdendo l’unicità del neologismo semantico quiesce.

Ancora una volta, difficile competere con la ricchezza lessicale inglese!

   
* Esempio di come non sia sempre possibile fare riferimento al significato standard dei termini inglesi: i commenti al post
Domande sulle risposte.

Commento di .mau.:

insomma, il server è in pensione :-)   In realtà per l’italiano basterebbe ritornare a fare come nel secolo scorso e crearceli anche noi, i neologismi. Pensa al gergo calcistico di Giuan Brera…

Commento di Iso:

Il Merriam Webster riporta (http://www.merriam-webster.com/dictionary/quiescent) quiescent, dal latino quiescere e propone come sinonimo latent, anch’esso di derivazione latina, da latere, per il quale offre, come sinonimi, dormant, quiescent, potential.  Il Longman (http://www.ldoceonline.com/dictionary/quiescent) ne riporta la natura formale. Il De Mauro lo riporta, col significato di inattivo e riporta anche quiescere. Il Treccani fa invece riferimento all’ambito scientifico (vulcanologia). In entrambi i casi (per la ricerca sul Battaglia è necessario un po’ più di tempo disponendo solo della versione cartacea), si tratta di un vocabolo colto, direi dotto.  Qualche giorno fa Dennis Baron (http://illinois.edu/blog/view?blogId=25&topicId=2356&count=1&ACTION=VIEW_TOPIC_DIALOGS&skinId=286) ha ironizzato sulla decisione di tre cittadine inglesi di bandire l’uso del latino perché lontano dall’uso comune. Perché rinunciare all’uso sapiente di un termine di connotazione dotta banalizzandolo, specie quando la lingua di destinazione lo ospita ancora nell’uso comune e il prodotto di riferimento non è esattamente di uso generale?  A volte è il malinteso rispetto per gli utenti a trasformarli in utonti.

Commento di Alex:

Posso capire i problemi che il messagio ‘Server is currently quiesced’ avrà causato!  Probabilmente lo sai che c’é anche il verbo ‘acquiesce’ http://www.thefreedictionary.com/acquiesce , che non vuol dire proprio il contrario di quiesce!

Immagino che ci siano abbastanza anglofoni che sappiano di ‘acquiesce’ ma non quiesce!

A volta l’inglese e l’italiano sembrano parenti, mentre altre volte non sembra per niente il caso!  Il trucco é di sapere quando le due lingue si assomigliano, ma non é facile!

 

Mia risposta:

@ .mau. Confesso la mia ignoranza abissale per tutto quello che ruota attorno al mondo del calcio (al punto che non ho neanche visto la finale dei mondiali, ed ero in Italia!), in compenso tale Carlo Brera, traduttore un po’ maldestro, mi aveva dato parecchi spunti per la tesi  ;-)

@ Iso: nel caso di sostantivi e aggettivi effettivamente c’è più flessibilità, ma con i verbi le cose si complicano. Personalmente credo che un eventuale verbo quiescere risulterebbe fuori luogo in un prodotto localizzato in italiano (non oso immaginare, ad esempio, il participio passato: the server is quiescing and will be fully quiesced at <time> = il server…?).

Cerchiamo sempre di valutare i termini nel contesto di tutta la terminologia usata nel prodotto e non individualmente; quella che abbiamo scelto ci è sembrata la soluzione più adatta.

Liberi, ovviamente, di pensarla diversamente :-)

@ Alex, per fortuna finora a nessuno è ancora venuto in mente di usare acquiesce nel software Microsoft, anche se credo che, nel caso, ce la potremmo cavare con acconsentire ;-)

Infine un commento di Elio:

Aggiungo un significato dell’aggettivo "quiescent". Il contesto è l’elettronica e il significato mi sembra leggermente diverso da quello del verbo "quiesce" in SharePoint: in elettronica "quiescent current" e termini correlati vengono tradotti in "corrente a/di riposo".
Preciso che in questo ambito "quiescent" è un termine comune e non considerato insolito come invece il verbo "quiesce".

Europeana – sostantivi e gerundi

Post pubblicato il 20 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

www.europeana.eu/portal/Ieri giornali e blog hanno parlato del lancio di Europeana, il nuovo portale europeo dedicato alla cultura e da cui accedere a immagini, testi e registrazioni audio e video provenienti da musei, archivi, biblioteche e altre istituzioni.

[Aggiornamento: il sito è rimasto fuori uso fino a metà dicembre 2008 causa l'eccessivo traffico il giorno del lancio e il video di cui parlo qua sotto è stato rimosso]

Il video di presentazione è era molto carino, peccato che il poco testo italiano non sia fosse stato localizzato ma forse semplicemente tradotto, probabilmente fuori contesto.

È Era tutto giocato sulla frase inglese These boots are made for… che può essere seguita da un sostantivo o da un gerundio con funzione di sostantivo (es. working). Quando appaiono apparivano alcune traduzioni italiane (es. emigrando, combattendo) si rimane rimaneva un po’ perplessi perché ci si aspetterebbe sarebbe aspettati un infinito o un sostantivo ma non un gerundio.

A questo proposito, sulla traduzione di gerundio e participio presente inglesi nelle stringhe del software: Lavori in corso.

Commento di Alessandro:

Effettivamente il video è carino ma certo non si può dire che la traduzione sia stata curata molto bene… Lo stesso problema che hai notato per l’italiano lo presenta anche la versione spagnola. Non solo: mi pare di aver visto un "construendo" al posto di "costruendo". Vabbe’, speriamo che i contenuti siano curati meglio!    Approfitto di questo messaggio per farti i complimenti per il blog: tra quelli di lingua italiana che trattano argomenti inerenti la traduzione è sicuramente uno dei più interessanti.   

Ho aggiunto:

Avevo notato anche gwerra e poi ho scoperto che è maltese!

Commento di Mariela:

Infatti, se si parla di cultura quanto meno bisognava usare le parole giuste! Si sa, poi, che tradurre un sito richiede diverse fasi, tra cui un controllo di qualità online – e cioè in contesto.

Mi associo ai complimenti, Licia, stupendo blog!

Trascrizione fonetica per l’inglese

Post pubblicato il 14 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Nel sito Turn your text into fənɛ́tɪks si può generare la trascrizione fonetica di parole o frasi inglesi con i simboli dell’alfabeto fonetico internazionale (IPA).

Phonetic transcription

La pronuncia di riferimento è americana, ad esempio se l’ortografia richiede una r in finale di parola (es. car), il fonema /r/ viene indicato nella pronuncia mentre non lo sarebbe per l’inglese britannico standard. L’accento americano prevede infatti la pronuncia di /r/ se la lettera r è presente nella forma scritta e per questo è detto rhotic (dalla lettera rho dell’alfabeto greco), mentre l’accento inglese standard è non-rhotic o R-dropping perché in genere la r non viene pronunciata quando non è seguita da vocale e porta invece all’allungamento della vocale precedente: nel caso di car, la pronuncia americana è /kɑr/ e quella inglese è /:/.

Aggiornamento luglio 2011 –  PhonPad è un editor di trascrizioni IPA online dell’Università di Torino che permette di selezionare i simboli IPA della lingua scelta tra italiano, inglese, francese, tedesco o spagnolo (oppure di qualsiasi altra lingua dalla tabella sottostante), formare la sequenza voluta e quindi copiarla e incollarla altrove [via Online IPA keyboards, con vari link a risorse simili].


Vedi anche: Parla come mangi 3 e Fonetica animata (una risorsa interattiva per visualizzare l’articolazione dei suoni di inglese americano, tedesco e spagnolo).

Inglese, latino e termini informatici

Post pubblicato il 12 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
English version: Latin terms and software terminology


La settimana scorsa nei paesi di lingua inglese si è parlato molto della decisione di alcuni comuni ed enti britannici di bandire termini ed espressioni latine dalle loro comunicazioni perché considerati elitari e quindi non politicamente corretti (ad es. BBC e The Guardian e vari blog qui , qui e qui).

Ave!Si calcola che circa il 30% del lessico inglese derivi direttamente dal latino, senza contare i termini entrati in seguito dal francese. In molti casi l’ortografia inglese riproduce quella originale latina.

Anche nella terminologia usata nel software inglese non mancano gli esempi "latini": ad hoc (ad es. ad hoc network), addendum, agenda, album, area, audio, data, formula, forum, media, per diem,  persona , pro forma, quorum, quota, ratio, replica, spectrum, status , via, video, virus, etc

Per verificare l’etimologia dei termini inglesi: Online Etymology Dictionary

Aggiornamento luglio 2010 – Sull’uso del latino nella terminologia, anche informatica, un bell’intervento di BIK Terminology: Use and Misuse of Latin.

Vedi anche: Lorem ipsum in Word e Animali nella terminologia informatica.

Working with terminology at Microsoft

Il post del 12 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia conteneva la descrizione di Working with terminology at Microsoft, un mio intervento alla conferenza tcworld per presentare le attività terminologiche del team Language Excellence di Microsoft.

Nel 2009 Microsoft ha cambiato il modello di business e tutti i servizi di supporto linguistico alla localizzazione sono stati esternalizzati: la descrizione dell’intervento, disponibile qui e nel sito di tcworld, fa quindi riferimento al modello seguito negli anni precedenti.

Il concetto di "user persona" nel software

Post pubblicato il 10 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


A Wiesbaden ci sono stati parecchi interventi interessanti, tra cui Letting translators translate: application of a localized user persona concept, dove un produttore di antivirus, F-Secure, e un provider di servizi linguistici, Moravia, hanno illustrato come applicano il concetto di user persona.

Nella localizzazione in genere si specifica un singolo utente tipico che può coincidere con quello del prodotto originale o variare sostanzialmente. Nel caso delle user persona, invece, vengono definiti più profili di utente che si differenziano tra loro per l’interazione che hanno con il software (tipo di utilizzo, conoscenze tecniche, atteggiamento verso la tecnologia ecc.).

Busy ProIn un progetto pilota di un antivirus per telefonia mobile, F-Secure ha definito sei user persona tra cui Busy Pro (manager appassionato di tecnologia) e Soccer Mom (mamma che non lavora, impegnata a seguire i figli). Ogni soccer momuser persona includeva informazioni come ad es. nome, luogo di residenza, tipo di abitazione, attività del tempo libero, livello di istruzione, professione, reddito ecc. Le stringhe dell’interfaccia sono state quindi adattate in base a guide di stile e indicazioni terminologiche che tenevano conto delle caratteristiche identificate per ogni user persona.

A questo punto Moravia ha assegnato traduttori per ciascuna lingua che hanno ricreato i profili per il proprio mercato (localized user persona), evidenziando eventuali differenze culturali e specificando gli adattamente necessari, per poi procedere con la localizzazione.

È un approccio interessante e stimolante per chi localizza, più adatto comunque a progetti di piccole dimensioni, in genere non acquistati direttamente ma distribuiti da provider che scelgono le user persona in base ai propri utenti.

In Microsoft, invece, il concetto di persona viene usato nella fase di sviluppo di alcuni prodotti, ad es. per capire l’impatto di certe funzionalità o per dare indicazioni a chi scrive documentazione mirata a determinati utenti. Per chi è interessato a qualche dettaglio in più, con riferimenti a Windows e MSN, Microsoft Research ha pubblicato l’articolo Personas: Practice and Theory.

Vedi anche: Terminologia e utente tipico ed Etimologia latina di persona.

Segnali di globalizzazione in Giappone (visti in Germania)

Post pubblicato il 5 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Sono a Wiesbaden per tcworld 2008, conferenza (e fiera del settore) su comunicazione tecnica, localizzazione, terminologia e tecnologie linguistiche, dove farò un intervento sulla gestione della terminologia in Microsoft.

JTCA posterGirando per gli stand dei vari espositori sono stata attirata dal poster della Japan Technical Communicators Association.  

Chi ha letto il mio post Segnali di globalizzazione avrà già indovinato perché: i simboli dei cartelli stradali.

Mi hanno spiegato che si tratta di un nuovo tipo di etichette con istruzioni per prodotti che funzionano a elettricità. Al testo esplicativo viene associato un simbolo che fa riferimento ai cartelli stradali usati in Giappone che, a quanto pare, prendono ispirazione sia da quelli europei che da quelli americani: triangolari gialli con bordo e simbolo nero per indicare attenzione; rotondi bianchi con bordo rosso e simbolo nero, per indicare divieto; rotondi blu con simbolo bianco per indicare informazioni importanti.

Per completare l’informazione viene inoltre associata una vignetta, come negli esempi qui sotto. La comunicazione è indubbiamente efficace, anche per chi non capisce una parola di giapponese! etichette giapponesi [qualità delle foto pessima ma sono fatte senza flash]

Invece sono perplessa dalla frase con cui la JTCA pubblicizza il proprio lavoro:

(continua…)

Halloween

Post pubblicato il 31 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Lascio ad altri la discussione se sia o meno opportuno festeggiare Halloween in Italia, segnalo invece un bell’intervento sugli aspetti linguistici di questa festa in The Virtual Linguist.

zucca di HalloweenL’autrice non si limita a chiarire, come molti già sanno, che il termine Halloween deriva da All-Hallow-Even, o Eve of All Hallows, dove hallow indica “consacrare” e fa riferimento ai santi, ma spiega anche che l’espressione Trick or Treat (”dolcetto o scherzetto“) è da ricondurre al souling, la tradizione dei poveri di andare di casa in casa a chiedere i soul cake che venivano preparati in questa occasione. 

Halloween viene percepita come una festa americana ma in realtà ha origini irlandesi. Le zucche intagliate sono invece americane, infatti in Irlanda si usavano rape (in particolare quelle gialle “svedesi”), ma in entrambi i casi il risultato finale è una Jack O’Lantern.

Aggiungo che in Irlanda per Halloween si mangia il barm brack, una specie di pane dolce con dentro uvetta e canditi (no, non ricorda il panettone, perlomeno non a me). Dentro al brack può essere messo un anello: chi lo trova, dice la tradizione, si sposerà entro l’anno. Ho vissuto qualche anno a Dublino e il primo anno che ho passato lì il mese di ottobre ho scoperto il brack durante una festa aziendale organizzata da Microsoft. Avevamo molto preso in giro un collega italiano, all’epoca single, che aveva trovato l’anello. Beh, nel giro di un anno si è proprio sposato con un’irlandese!!!!

Un altro esempio di nome composto

Post pubblicato il 31 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Torno sui cosiddetti noun stack, i nomi composti inglesi che possono essere difficili da tradurre per le lingue con un ordine delle parole diverso dall’inglese, con le possibili interpretazioni di default data validation task:

1 [default data] [validation task]
l’attività di convalida per i dati predefiniti (implica più tipi di dati)

2 [default [[data validation] task]]
l’attività di convalida dei dati che viene applicata per impostazione predefinita (implica più tipi di attività di convalida)

3 [default [data validation]] [task]
l’attività che descrive la convalida predefinita applicata ai dati (implica più tipi di convalida di dati)

Il sostantivo data è plurale, quindi non c’è ambiguità sul numero, ma in altri casi le possibili interpretazioni raddoppierebbero, ad es. object validation può indicare sia la convalida di un singolo oggetto che di più oggetti contemporaneamente.

In questo caso l’interpretazione corretta, in base al contesto in cui appare il termine e ai termini correlati nello stesso sistema concettuale, è la 2.


Commento di Iso:

Da dove si evince che "data" qui è plurale? Per quanto di derivazione latina, solitamente è declinato al singolare, specie nell’US-En. Come automata, del resto (pur esistendo automaton), forum (fora praticamente non esiste) o index. Qui il problema terminologico-traduttivo è conseguente alla cattiva redazione. Peraltro, il Chicago Manual of Style offre precise indicazioni al riguardo tra cui (vado a memoria) quella di non usare più di tre parole, e non più di un sostantivo aggettivante. Sul Microsoft Manual of Style for Technical Publications in mio possesso non ho trovato niente di conclusivo al riguardo, solo un vago "Use only one term to name one concept" e "Use verbs as verbs and nouns as nouns".

Mia risposta:

@ Iso, grazie per la precisazione, ma quello che intendevo dire è che nel caso di data non occorre porsi il problema se sia singolare o plurale perché indica comunque un insieme di dati (indipendentemente da quale possa essere l’etimologia o la storia del termine e quindi la forma verbale che debba essere usata in inglese).

Microsoft Azure

Post pubblicato il 27 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
English version: Azure, an interesting term

www.microsoft.com/azure/

E così il nome è stato svelato: la nuova piattaforma di servizi Microsoft per il cloud computing si chiama Azure, un termine letterario molto evocativo.

Mi domando quale sarà la pronuncia standard in Europa, visto che si tratta di un termine parecchio insolito anche per i madrelingua e sono contemplate parecchie variazioni di pronuncia, ad esempio solo in inglese britannico si può dire:

/’æʒə/
/æ’ʒʊə/
/’æʒjʊə/
/’eɪʒə/
/eɪ’ʒʊə/

Prenderà piede la pronuncia americana che si può ascoltare qui (Merriam-Webster) oppure una italianizzata più consona al nostro sistema fonetico ma che potrebbe sembrare una voce dialettale settentrionale, o addirittura la pronuncia francese /a’zyr/? Vedremo…

Intanto il sito ufficiale (Azure Services Platform e Windows Azure) è qui e per dettagli più specifici vi rimando a Novità da PDC 2008: Azure Service Platform e Windows Azure del mio collega Giorgio Malusardi in ZenIT Blog.

Cibo e cultura (e ClipArt di Office)

Post pubblicato il 24 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

C’è un bell’intervento in Taccuino di traduzione 2.0 sui riferimenti al cibo nelle espressioni idiomatiche e su come lo stesso alimento possa avere valenze completamente diverse in lingue, e quindi culture, diverse.

Mi ha fatto tornare in mente un esempio che aveva avuto un certo effetto su di me ai tempi dell’università: mi aveva convinta che la teoria della traduzione era una materia affascinante e che sarebbe stato interessante approfondire gli aspetti culturali della traduzione. Ho recuperato il libro e il passaggio:

When translating butter into Italian there is a straightforward word-for-word substitution: butter—burro. Both butter and burro describe the product made from milk and marketed as a creamy-coloured slab of edible grease for human consumption. And yet within their separate cultural contexts butter and burro cannot be considered as signifying the same. In Italy, burro, normally light coloured an unsalted, is used primarily for cooking, and carries no associations of high status, whilst in Britain butter, most often bright yellow and salted, is used for spreading on bread and less frequently in cooking. Because of the high status of butter, the phrase bread and butter* is the accepted usage even where the product used is actually margarine. So there is a distinction both between the objects signified by butter and burro and between the function and value of those objects in their cultural context. The problem of equivalence here involves the utilization and perception of the object in a given context.  
[Susan Bassnett-McGuire, Translation Studies]

burro di aspetto italiano in contenitore stranieroA questo proposito ho dato un’occhiata alle immagini proposte nella ClipArt di Office per burro ed effettivamente le opzioni disponibili privilegiano le caratteristiche "angolosassoni" (colore giallo intenso e, spesso, presenza di fette di pane tostato), in altri casi l’aspetto è più familiare ma non il contenitore.

Può essere utile sapere che le parole chiave associate a ciascuna immagine ClipArt sono personalizzabili: basta fare clic con il pulsante destro del mouse sull’immagine all’interno del riquadro ClipArt, scegliere Anteprima/Proprietà e modificare a burro di aspetto decisamente non italianopiacimento, ad esempio aggiungendo sapone da bucato all’immagine qui a destra o associando una propria parola chiave alle immagini preferite per poterle poi ritrovare facilmente.   
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* In inglese bread and butter è anche un’espressione idiomatica.

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Vedi anche:

Traduzione enogastronomica, sulla traduzione di riferimenti alimentari connotati culturalmente e Pasta salad e insalata di pasta, su termini in apparenza simili ma che esprimono concetti diversi.
Altri esempi di ClipArt in Thanksgiving e tacchini, Alcuni riferimenti natalizi inglesi, San Patrizio, pizzicotti e "Oirishness", Calcio, football, soccer… e bambine  

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