Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Chiave, chiavetta, penna, pennetta…

Post pubblicato il primo ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Il titolo non è l’inizio di una filastrocca ma un rimando al termine del mese di ottobre nel Portale linguistico Microsoft (descritto qui).

Eh sì, è già il primo ottobre, data che a me ricorderà sempre che da piccola ho fatto in tempo a essere una remigina.

nib = penninoHo ancora bene impresso non solo il primo giorno di scuola ma soprattutto l’incubo dei pennini e del calamaio incorporato nel banco, però vengo guardata con perplessità se lo racconto: non sono così vecchia e devo ancora trovare qualcuno della mia generazione costretto a una simile tortura, peraltro non durata troppo a lungo perché avevo prontamente ricevuto in regalo dal papà un’apprezzatissima penna stilografica.

Il primo ottobre come data evocativa non fa certo parte della cultura dei più giovani o di chi non è stato a scuola in Italia (ancora meno i pennini spuntati!) ma mi dà la scusa per parlare di un dizionario divertente da sfogliare, Parole per ricordare – Dizionario della memoria collettiva, sottotitolato Usi evocativi, allusivi, metonimici e antonomastici della lingua italiana, e citare questa voce:

remigino bambino che frequenta la prima elementare; in particolare, bambino che affronta il primo giorno di scuola. Per molti anni, infatti, fu stabilito che questo giorno fosse il primo ottobre, festa di San Remigio. Il termine si applica, più in generale, a chiunque esordisca in un’attività. 

Altro esempio con alcuni riferimenti culturali riconoscibili solo da chi è cresciuto con la televisione in bianco e nero:

Richetto il bambino asino e ripetente dello Zecchino d’oro , impersonato dall’attore Peppino Mazzullo, che era anche la voce di Topo Gigio, e che nei dialoghi con il presentatore Mago Zurlì descriveva il mondo della scuola dal punto di vista dell’ultimo della classe. 
tfoto di Richetto e Mago Zurlì

Il Dizionario della memoria collettiva e risorse simili, ad es. An A to Z of British Life, sono utili per chi si occupa di traduzione, localizzazione e terminologia proprio perché aiutano a identificare eventuali riferimenti culturali nella lingua di partenza e ad adottare soluzioni per gestirli adeguatamente anche nella lingua di arrivo.


Avevo poi aggiunto come commento:

I calamai, che ogni mattina i bidelli riempivano di inchiostro nero da un bottiglione, sono un ricordo della scuola elementare statale Guglielmo Marconi di Conegliano Veneto, a quanto pare imposti da un direttore autoritario assieme a grembiuli rigorosamente neri e altre amenità. È stato un sollievo, un paio di anni più tardi, trasferirsi nella più progressista Romagna… 

Commento di .mau.:

Ai miei tempi i banchi avevano ovviamente il buco per il calamaio, ma si usava la penna stilografica (che non sono mai stato capace a usare, a dire il vero. Fortuna che dopo un po’ ho avuto il permesso di usare la biro). 

…a cui avevo poi chiesto se fosse mancino:

no, sono ambisinistro, nel senso che faccio danni con entrambe le mani! Più seriamente, ho sempre scritto con la destra, non mi hanno forzato. Però tendevo a mettere troppa forza sul pennino della stilo, rovinandolo. 

Commento di Ivan:

Ehi, ragazzi, non siete gli unici ad avere avuto l’incubo del calamaio! Io sono andato in prima nel 1967, e il calamaio c’era! Ovviamente ho fatto danni inenarrabili, sfracellando pennini e schizzando inchiostro polverizzato su chiunque nel raggio di 5 metri. Il giorno dopo, stilografica! E ancora adesso, le adoro! 
.

Aggiornamento aprile 2012 – Di pennini e calamai parla anche Francesco Guccini in alcune divertenti pagine di Dizionario delle cose perdute, una lettura molto piacevole.

Tag:

Non sono consentiti commenti o ping.

Non si possono aggiungere commenti.