Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Difficile da tradurre: plumber’s cleavage

Post pubblicato il 9 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Vignetta vista su Slate a proposito del bagno rotto sulla stazione spaziale internazionale: 

vignetta di Chip Bok per Slate.com

Non ci sono parole ma contiene un esempio interessante di espressione difficile da tradurre. La parte esposta dell’astronauta è infatti nota in inglese come plumber’s cleavage (e sinonimi simili).

Per chi volesse tradurre, una prima difficoltà è il significato letterale di cleavage: indica una fenditura e, riferito a persona, descrive il "solco tra i seni di una donna" (dizionario Sansoni), quindi per la seconda accezione manca un termine italiano corrispondente. Di solito si può tradurre con scollatura o décolleté: esprimono un concetto diverso ma nella maggior parte dei contesti producono un effetto equivalente a quello del termine originale inglese.

Nel caso specifico di plumber’s cleavage, anche se si volesse tentare una traduzione letterale (scollatura dell’idraulico?!?) si avrebbe innanzitutto il problema che scollatura fa istintivamente pensare a una parte scoperta in prossimità di un collo e non richiama associazioni ad altre parti del corpo. Soprattutto, però, abbiamo a che fare con un’espressione figurata che presume la condivisione di uno stereotipo della cultura americana, ovvero che gli idraulici sono in genere sovrappeso, portano pantaloni di una taglia in più e tendono ad esporre le terga (soprattutto quando si chinano sotto il lavello per esaminare i tubi). Gli stereotipi italiani sugli idraulici, invece, sono di tutt’altro genere!! Non a caso la vignetta qui sopra, seppur senza parole, difficilmente funzionerebbe con un pubblico italiano.

Ecco così che alcuni aspetti e connotazioni specifici della cultura di partenza possono essere praticamente impossibili da riprodurre in una singola parola (o una polirematica) se non condivisi anche dalla cultura di arrivo. Esistono ovviamente tecniche di traduzione che consentono di agire a livello di testo e contesto ma non sono sempre efficaci con l’umorismo, ad esempio eventuali spiegazioni esplicite possono annullare l’imprevedibilità e il ritmo che invece sono essenziali per un effetto comico.

Intanto io posso stare tranquilla: ho la certezza pressocché matematica che non avrò mai a che fare con questo termine nei prodotti Microsoft!

[Aggiornamento – Notiziole di .mau. ha un suggerimento di traduzione veramente efficace, la sculatura dell’idraulico ;-)]


Aggiornamento settembre 2014 – Words to good effect analizza i significati tra loro contrari del verbo cleave in inglese (un esempio di enantiosemia) e segnala che il significato “anatomico” di cleavage è recente: risale al 1946, è nato a Hollywood in riferimento alle scollature dell’attrice Jane Russell ed è un esempio di risemantizzazione di un termine geologico. 

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10 commenti a “Difficile da tradurre: plumber’s cleavage”

  1. 9 gennaio 2011 19:30

    Fry Simpson:

    Tra l’altro “seno” in italiano originariamente era proprio il “cleavage”, infatti etimologicamente significa rientranza, non sporgenza. Si pensi al suo utilizzo in linguaggio geografico.
    Da ragazzino mi stupiva che una “insenatura”, detta anche “seno” fosse una rientranza, e non una sporgenza della costa.
    Tentavo di risolverla “in logica negativa” notando che una rientranza della costa è una “sporgenza del mare”. Ma mi sbagliavo.

    E’ questione di italica pudicizia. Si diceva “seno” per traslato, per non fare riferimento diretto a una parte anatomica “imbarazzante”, un po’ come dire un calcio in mezzo alle gambe per non dire sulle palle, o fondoschiena per non dire sedere.

    “Tette” o “poppe” sono termini chiaramente onomatopeici che fan riferimento all’uso biologico primario degli organi in questione: l’allattamento.
    Mi fa strano che “una poppata” non sia considerato volgare, mentre “poppe” sì…

    Il termine scientifico per “tette” era “mammelle”, non seni. Eppure oggigiorno la scienza medica s’è inventata la “senologia”, cioè letteralmente lo studio dello spazio in mezzo alle mammelle.
    Chissà perché mastologia pareva brutto. Mastoplastica sì, mastologia no. Le mammelle si operano, ma non si studiano! 😀

    Questa scoperta ha chiarito un altro mio turbamento infantile. Gesù nato “dal seno della Vergine Maria”. Non l’avevo mai capita, e chiaramente non osavo chiedere delucidazioni all’anziana maestra di catechismo.

    Poi ho scoperto che la traduzione precedentemente in vigore parlava di “VENTRE della Vergine Maria”, e l’imperscrutabile quadro d’assieme ha assunto un senso coerente.

    Seno, in questo caso, era parola pudica per indicare l’utero. Che in effetti è una rientranza.

    Resta il problema del reggiseno. Reggipetto appare antiquato, e ancor più pudico di reggiseno.
    Sembra che uno dica petto per paura di dire seno.
    Reggimammella, e reggipoppa sono improponibili… ci toccherà tenerci il termine “seno” così come è entrato nell’uso…

    Il mio disturbo ossessivo compulsivo però si ribella: almeno, per coerenza, chiamiamo “insenature” i promontori! 😀

  2. 10 gennaio 2011 11:25

    Licia:

    @ Fry Simpson: grazie per il commento. Ho visto che negli ultimi giorni questo post è stato letto da molti grazie a un commento in Il Disinformatico, dove qualcuno ha fatto riferimento questo post a proposito della ricerca di un nome che in italiano descriva il "solco tra i seni di una donna" "cleavage" nel senso di plumber’s cleavage; vengono citati, ad esempio, termini ormai desueti come crena e il dantesco fesso (etimologicamente legato a fessura) e quello più tecnico solco intergluteale.

  3. 10 gennaio 2011 16:26

    .mau.:

    beh, il solco intergluteale, più che quello del seno, sarà ben quello tra le chiappe, no?

  4. 10 gennaio 2011 16:42

    Licia:

    @ .mau. OOOOPS che svista, grazie, correggo subito il commento qui sopra!!!! Meglio dare la colpa a un lungo ponte molto intenso 😉

  5. 19 novembre 2011 10:42

    Paul:

    C’è un errore nell’ultimo paragrafo prima dell’aggiornamento: “pressoché” non richiede il raddoppiamento fonosintattico della consonante iniziale della parola che segue, giacché “presso” non è cogeminante. “Pressocché”, perciò, benché attestato erroneamente da alcuni dizionari, è improprio.

  6. 19 novembre 2011 12:10

    Licia:

    Grazie Paul, le prossime volte scriverò sicuramente senza doppia, anche se effettivamente io tendo a pronunciarla geminata. In genere tendo a preferire l’approccio descrittivo a quello prescrittivo e in questo caso so di avere verificato, tempo fa, anche se non ricordo in che dizionario (e ora non ho modo di controllare). Avevo trovato conferma che anche pressocché è accettabile, per quanto meno frequente.

  7. 20 novembre 2011 20:52

    Paul:

    Buonasera Licia, la ringrazio dell’attenzione e della cortese risposta. Comprendo e rispetto la sua concezione descrittivista; io nel mio piccolo, come forse avrà capito, sto invece sull’altro versante, quello prescrittivista (senza eccessi, naturalmente, ma cum grano salis 😉 ).

    Non avevo personalmente mai sentito questa variante con la geminata, proprio perché sapevo che “presso” è parola che non richiede il raddoppiamento fonosintattico. “Pressocché” è comunque sufficientemente attestato, a una ricerca veloce su Google (non che ciò me lo renda più accettabile 🙂 ).

    Mi permetta, infine, di farle i complimenti per questo suo diario, molto interessante e istruttivo. L’ho inserito tra i siti che seguo.

    Un saluto

  8. 21 novembre 2011 08:24

    Rose:

    Dal momento che mi sono sentita incoraggiata con gli aneddoti famigliari :-D, riporterò questo: mia cugina suora, una donna molto vivace e open minded, commentando un giorno lo sfoggio che viene fatto del seno, ha detto: “Stanno esagerando. Si dovrebbe vedere giusto un po’ del ‘canale di Suez’ – poi ha continuato – Sai perchè si chiama canale di Suez? Perchè non sono mie, non sono tue, sono suez!”

    Non so se l’espressione sia in qualche modo attestata, ma, detta da una monaca, è suonata molto buffa.

    A proposito del post, la ‘sculatura dell’idraulico’ è da sballo. Chissà cosa ne penserebbe mia cugina. 😉

    Ciauz!

  9. 21 novembre 2011 10:14

    Licia:

    😀

  10. 27 dicembre 2011 00:08

    Licia:

    Aggiungo un’altra vignetta in tema, vista su Bizarro’s Blog, dove l’effetto umoristico viene realizzato non solo visivamente ma anche con un gioco di parole.

    Bizarro_sugar_plumber_fairies

    L’interpretazione  richiede la condivisione di più tipi di conoscenze enciclopediche: non solo gli stereotipi sugli idraulici ma anche la trama di Lo Schiaccianoci e i suoi personaggi, in particolare la Fata Confetto che in inglese si chiama Sugar Plum Fairy. Chi non è di madrelingua inglese deve inoltre sapere che plumber si pronuncia
    plʌmə(r)/ (la b è muta).