Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Promemoria per i media: immunizzato ≠ vaccinato

Un esempio di errore ricorrente nei media italiani, da un servizio di un TG:

Schermata da servizio del TG! dell’11 settembre 2021 intitolato “Effetto vaccini”

A quanto pare parecchi giornalisti non hanno ancora capito che la parola immunizzato identifica un individuo che in seguito a una vaccinazione è stato reso immune a una specifica malattia – non verrà contagiato se entra in contatto con l’agente infettivo perché possiede gli anticorpi specifici per contrastarlo.

Come è noto, nessun vaccino è efficace al 100%. Non tutti i vaccinati riescono a sviluppare una risposta immunitaria e risultano quindi vaccinati ma non immunizzati. Sono loro che corrono il rischio di contagiarsi, ammalarsi e, nei casi più gravi, di dover essere ricoverati in ospedale.

In sintesi: gli immunizzati sono un sottoinsieme dei vaccinati e quindi immunizzato non è sinonimo di vaccinato. La frase il ricovero in rianimazione di chi è immunizzato per me è un controsenso.

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Variante Mu o variante Mi?

Mi piace fare sondaggi su Twitter, anche se non hanno alcun valore statistico, perché suscitano sempre commenti interessanti. Nell’ultimo che ho fatto ho domandato innanzitutto se era noto il nome del simbolo μ e poi all’89% dei 466 partecipanti che hanno risposto affermativamente ho chiesto quale fosse:

Sondaggio -- Come si chiama il simbolo μ? (rispondi specificando la scuola frequentata). Con il 51 percento prevale “mu” di chi ha frequentato scuole diverse dal liceo classico; al secondo posto “mi” di chi invece l’ha fatto con il 25,2 percento.

L’unica indicazione che si può ricavare dal sondaggio è che in questo campione prevale il nome mu. Ho chiesto di specificare la scuola frequentata perché ero curiosa di vedere se potesse essere rilevante nell’attribuzione del nome.

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Peep this!

tweet di @Azzurri_en con foto della nuova maglia della nazionale di calcio e il testo Peet that patch

Domanda di inglese: mi è stato chiesto se la frase peep that patch è grammaticalmente corretta. Se il registro è informale, come in questo caso, la risposta è affermativa.

Il dubbio deriva dalla cognizione che normalmente il verbo peep è intransitivo e può avere solo argomenti indiretti. Peep significa guardare furtivamente, sbirciare, specialmente di nascosto e/o attraverso un’apertura (ad es. he peeped through the window into her room); peep [out] significa anche sbucare, fare capolino (ad es. the sun peeped out from behind a cloud).  Peeper è il guardone. 

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Mismatch e mismàs, che confusione!

Annuncio di un’iniziativa per le imprese della Regione Lombardia:  

Immagine di presentazione in contesto lavorativo con titolo FormareXassumere e descrizione “Il voucher per invertire il mismatch lavorativo”

Si trovano molte occorrenze dell’anglicismo mismatch non solo nel sito della Regione Lombardia (mismatch lavorativo, skill mismatch, mismatch tra domanda e offerta di lavoro, mismatch tra formazione e lavoro…) ma anche in altri siti istituzionali, ad es. del Ministero del lavoro, del Ministero dell’Economia e dell’Istat.

Mismatch…

In inglese la parola mismatch è generica. Viene usata in contesti diversi e può indicare vari tipi di discrepanza, mancata corrispondenza, incongruenza, disallineamento, sfasamento, sproporzione o una combinazione poco riuscita, anche tra persone. Esempi: mismatch between resources • supply and demand • theory and practice expectations and reality • intent and action…

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Cosa succede se si spilla il tè? 🍵

Alcuni esempi di un calco dall’inglese usato sui social e tipico del lessico giovanile che mi diverte perché richiama insoliti intrecci di parole:

Esempi: 1 ho del tè da spillare ma prima finisco il manga; 2 ahh il tè che vorrei spillare; 3 ti prego vieni su Whatsapp ti devo spillare il tè bollente; 4 sto pillando tè bollente con una mia amica; 5 hai spillato del tè molto caldo; 6 oggi mi hanno spillato del tè su un tiktoker della mia città; 7 ciao a tuttx sono prontissima a spillare del tè BOLLENTE

Spillare il tè ricalca un’espressione idiomatica informale dell’inglese americano, spill the tea, che ho già descritto in Espressioni idiomatiche inglesi con il tè.

“What’s the tea?”

In inglese tea è una parola colloquiale per pettegolezzi, dicerie o chiacchiere indiscrete, o come si diceva qualche anno fa anche spetteguless e, se riferito a personaggi famosi, gossip. 

Questa accezione di tea è nata negli anni ‘70 del secolo scorso nello slang della cultura drag afroamericana e ha origine come grafia alternativa dell’omofona lettera T, a sua volta abbreviazione di Truth intesa come hidden truth, verità nascosta, inizialmente riferita alla propria condizione di transgender e in seguito anche ad altri nel senso di pettegolezzo.

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Un richiamo ai media su “booster”!

Esempi da notizie recenti sulle vaccinazioni in Israele e negli Stati Uniti nell’ambito dell’epidemia di COVID-19:

Esempi: 1 «I primi dati sull’efficacia della terza dose del vaccino anti Covid arrivano da Israele, dove oltre un milione di persone sopra i 60 anni di età ha già ricevuto la dose aggiuntiva, il cosidetto booster»; 2 «Israele: avanzano gli studi sulla terza dose di vaccino anti Covid, quella definita booster»; 3 «Fauci ha specificato che al momento non vedono la necessità di offrire dei richiami ‘booster’»; 4 «Sarà molto probabile un booster, una terza dose dei vaccini anti covid»

Chi legge e non conosce già il significato della parola inglese booster concluderà che è il nome “tecnico” della terza dose di vaccino. Si tratta invece di un’interpretazione errata di chi ha tradotto dall’inglese.

Booster in inglese, richiamo in italiano

In inglese booster è la forma abbreviata di booster dose (o più informalmente booster shot) ed è il richiamo di un vaccino, come si può verificare in qualsiasi dizionario monolingue. Esempio:

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Cuomo “troppo familiare” per i media italiani

Per la serie falsi amici nei media italiani:

Immagine della conferenza stampa di Andrew Cuomo con parole “I have been too familiar with people” Titolo: New York, dopo l’indagine per molestie Cuomo si dimette dalla carica di governatore: “Sono stato troppo familiare ma non superato il limite”

Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, si è dimesso in seguito ad accuse di molestie sessuali. Durante una conferenza stampa Cuomo si è scusato, ha giustificato il proprio comportamento come espansività e tratto caratteriale ma si è assunto ogni responsabilità e ha ammesso I have been too familiar with people.

Molti media italiani hanno tradotto letteralmente too familiar con troppo familiare, dimostrando così scarse conoscenze non solo dell’inglese ma anche dell’italiano: non hanno riconosciuto un falso amico.

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Attacchi di cuore

Titoli della stessa notizia in inglese e italiano sulla salute dell’attore americano Bob Odenkirk:

Titolo inglese: Bob Odenkirk says he had a small heart attack, will be back. Titoli italiani: 1 Bob Odenkirk dall’ospedale: “Ho avuto un piccolo attacco di cuore”: 2 Bob Odenkirk: “Ho avuto un piccolo attacco di cuore, ma tornerò presto”

In italiano si capisce correttamente cosa è successo ma ritengo che la traduzione sia inadeguata perché non tiene conto di alcune importanti differenze tra italiano e inglese quando si discute di problemi di salute.

Ne è un esempio proprio la locuzione heart attack, che ha un corrispondente italiano in attacco di cuore solo in registri familiari o molto informali, oppure in contesti incolti o se l’uso è figurato, ma che risulta incongrua in altri registri.

È evidente se si confrontano i titoli sull’attore americano e quelli, apparsi lo stesso giorno, per lo stesso tipo di malore del cantante italiano Gaetano Curreri:

titolo: Gaetano Curreri in terapia intensiva, il bassista degli Stadio: «Ha avuto un infarto. Abbiamo avuto paura, ma ora sta meglio»

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Italia Team, un nome anomalo

Immagine del profilo Twitter di Italia Team, con motto STUPOR MUNDI e descrizione “le storie, le vite, le emozioni e le passioni degli atleti Italia Team che da oltre 100 anni rappresentano l’eccellenza dello sport”

C’è chi critica il nome Italia Team, scelto dal CONI per la rappresentativa italiana ai giochi olimpici, perché fa ricorso a un anglicismo che toglie dignità alla nostra lingua..

Immagino sia una provocazione perché la parola team è usata in italiano dal 1909 e dopo oltre un secolo non può più essere considerata un elemento estraneo alla lingua, anche perché è una delle circa 2500 parole di alto uso del lessico di base dell’italiano.

Il nome Italia Team suscita comunque perplessità, sia che lo si consideri un nome italiano che un nome ibrido “internazionale”, ma per tutt’altro motivo: l’ordine delle parole.

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Capriola (la moglie del capriolo!) e tante capre

Un momento divertente a Il circolo degli anelli, programma TV sui giochi olimpici di Tokyo, con un’esibizione inaspettata di Sara Simeoni:

Nelle battute che sono seguite Yuri Chechi ha corretto chi ha chiamato capriola l’evoluzione di Simeoni: “Capovolta, per favore! La capriola è la moglie del capriolo!” 

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Inglese farlocco: no-tamp

Titoli: 1 Covid, adesso arrivano i no-tamp: “Evitano il tampone per non rovinarsi l’estate”; 2 No-tamp: chi sono e cosa rischiano; 3 "Mentono per andare in vacanza". La follia dei no-tamp

Sono sempre più numerose le notizie di focolai di COVID-19 e alcune testate sono ricorse all’espressione no-tamp per descrivere chi si oppone al tampone per il tracciamento dei contatti perché vuole evitare di scoprire un’eventuale positività con conseguente isolamento fiduciario.

La locuzione no-tamp ha l’aspetto di un anglicismo conforme al modello no x, descritto in Neologismi per non vaccinati: no pass e boh vax. In inglese però la parola tamp non ha nulla a che vedere con i tamponi, di nessun genere: è un verbo che significa borrare (occludere il foro di una mina con materiale inerte per aumentare l’efficacia dell’esplosivo). No-tamp è quindi uno pseudoanglicismo.

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Anche se siamo eleggibili, nessuno ci voterà

Dettaglio da un Monitoraggio settimanale Covid-19 del Ministero della Salute: 

È prioritario raggiungere una elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione in tutti gli eleggibili, con particolare riguardo alle persone a rischio di malattia grave, nonché per ridurre la circolazione virale e l’eventuale recrudescenza di casi sintomatici sostenuta da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità.

La locuzione evidenziata, tutti gli eleggibili, è ricorrente nelle relazioni settimanali e in altri testi. Altri esempi dai siti del Ministero e dell’Istituto Superiore della Sanità: pazienti non-eleggibili a trapianto  •  soggetti eleggibili ai percorsi di follow-up  •  candidati ideali per la radioterapia short-course ed altri invece meno eleggibili  •  eleggibile alle cure palliative  •  eleggibile per l’intervento di artroprotesi totale di anca  •  eleggibili al percorso Fast Track ortopedico  •  criteri di eleggibilità per le prestazioni di telemedicina.

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Neologismi per non vaccinati: no pass e boh vax

Alcuni titoli sulle manifestazioni di piazza del 25 luglio 2021:

Immagine di gente che protesta e titoli: 1 No green pass e no vax in piazza contro la “dittatura”; 2 Ecco il popolo dei “No Green pass”: negazioni, minacce, mascherine giù; 3 La piazza dei “No pass”. Cori e striscioni contro i vaccini; 4 Tensione e violenze. Da Milano a Napoli il popolo “No Pass” sceglie la piazza

Si possono osservare le due forme di un neologismo recente: no green pass e la sua abbreviazione no pass, qui usati per descrivere chi protesta per la decisione del governo del 22 luglio di rendere obbligatoria per alcune attività la certificazione verde COVID-19 (il cosiddetto green pass).

No pass

No [green] pass, scritto spesso anche con il trattino, rientra in una serie molto produttiva di locuzioni sul modello no x, dove x indica ciò a cui ci si oppone e in prevalenza è una parola inglese o che ne ha l’aspetto, come ad es. no TAV.

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Luridi falsi amici

Dalla recensione della BBC di Titane, film vincitore a Cannes:

Immagine del film con titolo “Titane: The most shocking film of 2021”. Sottotitolo: Julia Ducournau’s Palme d’Or-winning film is “a nightmarish yet mischievously comic barrage of sex, violence, lurid lighting and pounding music”.

La frase tra virgolette è stata citata in un articolo italiano con la traduzione “una raffica da incubo e al contempo comica di sesso, violenza, illuminazione lurida e musica martellante”, dove è evidente che non è stato riconosciuto un falso amico

Lurido in italiano

L’aggettivo lurido significa
1 estremamente e disgustosamente sporco
2 in senso figurato, moralmente abietto (lurido individuo, ambienti luridi e malfamati, lurido bastardo!).

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Nota sul registro: la bua di Matteo Berrettini

Per le conseguenze di un infortunio il tennista Matteo Berrettini ha comunicato che rinuncia alle olimpiadi di Tokyo. Ecco come l’ha riferito uno dei principali quotidiani italiani:

testo: Berrettini sul volo Az 792 in partenza lunedì da Fiumicino verso Tokyo Haneda non sale per colpa della bua alla coscia che già a Londra l’aveva costretto a giocare bendato

Sarei curiosa di sapere come viene in mente di usare bua alla coscia in un articolo di cronaca sportiva che non ha alcun intento ironico. L’unica spiegazione è il terrore delle ripetizioni, vera e propria ossessione di gran parte dei giornalisti italiani. Anche in questo caso si ha l’impressione che l’unica regola e priorità assoluta di chi scrive sia evitare a tutti i costi di usare la stessa parola due volte.

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