Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Inglese farlocco: Family Bag

In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare il Ministero dell’Ambiente ha promosso il progetto Family Bag.

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Barbara Degani, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, ha dichiarato: “Il Family Bag è l’upgrade semantico del più noto doggy bag, e permette non solo di svecchiare il termine ma anche di affrancare il concetto dal ghetto del nostro immaginario e dal pudore di richiederlo a fine pasto”.

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Da stepchild a configlio

Ho trovato molto efficace la proposta del linguista Francesco Sabatini di sostituire l’anglicismo stepchild con il neologismo configlio. Sintetizzo le sue riflessioni, che potete ascoltare nella registrazione del programma UnoMattina (da 1:46 in poi). 

da stepchild a configlio - UnoMattina

Nel dibattito sulle unioni diverse dal matrimonio, il concetto “bambino che entra a far parte di una coppia, figlio di uno solo degli elementi della coppia, sia essa etero od omosessuale” avrebbe già un nome, figliastro, ma non è adatto perché ha connotazioni negative conferite dal suffisso –astro

Sabatini sottolinea che dobbiamo preoccuparci dell’effetto che producono le parole in uso e specialmente in questo caso è evidente una nuova sensibilità che richiede una nuova parola. Chi crede di aver trovato in stepchild un termine non offensivo in realtà non ha risolto nulla perché è una parola oscura e difficile da pronunciare.

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“nonna” 2.0

La fiaba di Cappuccetto Rosso aggiornata per il XXI secolo:

“Why Gramma, what big data you have!” Vignetta: eQuest

Si scrive Big Data, con le iniziali maiuscole, o big data? Ne ho discusso qualche anno fa in Il misterioso Programma di controllo Big Data.

Nella versione inglese della fiaba le frasi pronunciate da Little Red Riding Hood e dal lupo travestito da nonna sono “Grandmother, what big X you have!” e “The better to Z you with”, dove Z è il verbo dell’azione compiuta da X. Peccato che la vignetta non specifichi cosa fanno i big data!

Vedi anche: Riccioli d’oro nello spazio (un’associazione moderna a un’altra fiaba).

In giro per la rete…

Said in ItalyLa storia delle parole è una serie di osservazioni etimologiche di Samuel Zarbock per Said in Italy. Un esempio: il belpaese, l’Italia nel linguaggio giornalistico, è il titolo di un’opera di divulgazione sulle bellezze dell’Italia scritta dall’abate Antonio Stoppani nel XIX secolo, e c’entra anche un formaggio!

Interfacce vocaliInterfacce vocali è il nuovo blog del linguista Mirko Tavosanis. È dedicato allo studio linguistico delle interfacce vocali, i sistemi che permettono ai dispositivi informatici di interagire con gli esseri umani attraverso la voce.

Doppiaggi italioti

Doppiaggi italioti è un blog di “apprezzamenti e rimproveri al doppiaggio italiano” di Evit con molti esempi di doppiaggese. Gli appassionati di Guerre stellari troveranno parecchi spunti in L’adattamento di “Star Wars – Il Risveglio della Forza” è goffo e erratico come un blaster!

  • Personificazione: Zika come Ebola?

    esempi di titoli: Zika arriva anche in Europa – Olimpiadi, cresce il timore per Zika – Zanzare geneticamente modificate contro Zika

    In questi giorni si sente parlare molto del virus Zika (Zika virus) e della malattia che causa. Ho notato che il nome Zika viene usato quasi esclusivamente senza articolo. Esempi
    ♦  Zika è una malattia virale trasmessa da zanzare del genere «Aedes»
    ♦  …è scattata la corsa per sconfiggere Zika 
    ♦  …annunciato l’avvio delle ricerche di un vaccino per Zika

    ♦  …è il primo caso di trasmissione di Zika per via sessuale

    Provate a sostituire Zika nei primi tre esempi con salmonella, dengue, AIDS, SARS o altri nomi di morbi o patologie e vedrete che le frasi funzionano solo se i nomi sono preceduti dall’articolo determinativo. Un altro esempio che evidenzia l’incongruenza:

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    Emoji in italiano

    #emojitaliano

    Mi piace molto #emojitaliano, un nuovo progetto di Francesca Chiusaroli per Scritture Brevi.  Formerà un dizionario italiano delle emoji ed è aperto al contributo di tutti, con tweet per i quali è suggerito questo formato:

    [emoji]: parola italiana, parte del discorso, esempio d’uso, #emojitaliano #scritturebrevi 
    [ emoji: parola italiana, parte del discorso, esempio d’uso, #emojitaliano #scritturebrevi ]

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    Digital Act e Digital Champion

    In arrivo un «Digital act» per l’innovazione d’impresa. L’annuncio di Barberis (consigliere del premier)

    A quanto pare è in arrivo un Digital Act, una legge “che dia coerenza normativa ai progetti e alle idee per la digitalizzazione del paese” e che punterà “sull’economia digitale, lo sviluppo della banda ultralarga, l’efficientamento dei data center, la cultura digitale” [fonte].

    Sono temi che fanno parte dell’Agenda Digitale, presentata dalla Commissione Europea nel maggio 2010, quindi il nome inglese per il provvedimento legislativo italiano è incongruente. È anche un palese anglicismo superfluo, proprio come Jobs Act e Growth Act, due esempi di “inglese farlocco”.

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    In bagno è vietato…

    divieti bagno foyer du fond Torgnon

    Avevo già visto cinque di questi divieti in una foto dall’Arabia Saudita che ho usato in E-Bidet e differenze culturali, ma non mi aspettavo di trovarli anche in un bagno italiano. ;-)

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    Carlo Emilio Gadda e i forestierismi alla radio

    Carla Crivello mi ha fatto conoscere alcune indicazioni di Carlo Emilio Gadda dalle Norme per la redazione di un testo radiofonico (1953) che riguardano l’uso dei forestierismi:

    “Astenersi da parole o da locuzioni straniere quando se ne possa praticare l’equivalente italiano. Usare la voce straniera soltanto ove essa esprima una idea, una gradazione di concetto, non per anco trasferita in italiano. Per tal norma inferiority-complex, nuance, Blitz-Krieg e chaise-longue dovranno essere sostituiti da complesso d’inferiorità, sfumatura, guerra lampo e sedia a sdraio: mentre self-made man, Stimmung, Weltanschauung, romancero, cul-de-lampe e cocktail party potranno essere tollerati.”

    Fa un certo effetto vedere quali fossero i forestierismi tipici di 60 anni fa: la maggior parte non sono più attuali (chi sa cos’è un cul-de-lampe?) o comunque meno rilevanti*, e non prevalgono ancora gli anglicismi.

    Sono aspetti diacronici che mi hanno fatto ricordare un’osservazione di Silverio Novelli in Il bel Paese dove il weekend suona: “Degli anglicismi ogni anno immessi a carrettate da molti dizionari dell’uso nel lemmario, a breve molti se ne vedranno scorrere, cadaveri, lungo il fiume: questione di anni”.
    .

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    Anglicismi: public editor

    Il quotidiano La Stampa ha istituito una nuova rubrica dove si possono segnalare correzioni e fare critiche, proposte e commenti. È curata da Anna Masera che in Cari lettori, da oggi sono la vostra Garante ha spiegato di essere una public editor, una novità per i media italiani.

    rubriche del quotidiano La Stampa nella sezione Opinioni

    Masera ha ripreso l’argomento in Evitiamo gli anglicismi quando si può per indicare perché è stato preferito il prestito public editor a garante dei lettori: “l’editor, più che garante, è curatore. E nell’era di Internet il pubblico a cui si rivolgono i giornali su tutte le loro piattaforme […] non è più solo lettore: è fruitore, spettatore, commentatore, membro attivo di una comunità di utenti”. Chiarisce inoltre che public editor fa specifico riferimento a una figura del giornalismo americano poi adottata anche da altri ma finora inesistente in Italia. 

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    Il kit del traduttore: workshop a Verona

    KitTrad

    Venerdì 12 febbraio sarò all’Università di Verona per il workshop Il kit del traduttore: dalla teoria alla pratica. È un evento gratuito che offre ad aspiranti traduttori e traduttori professionisti un’occasione per conoscere le nuove frontiere del mondo traduttivo e sperimentare l’efficacia di alcuni suoi strumenti.

    Interverranno Valeria Aliperta sul personal branding, Marcello Federico su traduzione automatica e post-editing, Maria Pia Montoro ed io sulla terminologia.

    Programma, informazioni pratiche e modalità di iscrizione qui (già raggiunto il numero massimo di iscritti). 

    Unioni civili e traduzione (con civil partnership)

    Forse avete notato che Matteo Renzi usa l’anglicismo civil partnership (esempi: qui e qui). Si tratta di una scelta stilistica oppure intende un concetto diverso da unione civile?

    Per rispondere può essere utile dare un’occhiata a come sono riportate dai media di lingua inglese le notizie sul dibattito in corso in questi giorni. Alcuni esempi:

    esempi di notizie da The Guardian, Reuters, The New York Times, BBC

    Si può notare che il concetto “italiano” di unione civile è stato reso in modi diversi: civil union, specificando però gay, same-sex union e same-sex marriage. Nei media britannici appare anche civil partnership.  

    La voce civil union di Wikipedia riporta una decina di altri termini inglesi alternativi usati in paesi diversi. Sottolinea che ci sono notevoli differenze tra cosa si intenda per unione civile negli ordinamenti giuridici che la prevedono, a partire da chi possa costituire la coppia di un’unione civile e dai diversi diritti, doveri e benefici che comporta (cfr. anche la voce italiana unione civile, che cita anche i DICO proposti dal governo Prodi ma mai approvati). Altri dettagli, con un confronto tra paesi europei, in A history of same-sex unions in Europe, da cui è tratta questa carta:

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    #Snowzilla e #DavidSnowie

    Snowzilla 2016

    Gli americani sono molto creativi nel dare nomi ai fenomeni atmosferici estremi. La tempesta di neve che sta colpendo la costa orientale degli Stati Uniti in queste ore è stata chiamata ufficiosamente [Winter] Storm Jonas ma sui social media è stata subito ribattezzata in vari modi, usati poi come hashtag.

    Sono riapparsi #Snowzilla, #Snowmageddon, #Snowpocalypse, #Snowtastrophe  e #Tsnownami, parole macedonia che ho già descritto in #snOMG! (con altri neologismi). Vengono usati così o con l’aggiunta di 2016, ad es. #Snowzilla2016.

    Tra i nuovi nomi coniati in questi giorni risaltano #SnowNino con riferimento a El Niño, il fenomeno climatico a cui è associabile questa tempesta, #ThanksSnowbama, una variazione sul meme Thanks, Obama, espressione sarcastica usata per attribuire ad Obama ogni genere di problema, e #DavidSnowie, per ricordare David Bowie.

    Revenant ≠ Redivivo

    Revenant – Redivivo

    Penso abbiate già visto il manifesto dell’ultimo film di Alejandro González Iñárritu, con protagonista Leonardo DiCaprio. Si intitola The Revenant in inglese e Revenant Redivivo in italiano ed è tratto da un romanzo di Michael Punke, The Revenant: A Novel of Revenge (pubblicato in italiano come Revenant, sottotitolo La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta).

    Il titolo italiano del film segue un modello ricorrente: viene mantenuto il titolo inglese originale, a volte con qualche adattamento (ad es. spesso è eliminato l’articolo the), ed eventualmente si aggiunge un sottotitolo con traduzione o breve descrizione.

    Il dettaglio insolito in questo caso è che revenant, un francesismo acquisito anche dal lessico italiano, è stato glossato con redivivo. Dal Vocabolario Devoto-Oli:

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    E se… Pizzassimo?

    barattolo di Pizzassimo Cirio con le scritte Pizza Sauce e Autentico Italiano

    Sono molto incuriosita dai nomi pseudoitaliani di alcuni prodotti alimentari in vendita all’estero, di solito di marche sconosciute in Italia.

    Il barattolo di Pizzassimo che ho visto in un supermercato svizzero invece è “autentico italiano”. È una salsa di pomodoro prodotta da Cirio e in vendita solo all’estero.

    Si capisce perché il nome risulti efficace per uno straniero: viene “rianalizzato” come se fosse composto dal sostantivo pizza + suffisso del superlativo assoluto, riconoscibile da parole ormai internazionali come bellissimo (chi non parla italiano non può sapere che il suffisso include anche una i).

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