Marmo, biglie e dare i numeri in inglese
Ultimamente sta circolando una bellissima foto della Terra dallo spazio (pubblicata dalla NASA e quindi ritratta da un punto di vista tipicamente americano):
Il titolo della foto ripropone quello di una famosa immagine del 1972, Blue Marble: la Terra dallo spazio può sembrare un’enorme biglia blu (eppure c’è chi ha tradotto “marmo blu”…).
In inglese l’accezione “pallina da gioco” di marble è un tipico esempio di metonimia, infatti un tempo le biglie erano di marmo. E da un gioco con le biglie dove il vincitore se le teneva tutte (playing for keeps, da cui for keeps, “per sempre”) derivano sia l’espressione all the marbles (“tutto quello che c’è da vincere”) che losing one’s marbles, che ora vuol dire “dare i numeri” o “andare fuori di testa”, ma che in origine significava “essere molto arrabbiati”, proprio come un bambino che perde le sue biglie.
The Hidden Alphabet
Mi piacciono molto le animazioni che giocano con le parole e/o con le lettere dell’alfabeto, come quella che promuoveva il libro The Hidden Alphabet di Laura Vaccaro Seeger:
Vedi anche: Parole come immagini.
Segnali di pericolo sulla neve
In Italia e nella maggior parte dell’Europa i segnali stradali di pericolo sono triangolari, con bordo rosso, fondo bianco e pittogramma nero. È una combinazione di colori che, come dicevo in Segnali di globalizzazione, si trova spesso anche in altri contesti perché comunica immediatamente che si deve prestare attenzione.
Anche sulle piste di sci di fondo di solito i cartelli seguono questa convenzione ma per la prima volta al Passo Lavazè (TN) ho notato cartelli gialli con bordi neri:
![]() |
![]() |
![]() |
Ho scoperto che sono conformi al Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, un decreto legislativo del 2008 che prevede che in Italia, come nel resto d’Europa, i segnali di avvertimento (avviso di rischio o pericolo) abbiano forma triangolare con bordo nero, sfondo giallo e pittogramma nero. I colori rosso, bianco e nero sono riservati ai segnali di divieto, rotondi, mentre altri colori (e forme) comunicano altri messaggi.
Rimane il dubbio: una pista di sci di fondo è più simile a un luogo di lavoro o a una strada?
Lo showdown in Padania
Qualche giorno fa molti giornali e siti rilanciavano una notizia dell’ANSA:
Non mi interessa cosa sia poi successo ieri tra Bossi e Maroni, quello che mi domando è cosa spinga la principale agenzia di stampa italiana a pubblicare una notizia di politica italiana in un contesto esclusivamente italiano titolando con la parola showdown.
Quanti lettori padani avranno capito che la parola showdown descrive un confronto diretto tra due o più contendenti per risolvere una disputa o discordia che sta andando avanti da tempo? È una metafora che deriva dal mettere le carte in tavola nel gioco del poker e anche se in italiano non c’è un’espressione del tutto equivalente, mi sembra un prestito di lusso più che di necessità: si potrebbe parlare di resa dei conti (nel senso di chiarificazione definitiva) oppure, privilegiando l’aspetto conflittuale, di prova di forza.
Parolacce, capitani, comandanti e falsi amici
La famigerata telefonata tra il comandante Schettino e De Falco della capitaneria di porto di Livorno ha fatto il giro del mondo, con qualche errore di interpretazione.
Ingiurie ed espletivi
Language Log analizza alcuni aspetti linguistici della telefonata ed evidenzia diversità e punti in comune nell’uso delle espressioni volgari in inglese e in italiano (simili a quelli descritti qui, qui e qui), facendo notare in particolare che in alcune traduzioni inglesi la parolaccia di Vada a bordo, cazzo! non è stata resa esplicitamente, lasciando intendere ai lettori non italiani che fosse un’offesa (simile all’inglese you prick!) anziché un espletivo.
Capitano e comandante
In italiano Schettino è descritto sia come comandante che come capitano. Il Vocabolario Treccani chiarisce le differenze di significato nell’ambito della marina mercantile:
| Capitano marittimo: nella navigazione marittima mercantile, la persona che ha il comando della nave (è propriamente la qualifica professionale, mentre all’effettivo esercizio della funzione di comando corrisponde, nel codice della navigazione, la denominazione di comandante). |
| Comandante di nave mercantile: colui al quale spetta la direzione della manovra e della navigazione sotto il profilo tecnico e disciplinare, la rappresentanza dell’armatore e l’esercizio di poteri legali per il buon fine della spedizione. |
Galaverna
Dopo la nebbia notturna oggi a Milano c’è di nuovo la galaverna, ma lo spettacolo non è marcato come due giorni fa, quando per quasi tutta la giornata le piante sono rimaste decorate da uno spesso strato bianco di cristalli di ghiaccio. Non a caso in pasticceria si parla di glassa/ghiaccia (in inglese icing).
La parola galaverna mi è sempre piaciuta molto. A lungo avevo creduto fosse una parola dialettale (c’è anche chi dice calaverna), invece fa parte del lessico italiano da vari secoli. L’etimologia rimane incerta ma c’è chi suggerisce cala, da una voce germanica per “nebbia”, e verno, nel significato di “freddo, gelo invernale”.
Mi piace anche anche l’inglese soft rime, locuzione non molto nota e a volte confusa con hoarfrost, la brina.
Dizionario Analogico della Lingua Italiana
I dizionari “tradizionali” vengono consultati per trovare i significati associati a una parola. I dizionari analogici funzionano con il meccanismo opposto: il significato è noto ma non ci si ricorda o non si conosce la parola che si sta cercando e per trovarla ci si affida ad analogie o correlazioni con altre parole.
Qualche mese fa è uscito il Dizionario Analogico della Lingua Italiana (Zanichelli), venduto con CD e licenza online per una consultazione rapida e ora disponibile anche come app per iPhone e iPad.
L’impostazione grafica è efficace e consente di individuare subito le diverse aree di significato anche nel volume cartaceo: le voci sono articolate in rubriche predefinite che suddividono le informazioni in sottoinsiemi lessicali (tipi, parti, caratteristiche, azioni, modi, persone, luoghi, discipline, oggetti, strumenti, patologie, modi di dire, detti e proverbi, curiosità ecc.).
Professionisti della comunicazione…
Qualche giorno fa avevo espresso le mie perplessità sull’uso di parole inglesi per presentare l’Area C ai cittadini di Milano.
Quando però ho visto come ha risposto uno dei responsabili della campagna ad alcune critiche sulla relativa comunicazione, ho concluso che poteva andare peggio. Un esempio:
| Questo [la riduzione del traffico del 30%] autorizza a qualificare la campagna come semplice, veritiera e immediata e non banale e overpromise. Una campagna di questo tipo non si può e non si deve giudicare da uno spot o da un visual, visto che l’integrazione degli strumenti adottati permette di far giocare alla comunicazione above the line il ruolo di incrementare l’awareness del provvedimento e, alla comunicazione di below the line, di relazione diretta con i cittadini e con i media, un ruolo di dettaglio sul provvedimento, oltre che di raccolta del feedback. |
Eh sì, a Milano l’itanglese gode di ottima salute!
Ultrabook, notebook e altri –book
Negli articoli di questi giorni sul CES 2012 di Las Vegas sembra immancabile la parola ultrabook, spesso scritta con l’iniziale minuscola anche se Ultrabook™ è un marchio di Intel: identifica una specifica categoria di computer portatili (notebook) con un processore Intel Core di seconda generazione, molto sottili (meno di 20 mm), molto leggeri (meno di 1,5 kg) e con durata della batteria di oltre 5 ore.
Cloud e lessico comune
L’American Dialect Society qualche giorno fa ha annunciato le parole dell’anno 2011.
Nella categoria parole che hanno più probabilità di successo, quindi ormai parte del lessico comune inglese, si è affermato un termine informatico, cloud.
Un articolo del 2008 di Visual Thesaurus parlava di data cloud descrivendo il termine come molto tecnico, relativamente nuovo e privo di unico significato. A pochi anni di distanza non è più necessario specificare data: il processo di terminologizzazione è stato molto efficace.
La definizione “generica” usata dall’American Dialect Society, spazio online per l’elaborazione e l’archiviazioni di dati su vasta scala, conferma che il significato comunemente attribuito a questa accezione di cloud è quello di “area virtuale” .
In italiano, come notavo in il cloud e la cloud, per ora sembra invece prevalere un altro significato, grazie a un meccanismo improprio di “accorciamento” delle locuzioni inglesi:
| inglese: | data cloud | ![]() |
cloud |
| italiano: | cloud computing | ![]() |
cloud |
È un fenomeno non inusuale, basti pensare a come sono stati accolti nel lessico italiano gli anglicismi golf coat, smoking jacket, beauty case, night club, creando parole che privilegiano il determinante anziché il determinato e si sono così trasformate in falsi amici (aggiornamento: o, per essere più precisi, pseudoprestiti).
The Joy of Books
Per chi non l’ha già visto, un video davvero accattivante realizzato nella libreria Type di Toronto da Crazedadman che immagina cosa succeda di notte tra gli scaffali dei libri. Dedicato a chi vive o ha vissuto in una casa stracolma di libri e più di una volta si è domandato se i libri possano avere vita propria:
Via Il Post
«C» come Congestion (e come Confusione?)
Il significato di Area C
Chi risiede a Milano ha ricevuto una lettera firmata dal sindaco Giuliano Pisapia che annuncia l’entrata in vigore di Area C. Alcuni dettagli mi hanno lasciata un po’ perplessa, ad esempio viene spiegato solo cosa prevede Area C ma non cosa sia esattamente:
| Nasce Area C – «C» come Centro, «C» come Congestion - che prevede dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, un pedaggio per entrare in automobile nella Cerchia dei Bastioni. L’avvio del nuovo provvedimento sarà accompagnato dal potenziamento del trasporto pubblico locale. |
A Milano tutti parlano inglese?
Trovo fuori luogo l’inglese di «C» come Congestion, non solo perché in italiano si parla comunemente di congestione con riferimento al traffico e quindi il forestierismo non ha molto senso (potrebbe anche sembrare un refuso!), ma soprattutto perché viene dato per scontato che chiunque legga, quindi anche la “sciura Pina”, conosca la congestion charge di Londra, citata indirettamente alla fine del capoverso successivo, e le associ l’esempio «C» come Congestion.
Il primo giovedì dell’anno
Oggi è il primo giovedì dell’anno, giorno significativo perché fa classificare la settimana in cui si trova come la settimana numero 1 dell’anno, perlomeno nei paesi che seguono lo standard ISO 8601, come l’Italia e la maggior parte dei paesi europei.
Non è comunque l’unico criterio e altrove vengono adottate convenzioni diverse:
[tabella da Wikipedia]
Queste informazioni sono ben note a chi si occupa di localizzazione perché fanno parte del concetto di locale. In ambiente Windows, ad esempio, sono previste tre impostazioni:
| ▄ | “sistema ISO”: la prima settimana dell’anno è la prima settimana con il giovedì |
| ▄ | “sistema USA”: la prima settimana dell’anno è la settimana del primo gennaio |
| ▄ | “altro”: la prima settimana dell’anno è la prima settimana completa di 7 giorni . |
Vedi anche: Date e localizzazione (anche senza traduzione)
Se il marchionimo è una frase
La striscia di oggi di Rhymes with Orange mi ha ricordato un prodotto in vendita in alcuni paesi di lingua inglese il cui nome è insolito perché non è né un sostantivo, come la maggior parte dei marchionimi, né un aggettivo o un verbo (modo imperativo), ma addirittura una frase, I can’t believe it’s not Butter.
“ad canem”
A Milano, quello descritto dal Corriere in Le 40 strade più sporche per colpa dei cani è davvero un grosso problema. In Romagna, invece, si può camminare molto più tranquilli, tanto che l’unica indicazione che mi è capitata di vedere è ad canem:
![PER CORTESIA NON FERMARE IL CANE PER I SUOI BISOGNI [cartello e post dedicati al povero Povero Cane e all’incauto figuro che lo portava dal veterinario] non_fermare_il_cane](http://blog.terminologiaetc.it/wp-content/uploads/2012/01/non_fermare_il_cane.jpg)
Beh, se non proprio ad canem, sicuramente ad personam. Ma che il maleducato sia un padrone o un canaro?
.
Per rimanere in tema “cani e i loro bisogni”: e c’è chi dice che le lingue morte sono inutili!









