Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Fatto 30, si può fare 31

Il post di ieri su trenta, le 31 once di caffè, mi ha fatto venire in mente la frase proverbiale abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno (o anche chi ha fatto trenta può fare trentuno).

Non conoscevo l’origine dell’espressione, eccola qui per chiudere l’argomento:

È una frase attribuita a papa Leone X. Nel 1517, dopo aver indetto un concistoro per la nomina di trenta cardinali, si rese conto di aver lasciato fuori dal conto un religioso del quale aveva la massima stima. Così: un po’ giocando sull’infallibilità, un po’ per non adeguarsi alle maglie strette di uno schema prestabilito, le ordinazioni cardinalizie aumentarono di un’unità” [Treccani.it]  

Trenta: quasi un litro in America

Ho letto in Schott’s Vocab che la Starbucks, la catena di americana di caffè, sta testando un nuovo formato per tè e caffè freddi che corrisponde a 31 once liquide o un quarto di gallone (americano), ovvero circa 900 ml.

Il nuovo formato si chiama trenta, nella tradizione dei nomi italiani o pseudoitaliani amati da Starbucks, come il formato venti, descritto efficacemente qui da Riccardo come un’unità di misura per il caffè del tutto sconosciuta in Italia (direi che la traduzione migliore in italiano potrebbe essere “secchio”, o magari anche “barile”).

È buffo come parole della propria lingua possano perdere il loro significato se prese in prestito in altre lingue e si debba quindi imparare a reinterpretarle in contesto:

formato Starbucks* dimensioni in once in ml
tall small 12 oz circa 350 ml
grande medium 16 oz circa 450 ml
venti large 20 oz per bevande calde,
24 oz per bevande fredde
circa 600 ml
circa 700 ml
trenta XL 31 oz circa 900 ml

bicchierino di caffè americano Considerazioni linguistiche a parte, non credo finirò mai di stupirmi delle dimensioni giganti che quasi tutte le cose sembrano avere negli Stati Uniti (ad es. il latte venduto in taniche). Come si fa a ingurgitare tali quantitativi di caffè o tè, considerato che vanno bevuti caldi o freddi e quindi, nonostante i bicchieroni vagamente isolanti, vanno consumati in breve tempo?

* fonte: Starbucks Drinks Simplified (kinda)

Vedi anche: Come si dice caffè a Trieste?, sul lessico italiano alternativo usato a Trieste,  Bimbos in stilettos eating pepperoni paninis, sui prestiti italiani “mangerecci” in inglese, e Problemi di conversione e di localizzazione, sulla conversione delle unità di misura anglosassoni.

Ciaspole, ciaspe, racchette da neve… e racchettoni

"racchettoni, s.m. parola piemontese, indica uno dei passatempi preferiti di chi ha il pallino della neve."         Per dettagli e tutte le offerte visita il sito www.piemonteitalia.euMi piace molto la montagna d’inverno e così non potevo non notare la recente bella campagna pubblicitaria della Regione Piemonte. A ogni foto di un’attività sulla neve è associata una definizione spiritosa, ad esempio:

  fuoripista, s.f. in piemontese è quella strada sulla neve che ciascuno ha la libertà di tracciare a piacere con un tratto continuo, a serpentina o anche a salti.
  sci, s.m. parola piemontese, caratteristica delle valli, indica la via maestra per godersi la montagna d’inverno.
  racchettoni, s.m. parola piemontese, indica uno dei passatempi preferiti di chi ha il pallino della neve.

Per i dettagli e le offerte viene dato l’indirizzo www.piemonteitalia.euricerca per Se però si prova a cercare racchettoni nel sito, non si ottiene alcuna informazione. Nessun risultato neanche per ciaspole*, il nome sempre più diffuso per descrivere questa attività: nelle pagine del sito si parla solo di racchette da neve, il termine dell’italiano standard. 

Direi che è un esempio tipico dell’importanza della gestione della terminologia all’interno di un’azienda, non solo in ambito multilingue ma anche monolingue. Se tutti i team impegnati in un progetto, in questo ipotetico caso chi scrive la documentazione, chi crea la campagna pubblicitaria e chi si occupa del marketing, usufruissero di un sistema di gestione della conoscenza aziendale che permettesse di verificare immediatamente (clic del mouse) le voci di un database terminologico, potrebbero vedere che racchettone rappresenta il concetto “attrezzo costituito da un’intelaiatura che si fissa sotto lo scarpone per camminare nella neve fresca senza sprofondare” a cui sono associati anche altri termini, per ciascuno dei quali possono essere specificate modalità e note d’uso:

racchetta da neve potrebbe essere indicato come il termine preferito nella documentazione ufficiale;
ciaspola potrebbe essere classificato come sinonimo regionale o colloquiale ammesso se nel testo viene indicato che ha lo stesso significato di racchetta da neve; potrebbe inoltre esserci l’indicazione che vada sempre aggiunto come parola chiave in tutte le pagine web sull’argomento, in modo che anche i documenti che non contengono ciaspola nel testo appaiano comunque nei risultati di eventuali ricerche all’interno del sito;
racchettone potrebbe essere indicato come termine sconsigliato e consentito solo in contesti particolari, ad es. la campagna pubblicitaria che gioca con l’idea del pallino, e come parola chiave per l’ottimizzazione delle ricerche;
ciaspa potrebbe apparire come variante regionale obsoleta da evitare.

I benefici sulla comunicazione aziendale di un processo di questo tipo sono chiari: maggiore standardizzazione e quindi semplificazione e riduzione delle ambiguità, migliore condivisione delle conoscenze sia internamente all’azienda che esternamente tra gli utenti e, in ambito plurilingue, traduzioni più accurate. Ovviamente, è fondamentale che tutti i team in azienda e i loro collaboratori esterni usino il sistema correttamente, ma questa è un’altra storia…

 
Vedi anche: Database terminologici, per alcuni cenni sulla gestione della terminologia orientata al concetto, e Neologismo: snowshoe spamming, per un riferimento “informatico” alle ciaspole.

*  Immagino che la voce ladina ciaspola, inizialmente nota solo al settentrione ma ora molto usata anche dai media nazionali, nel tempo sia destinata a soppiantare racchetta da neve per la maggiore brevità, per il valore monosemico e perché ne sono già derivati il verbo ciaspolare e il sostantivo ciaspolata; racchettone invece rimane, almeno per me, esclusivamente associato al gioco che si fa in spiaggia d’estate.  

Verbi con etimologia “animalesca”

Se non lo conoscete già, vi consiglio Suom(I)taly stories (“appunti semiseri dagli estremi del vecchio continente”), per le osservazioni curiose e acute da un punto di vista italiano su peculiarità linguistiche e differenze culturali finlandesi.

Nel post Curiosità linguistiche sui comportamenti degli animali ci sono alcuni esempi di verbi finlandesi derivati da comportamenti degli animali, seguiti da un nutrito elenco di verbi italiani come chiocciare, civettare, formicolare, gattonare, gufare, pavoneggiarsi, ecc.

ape = scimmiottareNe prendo spunto per aggiungere alcuni verbi inglesi “animaleschi”, altrettanto numerosi: ape, badger, bitch, bug, bull(shit) e bulldoze, cat, chicken out, cow, crane, dog, ferret out, fox e outfox, goose, hare, hog, horse around, hound, kid, monkey around, parrot, pig out, rabbit on, ram, rat on e rat out, snake, squirrel away, swan, weasel out, wolf down e wolf whistle, worm out...
[facendo doppio clic sulle parole si può visualizzare la traduzione con ZanTip]


Vedi anche: Animali nella terminologia informatica per riferimenti agli animali nel software.

Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto

Ogni tanto mi capita di accennare ad analisi linguistiche e a valutazioni di localizzabilità che vengono fatte all’interno del ciclo di vita di un prodotto software, ad esempio qui, nei commenti qui e, con riferimento alla globalizzazione, qui e qui.

Ho recuperato un articoletto scritto un paio di anni fa per sintetizzare questo tipo di attività,  Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto. Riprende alcune informazioni date anche in Le competenze linguistiche nella localizzazione ma con esempi diversi.

Si traduce meglio con Google, Yahoo! o Bing?

sito Gabble On Segnalo anch’io un’iniziativa di cui stanno parlando in molti: uno studio di Gabble On per valutare i motori di traduzione automatica di Google, Yahoo! (Babel Fish) e Microsoft (Bing).

Finora sono stati raccolti circa 900 voti per 22 lingue ma per avere dati statisticamente significativi la ricerca si prefigge di arrivare ad almeno a 10000 voti entro la fine di marzo.

Per partecipare: Which Engine Translates Best?  (c’è un Apple iPad in premio).

Vedi anche: post con tag traduzione automatica e in particolare Traduzione automatica: Windows Live Translator per le principali differenze tra motori di traduzione di tipo statistico (Google e Microsoft) e basati su regole (Systran, il sistema usato da Babel Fish).

E visto che è venerdì, per sorridere sulla traduzione automatica e umana: Translation Humor & Mocking Machine Translation (da eMpTy Pages, un bel blog su tecnologie per la traduzione, globalizzazione e collaborazione).

regolarizzazione analogica

Sarei curiosa di sapere cosa viene in mente leggendo il titolo regolarizzazione analogica, senza contesto. Quanti di noi, in caso di espressioni poco diffuse che contengono parole polisemiche, provano a interpretarle facendo riferimento al significato più comune nella propria esperienza quotidiana o professionale, ad es. analogico inteso come non digitale?

Ci ho pensato leggendo una risposta nel portale Treccani sul plurale di orecchio, che non fa distinzione tra persone (orecchi) e animali (orecchie) come invece credono alcuni:

“…non v’è nessuna differenza di significato tra le coppie orecchio / orecchiaorecchi / orecchie. Va detto che nell’antichità il singolare orecchia (regolare sviluppo del latino AURĬCULAM) venne percepito come un plurale (le orecchia). È da orecchia plurale che fu ricavato quindi un singolare maschile orecchio, sul modello di uovo-uova. In seguito, le forze della regolarizzazione analogica – che tanto peso da sempre hanno nella creazione di forme, vocaboli e significati nuovi – tornarono ad agire in altra direzione, determinando la nascita del plurale maschile orecchi, sentito come più regolare abbinamento di orecchio. Così, senza troppa logica matematica, ma con una innegabile coerenza di spinte e attrazioni analogiche, la lingua italiana ospita oggi questo sistema di coppie sostanzialmente equivalenti, che non prevede differenze semantiche dipendenti dalla distinzione tra umano e non umano.” 

In contesto, il significato di analogico in regolarizzazione analogica diventa ovvio anche per chi non ha mai incontrato il termine linguistico, che descrive anche l’elaborazione di forme non standard da parte di bambini o stranieri che non hanno ancora recepito le eccezioni alle regole, come ad es. ho piangiuto anziché ho pianto, per analogia con i verbi regolari.

Non si sillaba solo a scuola…

The Temper Trap – Sweet Disposition

Stamattina la radiosveglia è partita con una canzone di un gruppo australiano che inizia il primo verso sillabandolo:
       sweet  dis·po·si·tion
       nev·er  too  soon

Ci ho fatto caso perché non ho mai provato a imparare la divisione in sillabe dell’inglese: troppo complessa rispetto alle facili regole italiane insegnate in prima elementare!

In italiano la suddivisione fonetica e quella ortografica, per andare a capo alla fine di una riga di testo, più o meno coincidono, anche nei casi in cui l’etimologia suggerirebbe diversamente, come ad es. per tran·sal·pi·no*.

In inglese è tutto più complesso: nell’ortografia si cerca di seguire la suddivisione naturale in sillabe, che però non è sempre così ovvia, ma vanno anche presi in considerazione aspetti morfologici ed etimologici, ad es. le parole macedonia transceiver e transistor si pronunciano /træn’si:və/ e /træn’zɪstə/  ma si dividono trans·cei·ver e tran·sis·tor perché si tiene conto degli elementi che le compongono, transmitter+receiver e transfer+resistor.

Vanno poi considerate le varietà di inglese, come nell’esempio tipico di medicine che per gli inglesi si divide medi·cine e per gli americani med·i·cine (la pronuncia è diversa). Nei casi dubbi, inoltre, l’inglese britannico sembra privilegiare gli aspetti morfologici ed etimologici e l’inglese americano quelli fonetici. Insomma, se proprio di deve andare a capo con una parola inglese, meglio consultare un dizionario.

Ancora più complicato in altre lingue, dove morfologia ed etimologia possono addirittura richiedere cambiamenti ortografici: inventando un esempio, è come se in italiano ammirare si dovesse modificare in ad·mi·ra·re.

Durante la valutazione di strumenti di sillabazione (hyphenator in inglese) per prodotti software, i colleghi un po’ mi invidiavano perché l’italiano è tra le lingue che danno meno problemi, proprio grazie alla semplicità del nostro sistema che, tra l’altro, si riflette in un dettaglio curioso: in alcuni formati, le dimensioni dei file per la sillabazione dell’italiano rispetto alle altre lingue sono molto ridotte, come ad es. si poteva notare nelle vecchie versioni di Microsoft Office confrontando i file con estensione .lex e la sigla hy nel nome, oppure negli hyphenation pattern scaricabili dal sito CTNA, dove si può vedere che per gestire la divisione in sillabe dell’italiano bastano 343 schemi, mentre per il neerlandese ne servono 12723, a cui va aggiunto un elenco di eccezioni.   


* Norma UNI 6461, Divisione delle parole in fin di linea, seguita da manuali di stile e dalla maggior parte dei dizionari italiani (ma non dal Sabatini Coletti che rispetta l’etimologia e quindi riporta trans·al·pi·no).


Vedi anche: C’è rima e rima, sulla struttura della sillaba in italiano e in inglese.

Seminario sulla comunicazione multilingue

Il 5 marzo a Verona COM&TEC organizza il seminario La comunicazione multilingue
Parteciperò con un intervento sulla gestione della terminologia nelle aziende.

Terminologia: corsi online e scuola estiva

Il team IULATERM dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, coordinato da M. Teresa Cabré, propone varie offerte di formazione online in terminologia tra cui un corso introduttivo, in inglese, dal 3 marzo al 20 aprile 2010. I dettagli qui.

La scuola estiva di terminologia organizzata da TermNet e dall’Università di Vienna quest’anno avrà luogo dal 24 al 28 maggio 2010. I corsi sono in inglese, i dettagli qui.

Cucina italiana al centro dell’attenzione ;-)

ingredienti della cucina italiana: gatti, ghiri, cavalli e altri animali

Mi è venuto da chiedermi, è rassicurante o preoccupante che in questi giorni sui media stranieri gli ultimi scandali italiani vengano perlopiù ignorati ma sia invece dato gran spazio alla sospensione di chi in TV ha esaltato le virtù della carne di gatto?
Mah! Esempi qui, qui, qui e qui.

E c’è chi ne approfitta per sottolineare che in Italia si mangiano anche ghiri, uccellini vari,  vermi e cavalli: lo shock degli stranieri davanti agli omogeneizzati di carne equina è un classico, indimenticabile la reazione di un mio amico inglese (che peraltro era anche molto colpito dal nome del marchio per l’infanzia Mister Baby, per lui un ossimoro).

Crocchette <> croquettes

Four-legged tourists - www.turistia4zampe.itNella versione inglese del portale italia.it c’è il link Four-legged tourists e grazie all’immagine si sa subito che non si tratta di avveniristiche informazioni per potenziali turisti extraterrestri con varie gambe.

Si va infatti al sito Travelling in Italy with your pets e anche qui le traduzioni lasciano alquanto a desiderare, basta dare un’occhiata alla lettera di benvenuto e soprattutto alla pagina Search for a facility, dove si ha davvero l’impressione che le parole siano state scelte un po’ a caso* da qualcuno che si è improvvisato traduttore.

Il dettaglio più divertente è forse croquette bowls, traduzione di ciotola crocchette. Chissà che idea si fa della dieta tipica di cani e gatti nostrani il turista inglese intento a verificare i servizi per il proprio amato animale: croquette è un termine gastronomico, le crocchette per cani e gatti sono kibble e comunque, in questo contesto, ci si aspetterebbe un più generico food bowl

Non si dovrebbe tradurre verso una lingua diversa dalla propria; chi lo fa sa però di avere varie opzioni per verificare le proprie scelte:

controllare il significato del termine in un dizionario monolingue, per l’inglese ad esempio LDOCE, Macmillan, Collins, OALD, Merriam-Webster
ancora più veloce, usare l’operatore define nei motori di ricerca, ad es. define:croquette 
fare una ricerca per immagini, assicurandosi che i risultati appaiano in siti nella lingua desiderata (ad es. croquettes in francese sono anche quelle per animali)
se non si conosce la terminologia di un argomento, cercare uno o più siti specifici o simili nella lingua di arrivo, ad es. di cibo per cani (dettagli in Ricerca terminologica e verifiche con Google)

 

* Un paio di altri errori da Search for a facility (poi per un po’ non parlerò più di italia.it!):

  ▄ casa in affitto diventa tenement, che di solito descrive un edificio tipo certe case popolari, a volte anche fatiscenti; in contesto turistico sarebbe più appropriato il molto diffuso holiday apartments and villas;
  ▄ fast food è un falso amico perché in inglese indica solo il tipo di cibo e non l’esercizio dove viene servito (fast food restaurant) e così nel sito appare un improbabile fast foods (tra l’altro food è quasi sempre uncountable, si impara alle scuole medie, come la posizione dell’aggettivo: no comment su animals admitted!);
  ▄ nella stessa pagina viene usato lodging come traduzione sia di affittacamere che di pernottamento
  ▄ l’elenco potrebbe continuare, aggiungo solo che dog house (pagina di benvenuto del Ministro Brambilla) vuol dire canile inteso come cuccia del cane, specialmente in inglese americano (kennel in inglese britannico) e non canile inteso come luogo dove si custodiscono cani senza padrone (kennels in UK e dog pound in America): chissà cosa pensano i turisti anglofoni quando leggono “Apparently, 5,902 abandoned dogs were taken in by monitored dog houses”. 

Perlomeno nelle pagine tradotte non viene citato il premio "Accoglienza Bestiale", ci sarebbe potuto scappare un beastly reception! E così, pensando alla figura che ci fanno fare i responsabili di questi siti all’estero, potrebbe tornare utile l’espressione idiomatica in the doghouse

Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Bambini omaggio o errori di traduzione? per altri esempi di traduzioni poco felici.

Il clima italiano visto da italia.it

Una protesta sulle tariffe pagate per la traduzione dei contenuti del portale Italia.it  (qui e qui) con commenti negativi sulla qualità delle pagine già tradotte, ma senza esempi specifici, mi ha fatto venire la curiosità di darci un’occhiata.

In effetti non c’è da stare molto allegri: traduzioni estremamente letterali, tanto che viene in mente quel famigerato invito in inglese di visitare l’Italia da parte dell’ex ministro Rutelli.

Soprattutto, però, non mi sembra siano stati fatti molti tentativi di adattare le informazioni al punto di vista dell’utente finale, il potenziale turista, come si può vedere dalla pagina in inglese sul clima. Due esempi banali ma che saltano subito agli occhi:

Per invogliare a venire in Italia chi non c’è mai stato, il clima viene descritto così:
tipico inverno italiano: biciclette a Milano, gennaio 2010 in the north the climate is harsh, with very cold winters and very hot, 
particularly humid summers […]
intense cold season […]
the sultriness of the northern cities […]
Rispetto al testo originale, tutto sommato ragionevole dal punto di vista di chi vive in Italia, nella traduzione sono state enfatizzate alcune descrizioni negative, tra cui collocazioni italiane come clima rigido e inverno rigido che, secondo me, non vanno sempre interpretate letteralmente: in un testo promozionale turistico scritto direttamente in inglese sarebbero state sicuramente smorzate, specialmente se destinate a chi vive in climi decisamente meno favorevoli del nostro. O forse è una scelta voluta, per rafforzare lo stereotipo della tendenza italiana all’esagerazione?!?
Vengono indicate temperature medie per tre città, una per ciascuna area climatica, dando per scontato che anche chi non è italiano sappia esattamente dove si trovino. Le temperature sono in gradi Celsius e le precipitazioni in mm, dati del tutto insignificanti per potenziali turisti americani abituati ai gradi Fahrenheit e ai pollici e per i quali andrebbe prevista la doppia tabella o l’opzione di conversione.

Per fare un confronto, le stesse informazioni date da Rough Guides che, come tutte le guide turistiche e a differenza di italia.it, dà innanzitutto un’immagine positiva del clima italiano e indica poi anche i periodi migliori per visitare il paese: Italy’s climate is one of the most hospitable in the world, with a general pattern of warm, dry summers and mild winters. There are, however, marked regional variations […].

Vedi anche: Problemi di conversione (e di localizzazione) su convenzioni culturali e unità di misura,  Localizzazione… e visioni del mondo su conoscenze enciclopediche e punti di vista diversi in base al mercato e Crocchette <> croquettes per altri esempi di traduzioni poco felici in un sito del Ministro del Turismo.

Acronimi poco lusinghieri: PIGS e STUPID

PIG! Acronym acrimony: The problem with Pigs riflette sull’ormai noto acronimo PIGS, coniato qualche anno fa nel mondo finanziario anglosassone per descrivere i paesi dell’UE con le economie più dissestate,  Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Ultimamente l’Irlanda ha preso il nostro posto nel significato della I, con un certo superficiale sollievo nostrano, ma c’è chi ritiene che l’Italia non debba essere esclusa e per molti l’acronimo è diventato PIIGS.

Come prevedibile, in nome del politicamente corretto l’uso di PIGS e PIIGS comincia a essere evitato (ad es. da Financial Times e Barclays Capital) ma nel frattempo si sta diffondendo un altro acronimo che descrive i paesi con forti deficit: STUPID, ovvero Spagna, Turchia, Regno Unito (UK), Portogallo, Italia e Dubai.

Invece non è controverso BRIC, i “mattoni” delle economie che, all’inizio del secolo, si prevedeva avrebbero dominato l’economia mondiale: Brasile, Russia, India e Cina.

E nell’ambito della localizzazione tutti conoscono FIGS, l’acronimo che indica le quattro lingue europee più importanti, francese, italiano, tedesco (German) e spagnolo. Nel nord Italia “fichi” fa pensare ai frutti ma altrove forse potrebbe essere quasi lusinghiero

Videogiochi e “transcreation”

Ieri The Guardian parlava di localizzazione di videogiochi: Flying hats and 8-bit Nazis: the strange history of video game localisation descrive l’evoluzione che c’è stata in questo campo e sottolinea che si tratta di un’attività che richiede competenze specifiche, quali la capacità di riconoscere i riferimenti culturali e decidere come gestirli.

A volte il testo e il contenuto dei videogiochi non possono essere semplicemente adattati ma vanno “ricreati” per la lingua di arrivo, ad es. sostituendo azioni particolarmente violente se inaccettabili nel mercato locale, modificando l’aspetto di un personaggio, riscrivendo interi dialoghi per mantenere l’umorismo linguistico, inventando un idioletto per il protagonista, ecc.

Per descrivere questi aspetti specifici della localizzazione di videogiochi, in inglese sempre più spesso si parla di transcreation, ovvero una “traduzione creativa” che porta a un risultato consapevolmente diverso dall’originale. Il concetto di transcreation con riferimento ai videogiochi è apparso in un articolo molto citato, Game Localisation: Unleashing Imagination with ‘Restricted’ Translation ma non tutti condividono la necessità di questo termine per descrivere strategie che comunque sono previste anche da attività di traduzione più tradizionali, cfr. ad esempio On the Translation of Video Games.

A proposito di videogiochi, in questi giorni anche tra chi probabilmente non ha mai toccato una console si parla di Dante’s Inferno, la Divina Commedia “rivisitata” con protagonista Dante eroe violento VM18: chissà se la versione italiana ha richiesto molti interventi di traduzione creativa e adattamento culturale e se sono stati rimossi riferimenti che si dovrebbe poter dare per scontati nella patria di Dante! 

E intanto Wired ne approfitta per divertirsi a suggerire 10 classici della letteratura come ispirazione per futuri videogiochi…