Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Propaganders, ereditiers, chilavisters, angelers…

Schermata della trasmissione Propaganda Live e tweet: 1 Thank God it’s Friday! Ben ritrovati #propaganders; 2 Oh che bello il venerd+ con @welikeduel! Siete pronti #propaganders?; 3 Non perdi mai una puntata di #propagandalive? Beh, se anche tu sei un #propagander unisciti al fan club! Daje!; 4 Buonanotte #propaganders. Buonanotte ciurma

Trovo divertente e creativo un uso particolare del suffisso inglese er, aggiunto a nomi propri di personaggi del mondo dello spettacolo oppure di programmi televisivi per denominare scherzosamente chi li segue. I nomi ibridi che ne risultano sono palesi pseudoanglicismi, spesso usati nella forma pluraleers non solo per l’insieme dei fan ma anche per la singola persona.

Uno dei primi esempi è stato leosiners, dal nome della giornalista Franca Leosini, conduttrice del programma Storie Maledette da cui poi è nato anche maledetters. Un dettaglio curioso è che i programmi su reati, misteri, delitti e persone scomparse risultano tra i più produttivi per questo tipo di nomi. Esempi:  

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La grammatica del meme “Evil Be Like”

Evil Orietta Berti be like: fin che la barca va, lasciala affondare

C’è un meme di origine americana che in questi giorni sta spopolando anche su alcuni social italiani: è noto come Evil Be Like e consiste in un’immagine o una foto in negativo di un personaggio famoso e una descrizione o una citazione nota che viene modificata, anche questa in negativo, per creare una versione “malvagia” del personaggio.

Phrasal template

Evil X be like… è un phrasal template, una frase che segue uno schema specifico e al suo interno ha una o più variabili che possono essere sostituite solo da alcune categorie di parole: in questo caso X deve essere un personaggio reale o di fantasia facilmente riconoscibile grazie a conoscenze enciclopediche comuni.

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Conversazioni intense

Senza informazioni sul contesto, come interpretate conversazioni intense in questa avvertenza?

“Attenzione! Conversazioni come questa possono essere intense.”

L’aggettivo italiano intenso ha varie accezioni determinate dal contesto e dalle parole a cui è associato:
se riferito a fenomeni, indica che si manifestano in modo particolarmente accentuato (ad es. freddo intenso, luce intensa, colore intenso);
se riferito a sensazioni fisiche o sentimenti, indica che sono molto vivi, acuti o profondi (ad es. gioia intensa, sguardo intenso); 
se riferito ad attività, indica che sono svolte con molto impegno e concentrazione (ad es. lavoro intenso) o che caratterizzano per intensità un lasso di tempo (ad es. giornata intensa).

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Falsi amici all’oratorio

Un fatto di cronaca italiano che è stato riportato anche da alcune testate straniere rivela una coppia di falsi amici:

Titoli: 1) Brianza, 21enne ruba nel bar dell’oratorio imitando Lupin: si taglia e confessa in lacrima; 2) Thief inspired by French Netflix show Lupin robs oratory near Milan

In riferimento a luoghi, la parola inglese oratory condivide con oratorio in italiano il significato di piccolo edificio o cappella destinati al culto religioso e riservati a una specifica comunità o a singole persone.

La notizia però riguarda un’altra accezione di oratorio, assente in inglese, e il dettaglio che il furto è avvenuto nel bar* dell’oratorio avrebbe dovuto far venire qualche dubbio.

After entering the oratory’s bar in Monza, a town near Milan, the man stole about €21 (£18) from the till. He also made off with a bottle of fizzy orange.

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Giovanni Adamo e la terminologia informatica

MI ha rattristata la notizia che è scomparso il linguista Giovanni Adamo, grande esperto di neologia e di terminologia tecnico-scientifica ma anche persona squisita e molto arguta che avevo avuto il piacere di incontrare ad alcuni convegni dell’Associazione Italiana per la Terminologia. Ricordo ad esempio una visita divertente a un noto negozio di sfogliatelle di Napoli, seguita da una conversazione stimolata dal passaggio di un Alibus e che mi aveva poi dato l’idea per Scuolabus, pedibus e altri ···bus.

Sono convinta che questa capacità di cogliere spunti ovunque si ritrovi anche negli esempi sul lessico e nelle raccolte di neologismi curate da Giovanni Adamo, che era anche un ottimo divulgatore.   

Copertina di “Che cos’è un neologismo”Copertina di “Le parole del lessico italiano”

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Dosi “booster”, aggiuntive e addizionali

Ho aggiornato Un richiamo ai media su “booster”! (agosto 2021), in cui esprimevo perplessità sul ricorso all’anglicismo, con alcune informazioni dalla pagina Vaccini anti Covid-19 del Ministero della Salute, datata 4 ottobre 2021, che conferma l’equivalenza dose booster = dose di richiamo:

Che differenza c’è tra dose aggiuntiva e dose “booster”? Quando va somministrata la dose addizionale o la dose “booster”? Per dose addizionale si intende una dose aggiuntiva di vaccino a completamento del ciclo vaccinale primario, somministrata al fine di raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria. La dose addizionale va somministrata dopo almeno 28 giorni dall’ultima dose. Per dose “booster”, si intende una dose di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario, a distanza di un determinato intervallo temporale, somministrata al fine di mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria, in particolare in popolazioni connotate da un alto rischio, per condizioni di fragilità che si associano allo sviluppo di malattia grave, o addirittura fatale, o per esposizione professionale. La dose “booster” va somministrata dopo almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario.

Nelle altre informazioni sui vaccini, nei comunicati ministeriali e nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità prevale invece l’anglicismo. Come previsto nel post precedente, nessuno si preoccupa che “dosebùster”, come si sente dire nei TG, risulti davvero comprensibile a chi non sa l’inglese, in particolare le persone più anziane a cui è destinato il richiamo.

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Dalla fisica ai “mormorii” di storni

tweet di @NobelPrize: “How do patterns arise in a murmuration of thousands of starlings? 2021 physics laureate Giorgio Parisi's research has explained this complex phenomena. See the starlings in action and learn more”
(immagine aggiornata)

La notizia del premio Nobel per la fisica a Giorgio Parisi ha fatto conoscere vari aspetti degli altri ambiti di ricerca dello scienziato. Qualche anno fa, ad esempio, ha supervisionato il progetto europeo interdisciplinare STARFLAG che ha identificato modelli e regole che determinano il volo degli stormi di storni: sono un esempio di comportamento collettivo autorganizzato* riscontrabile sotto altre forme anche in ambiti umani, ad es. in alcuni fenomeni economici e sociali.

foto di Sturnus vulgaris

Il nome del progetto mi dà lo spunto per alcune divagazioni lessicali che non c’entrano nulla con le motivazioni per il Nobel ma sono accomunate da rimandi allo Sturnus vulgaris, uccello nero macchiettato di colori chiari, con piumaggio spesso iridescente, che è sempre più numeroso nei cieli cittadini in autunno, in particolare a Roma.

Storni, stormi e starling

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“BLA, BLA, BLA…”

Ha fatto notizia l’intervento di Greta Thunberg del 28 settembre a Milano a Youth4Climate in cui ha criticato le parole vuote e inutili dei leader mondiali sul clima. Parlando in inglese, ha usato ripetutamente e con grande effetto le parole blah blah blah, un esempio di reduplicazione espressiva.

L’espressione è immediatamente riconoscibile anche perché è un internazionalismo usato in molte lingue europee con minime variazioni ortografiche, come si può vedere dagli esempi di titoli nell’immagine.

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Altolà ad “alti là”!

Un errore insolito osservato da @thmsch in un articolo di politica:

testo: Draghi ha dimostrato di essere un leader che non si fa spaventare dagli urlatori di turno e neppure si lascia intrappolare nella ragnatela delle mediazioni infinite, come pure avevamo per un attimo temuto: per azzittire gli alti là di Salvini sono bastati, appunto, sette giorni.

Non si dice gli *alti là ma gli altolà, espressione che rimane invariata al plurale e che di solito si scrive come singola parola. Probabilmente è solo una svista, ma per me comunque interessante perché mette in evidenza alcune peculiarità linguistiche.

Una reinterpretazione inaccurata

Il plurale *alti là rivela un fenomeno noto come rianalisi, “una ‘reinterpretazione’ di una parola o un costrutto complessi, non giustificata o anche errata sul piano etimologico, spesso consistente in una arbitraria risegmentazione, o guidata da fattori analogici e da etimologie fantasiose”,

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Inglese farlocco: APP FREE TO X CASHBACK

Comunicazione enigmatica vista su diversi pannelli a messaggio variabile dell’autostrada A14: 

SCARICA APP FREE TO X CASHBACK CANTIERI

Sarei curiosa di sapere quanti altri automobilisti lo trovano un messaggio indecifrabile. Potrebbe anche essere pericoloso: queste comunicazioni dovrebbero risultare immediatamente comprensibili, qui invece c’è il rischio che qualcuno si distragga dalla guida nel tentativo di dare un senso a una sequenza ibrida e anomala formata da 1 parola italiana, 5 parole inglesi, 1 parola italiana che sembrano assemblate a caso. 

Cosa significa SCARICA APP FREE TO X CASHBACK CANTIERI? La parola SCARICA fa presumere che il testo che segue sia in italiano, così ho pensato che FREE subito dopo APP andasse inteso nell’accezione tipica del linguaggio pubblicitario italiano, gratuito, e che forse la X potesse essere l’abbreviazione italiana per la preposizione per, ma non riuscivo spiegarmi quel TO  e di che tipo CASHBACK si trattasse.

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Promemoria per i media: immunizzato ≠ vaccinato

Un esempio di errore ricorrente nei media italiani, da un servizio di un TG:

Schermata da servizio del TG! dell’11 settembre 2021 intitolato “Effetto vaccini”

A quanto pare parecchi giornalisti non hanno ancora capito che la parola immunizzato identifica un individuo che in seguito a una vaccinazione è stato reso immune a una specifica malattia – non verrà contagiato se entra in contatto con l’agente infettivo perché possiede gli anticorpi specifici per contrastarlo.

Come è noto, nessun vaccino è efficace al 100%. Non tutti i vaccinati riescono a sviluppare una risposta immunitaria e risultano quindi vaccinati ma non immunizzati. Sono loro che corrono il rischio di contagiarsi, ammalarsi e, nei casi più gravi, di dover essere ricoverati in ospedale.

In sintesi: gli immunizzati sono un sottoinsieme dei vaccinati e quindi immunizzato non è sinonimo di vaccinato. La frase il ricovero in rianimazione di chi è immunizzato per me è un controsenso.

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Variante Mu o variante Mi?

Mi piace fare sondaggi su Twitter, anche se non hanno alcun valore statistico, perché suscitano sempre commenti interessanti. Nell’ultimo che ho fatto ho domandato innanzitutto se era noto il nome del simbolo μ e poi all’89% dei 466 partecipanti che hanno risposto affermativamente ho chiesto quale fosse:

Sondaggio -- Come si chiama il simbolo μ? (rispondi specificando la scuola frequentata). Con il 51 percento prevale “mu” di chi ha frequentato scuole diverse dal liceo classico; al secondo posto “mi” di chi invece l’ha fatto con il 25,2 percento.

L’unica indicazione che si può ricavare dal sondaggio è che in questo campione prevale il nome mu. Ho chiesto di specificare la scuola frequentata perché ero curiosa di vedere se potesse essere rilevante nell’attribuzione del nome.

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Peep this!

tweet di @Azzurri_en con foto della nuova maglia della nazionale di calcio e il testo Peet that patch

Domanda di inglese: mi è stato chiesto se la frase peep that patch è grammaticalmente corretta. Se il registro è informale, come in questo caso, la risposta è affermativa.

Il dubbio deriva dalla cognizione che normalmente il verbo peep è intransitivo e può avere solo argomenti indiretti. Peep significa guardare furtivamente, sbirciare, specialmente di nascosto e/o attraverso un’apertura (ad es. he peeped through the window into her room); peep [out] significa anche sbucare, fare capolino (ad es. the sun peeped out from behind a cloud).  Peeper è il guardone. 

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Mismatch e mismàs, che confusione!

Annuncio di un’iniziativa per le imprese della Regione Lombardia:  

Immagine di presentazione in contesto lavorativo con titolo FormareXassumere e descrizione “Il voucher per invertire il mismatch lavorativo”

Si trovano molte occorrenze dell’anglicismo mismatch non solo nel sito della Regione Lombardia (mismatch lavorativo, skill mismatch, mismatch tra domanda e offerta di lavoro, mismatch tra formazione e lavoro…) ma anche in altri siti istituzionali, ad es. del Ministero del lavoro, del Ministero dell’Economia e dell’Istat.

Mismatch…

In inglese la parola mismatch è generica. Viene usata in contesti diversi e può indicare vari tipi di discrepanza, mancata corrispondenza, incongruenza, disallineamento, sfasamento, sproporzione o una combinazione poco riuscita, anche tra persone. Esempi: mismatch between resources • supply and demand • theory and practice expectations and reality • intent and action…

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Cosa succede se si spilla il tè? 🍵

Alcuni esempi di un calco dall’inglese usato sui social e tipico del lessico giovanile che mi diverte perché richiama insoliti intrecci di parole:

Esempi: 1 ho del tè da spillare ma prima finisco il manga; 2 ahh il tè che vorrei spillare; 3 ti prego vieni su Whatsapp ti devo spillare il tè bollente; 4 sto pillando tè bollente con una mia amica; 5 hai spillato del tè molto caldo; 6 oggi mi hanno spillato del tè su un tiktoker della mia città; 7 ciao a tuttx sono prontissima a spillare del tè BOLLENTE

Spillare il tè ricalca un’espressione idiomatica informale dell’inglese americano, spill the tea, che ho già descritto in Espressioni idiomatiche inglesi con il tè.

“What’s the tea?”

In inglese tea è una parola colloquiale per pettegolezzi, dicerie o chiacchiere indiscrete, o come si diceva qualche anno fa anche spetteguless e, se riferito a personaggi famosi, gossip. 

Questa accezione di tea è nata negli anni ‘70 del secolo scorso nello slang della cultura drag afroamericana e ha origine come grafia alternativa dell’omofona lettera T, a sua volta abbreviazione di Truth intesa come hidden truth, verità nascosta, inizialmente riferita alla propria condizione di transgender e in seguito anche ad altri nel senso di pettegolezzo.

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