Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Comunicazione vestimentaria: overfashion

Overfashion, la rivoluzione delle top model con le curveUno pseudoprestito è una parola che ha l’aspetto di un prestito ma che nella lingua di origine ha un altro significato o addirittura non esiste, come overfashion in inglese.

Ho scoperto che si tratta di un concetto made in Italy che dà il titolo a una pubblicazione accademica, Overfashion. Nuove prospettive per la moda nella società che ingrassa.

Dall’introduzione: manca un’offerta di abbigliamento plus-size che consenta alla popolazione sovrappeso un uso altrettanto ricco della comunicazione vestimentaria quale quello di cui dispone la popolazione “normale”. Manca, appunto, un’overfashion. […]  Col neologismo “overfashion” vogliamo alludere a una moda che sia in grado di rispondere alle esigenze […] degli uomini obesi e delle donne sovrappeso e obese, con un’offerta qualitativamente e quantitativamente diversa da quella dell’attuale moda plus-size.

Non so nulla di comunicazione vestimentaria e mi limito a una considerazione lessicale: overfashion mi pare una parola malformata e un pessimo esempio di itanglese.

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Twitterpated

Twitterpated

No, Twitterpated non è un neologismo che ha a che fare con Twitter ma una parola inventata nel 1942 dalla Disney per il film Bambi.

È formata da twitter nel senso di “fremito, eccitazione”, e da pate, [che prende la] “testa”, e descrive qualcuno in preda a un’intensa infatuazione od ossessione: “Nearly everybody gets twitterpated in the springtime” (video).

Nella versione italiana del film, twitterpated era diventato rincitrullito nel primo doppiaggio (1948) e rincitrullulito in quello definitivo (1968):

Scena dal film Bambi

Vedi anche: A proposito di Twitter (intanto si registrano già tentativi di risemantizzazione di twitterpated per descrivere chi comunica ossessivamente dettagli banali su Twitter).

[dedicato allo zio Eliano, che creava personaggi giocando con le parole per raccontarci storie bellissime]

Uova e conigli

Happy Easter

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Alcuni post con riferimenti pasquali:

Uova orientali? Forse no… (Easter egg e sorprese)
Politically correct: Pasqua e “sfere di primavera”
Conigli di Pasqua
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Buona Pasqua!
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Ancora itanglese

Se non l’avete già letto, troverete interessante Itanglese e italiano, alcune considerazioni di Annamaria Testa sugli anglicismi superflui.

esempio di itangleseHo trovato molto puntuale l’osservazione che i termini inglesi “hanno un vantaggio perché soggettivamente sono percepiti come più precisi e più evocativi, e perché si portano dietro in automatico una connotazione moderna e cosmopolita, quindi positiva”. Alcuni commenti all’articolo e ad altri che l’hanno ispirato sono la conferma che c’è chi conferisce ad alcuni anglicismi accezioni particolari assenti in inglese, ad es. c’è chi pensa che in inglese clown abbia un significato più specifico di pagliaccio.

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Da selfie a selfare / selfarsi

È nato il verbo selfare, “fare un selfie”. Si direbbe un verbo intransitivo (ad es. selfa sempre) che funziona come transitivo solo quando usato riflessivamente (ad es. mi sono selfato).

Do you take a lot of selfies?

Esempi d’uso: selfano tutti, selfo anch’io; mai selfato in vita mia; oggi abbiamo selfato di brutto; se selfa mia nonna, mi selfo pure io! Dai, selfati! Mi si nota di più se mi selfo o se non mi selfo?

Pare coerente con il significato etimologico di selfie, che ho descritto l’anno scorso come una foto con queste caratteristiche:   
1 chi scatta è anche il soggetto (autoscatto)
2 è fatta con uno smartphone (allungando il braccio davanti a sé) o con una webcam
3 viene condivisa su un social network. 

Evoluzione di selfie in inglese

Intanto in inglese la parola selfie ha già subito un’evoluzione, al punto che la caratteristica 1, che le ha dato il nome, pare non sia più distintiva. Il significato sta cambiando da “foto di se stessi (self)” a “foto di qualcuno fatta con uno smartphone [per essere] condivisa su un social network” (3 + 2 ma meno specifico).

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XPocalypse

Dall’8 aprile 2014 Microsoft non fornisce più alcun supporto a Windows XP, che così diventa più vulnerabile. In inglese tale “calamità” è nota da tempo come XPocalypse.

Il neologismo XPocalypse è descritto sia come parola macedonia (XP+Apocalypse) che come composto formato da XP con il suffissoide –[po]calypse, recente ma molto produttivo e usato per descrivere informalmente un disastro o un evento di proporzioni epiche, ad es. beepocalypse (grande moria di api),  jobpocalypse (disoccupazione di massa per la crisi), snowpocalypse (forte tempesta di neve).

In inglese è anche abbastanza diffusa l’espressione the four horsemen of the Apocalypse come metafora di una catastrofe annunciata e imminente.

XPocalypse
[immagine “macedonia”: cavalieri dell’Apocalisse + sfondo predefinito di Windows XP]
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Sue Townsend e Adrian Mole

The Secret Diary of Adrian Mole aged 13 ¾Il 10 aprile è morta la scrittrice umoristica inglese Sue Townsend, molto nota nel Regno Unito per i diari di Adrian Mole.

Hanno avuto molto successo soprattutto i primi due volumi. Adrian è un ingenuo adolescente della working class inglese che si crede un intellettuale e le sue banali annotazioni rappresentano uno spaccato molto divertente della società inglese degli anni ’80, dominati da Margaret Thatcher. The Growing Pains of Adrian Mole

Adrian Mole è stato molto importante per me perché è stato l’argomento della mia tesi di laurea, La traduzione di un successo umoristico “culture-bound”: The Growing Pains of Adrian Mole di Sue Townsend.
In quell’occasione avevo anche scritto all’autrice, che mi aveva risposto con una lettera molto gentile (ma dall’ortografia alquanto incerta).

Ho preso spunto dai diari di Adrian Mole per alcuni post:

 Narcisi, cultura inglese e traduzione (riferimenti culturali impliciti: William Wordsworth) 
  Traduzione enogastronomica  (piatti e prodotti tipici inglesi)
  Traduzione di nomi propri: Maxwell House (adattamento di attronimi)
  Adrian Mole e carta igienica inglese (riferimenti culturali anche al gabinetto!)

Il “sistema fiscale sostenibile” dell’Italia

Ieri vari media italiani hanno riportato la traduzione di alcune dichiarazioni del Ministro dell’Economia, fatte in inglese negli Stati Uniti. Prima versione del titolo di La Stampa, con la traduzione letterale di fiscal system:

Padoan al Fmi: “L’Italia ha uno dei sistemi fiscali più sostenibili” – Francesco Semprini in La Stampa, 4 aprile 2014 (prima versione)

Immagino che la maggior parte dei lettori abbia interpretato sistema fiscale come fisco, e infatti una tale affermazione, riferita al sistema impositivo italiano, ha suscitato parecchie perplessità. Dubito però che con fiscal system Padoan si riferisse alle tasse italiane, molto più probabile che i media si siano fatti ingannare dai falsi amici fiscal ≠ fiscale.

Qualche ora dopo il titolo di La Stampa è stato modificato (ma fiscali rimane nell’URL):

Padoan al Fmi: “L’Italia ha uno dei sistemi di bilancio più sostenibili” – Francesco Semprini in La Stampa, 4 aprile 2014 (versione aggiornata)

Qualcuno deve aver fatto notare l’errore di traduzione, così ora ci si domanda invece cosa si intenda con sistema di bilancio sostenibile.

Comunicazione in rosa

In un commento a Il bonifico, un’operazione maschile, Barbara mi ha segnalato alcune linee guida di Corecor Umbria, La comunicazione istituzionale al femminile. Per una comunicazione attenta al genere.

Contengono indicazioni per evitare dettagli che contribuiscono a rafforzare stereotipi nelle comunicazioni su e per le donne, ad es. l’uso di colori pastello e tonalità del rosa.

Mi hanno fatto pensare a La Nuvola Rosa, “un’iniziativa socio-culturale organizzata da Microsoft in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Università La Sapienza”: qualche osservazione qui, con un esempio di potenziale sessismo involontario causato dai falsi amici attitudeattitudine.

Storytelling: narrazione e affabulazione

L’animazione in Storytelling, una parola di moda descrive un’attività umana usata in tutte le epoche e in tutte le civiltà per spiegare, motivare e creare coinvolgimento emotivo e senso di appartenenza, e che nell’ultimo decennio è stata reinterpretata e trasformata in uno strumento usato da organizzazioni e vari tipi di impresa, ad es. per il marketing.

In inglese si usa la parola storytelling sia per l’accezione “tradizionale”, usata nel lessico generico, che per quella specialistica più recente. Le ho sintetizzate in questa tabella:

significati di storytelling

Un esempio dell’accezione 2 è la pubblicità Il buongiorno ha un nuovo nome della Nutella: una storia “vera” che crea identificazione e sfrutta le emozioni per coinvolgere. 

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Lo sbattimento dell’amministratore

SI PREGA DI CHIUDERE LE PORTE SENZA SBATTERE L’AMMINISTRATORE

Prima di tornare sullo storytelling, un esempio divertente di anfibologia dovuta (anche) all’assenza di punteggiatura.

Vedi anche: Giornata della punteggiatura (in lingue diverse, convenzioni diverse nell’uso dei segni di interpunzione).

Cartello: piccola creta via Aeffe 

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Storytelling, una parola di moda

A Londra è stata inaugurata una mostra, The Glamour of Italian Fashion 1945-2014, che racconta come la moda italiana abbia modificato la percezione dell’Italia all’estero. The Guardian ne riassume il punto di forza ricorrendo a due parole molto in voga nei media:

This bold storytelling, casting the invention of "Italian style" into a simple narrative, is the exhibition’s big strength.

È una frase difficile da tradurre: in inglese storytelling e narrative, in particolari ambiti d’uso, hanno acquisito nuove connotazioni, ad es. in questo contesto identificano due forme di comunicazione che hanno punti in comune e alcune sottili differenze.

Ho già descritto il concetto di narrative. Ora vorrei confrontarlo a quello di storytelling e condividere qualche osservazione sull’adozione entusiasta dell’anglicismo in italiano, tanto che appare ormai un po’ ovunque. Ma è davvero un prestito di necessità?

Ne parlerò in un prossimo post, intanto vi suggerisco di leggere Ebbri di storie di Luisa Carrada (“Non è che con emozioni e storytelling stiamo esagerando? Che sia un po’ un’ubriacatura collettiva?”), e di guardare questa animazione inglese che illustra il concetto più recente di storytelling facendo riferimento a quello “tradizionale”:

Vedi anche: narrative <> narrativa

Convegno Terminologia e società

Convegno Terminologia e società Padova

Il 10 e l’11 aprile a Padova avrà luogo il Convegno Internazionale Terminologia e società, che “intende esaminare la terminologia sul piano cognitivo, sociale e comparativo-traduttivo. Verranno evidenziate in particolar modo le relazioni linguistico-culturali tra esperti e profani, esaminando come essi contribuiscano alla formazione e al rinnovamento dei termini e dei concetti che questi veicolano. Saranno esplorate le strategie discorsive di più codici linguistici: italiano, francese, inglese, nederlandese, polacco e arabo. L’evento scientifico vede la partecipazione di alcuni dei più importanti studiosi del settore a livello internazionale”.

Dettagli nel programma.

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ambiente <> ambience

Ho già descritto l’annuncio di divieto di fumo sui treni Italo: se non rispettato, fa scattare l’allarme anche “nelle toilet”. La versione inglese del messaggio si fa invece notare per un falso amico: [it] will activate the smoking alarm in all ambiences, including toilets.

In italiano ambiente è sinonimo di “stanza”, “locale” mentre in inglese ambience non identifica alcuno spazio fisico delimitato da pareti ma vuol dire “atmosfera” nel senso di carattere o clima psicologico di un particolare ambiente. Alternative preferibili: anywhere on the train, in any part of the train o frasi simili.

Smoke alarm è inoltre più comune di smoking alarm.
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Vedi anche finito <> finished  (falsi amici nei bagni dei treni Italo).

Il bonifico, un’operazione maschile

Uso sessista della lingua

In occasione della festa della donna l’uso sessista della lingua è stato di nuovo al centro dell’attenzione. Come prevedibile, le discussioni erano incentrate sulla femminilizzazione dei nomi delle professioni (ingegnera, avvocata, sindaca ecc.), con argomentazioni che non mi convincono per nulla: il mio punto di vista in Genere e linguaggio e altri post.

Penso sia invece più importante che i testi che si rivolgono a un pubblico generico risultino neutri e non implichino un’esclusione delle donne, come invece succede in questa comunicazione di una banca italiana:Le abbiamo inviato questa email a titolo informativo su richiesta dalla persona che ha ordinato il bonifico all'indirizzo da lui inserito. Per la sicurezza dei dati personali non contiene i dati dei conti correnti di addebito e di accredito.

Il pronome lui riferito a persona appare insolito ma ci ricorda che in italiano il genere grammaticale è una convenzione che non sempre coincide con il significato logico o naturale, come spiega l’Accademia della Crusca in Problemi di accordo.

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